sabato 16 marzo 2013

Cosmopolis


Scommetto che ora pioveranno le bottiglie dai più, proprio perché mi metterò a elogiare un film con Robert Pattinson. Certo, proprio lui, l'ex Edward Cullen della saga dei vampirozzi sbrilluccicosi. Che già in rete me ne avevano dette abbastanza per aver ben recensito Breaking dawn parte II, nel sapere poi che ritenevo il passato re del gossip come un attore di tutto rispetto nella realtà mi ave aveva fatto guadagnare un bel po' di insulti. Ma fortunatamente il mondo del cinema mi venne incontro, rafforzando la mia tesi, e fu così che il maestro David Cronenberg (che come avrete capito, è uno dei miei registi preferiti in assoluto) lo scritturò per il suo ultimo film, ovvero questo Cosmopolis - che alle spalle aveva un altro nome illustre, poiché tratto dal libro omonimo del grande Don DeLillo. Un film che parla di crisi economica, crisi d'identità, crisi d'intenti, crisi sessuale, crisi dei  valori e degli ideali... insomma, una prova che poteva far capire al mondo se questo Pattinson era un bel faccino o un attore degno di tale nomea. Tanto su Cronenberg, anche se reduce dal flop di A dangerous method, le certezze ci sono tutte da almeno due decadi.

Erik Parker è un giovane broker ventottenne. Freddo, calcolatore, quasi amorfo, la sua è una vita dedita quasi totalmente al lavoro e al guadagno. Nella sua città però si stanno svolgendo diverse manifestazioni di protesta, oltre che il funerale di un famoso rapper, proprio lo stesso giorno in cui lui vuole andare al capo opposto della città per farsi 'aggiustare il taglio', come da tradizione, dal parrucchiere di fiducia della sua famiglia. Un viaggio pericoloso, perché i manifestanti sembrano proprio protestare contro quelli come lui, e quando sie così in vista per i cacciatori è più facile aggirarsi nell'ombra...

Un film nato per dividere, a mio parere, per farsi amare e odiare al contempo. Insomma, i film che possono piacere a me. Ma un film che viene amato da coloro che dovrebbero odiarlo e odiato da coloro per i quali era stato pensato, beh, allora forse vuol dir che c'è qualche piccolo problema alla base. Questo è l'effetto che ho visto in generale fra il pubblico ed i vari recensori (professionisti e non), e guardacaso io sono finito proprio fra quelli che l'hanno amato - per una volta che non sto nel mezzo. Anche se non alla follia. Perché per quanto sia un film davvero bello, recitato da Odino e diretto da un regista coi controcoglioni, ha dalla sua degli immancabili difetti che non gli fanno raggiungere lo status di capolavoro, come forse vorrebbe. Innanzitutto però prima voglio fare una piccola riflessione sul materiale cartaceo di partenza, qui seguito con molta fedeltà, e di come i temi che DeLillo aveva ideato circa una decade prima arrivano ad essere più che attuali proprio quando la crisi economica globale ha il proprio epicentro. Già questo dovrebbe far capire che il materiale di partenza scottava e alquanto, quindi Cronenberg doveva mettere tutta la propria genialità per fare una trasposizione degna di questo nome. Ma la sua genialità è attiva solo in parte. Davidino, che ritorna ad essere autore completo (l'ha scritto e diretto intera-mente da solo) dopo molto tempo, segue con eccessiva fedeltà il romanzo, dimenticandosi in più punti di farne un'ideale trasposizione. Si hanno così molte parti verbose più adatte a una piéce teatrale (o a un romanzo) che a un film, ma i dialoghi non possono dirsi privi di spessore. Forse sono troppo poco privi di spessore, ed ogni personaggio che ci viene presentato (uno meno simpatico dell'altro) ha la sua bella pappardella da fare circa la situazione economica presentata nel film e nel mondo in generale, anche fuori dallo schermo, il che a lungo andare può diventare pesante perché non tutti gli spettatori possono avere un master in economia e commercio. Poi ci si mette anche una claustrofobia imperante, perché l'ottantacinque per cento della pellicola ha modo di svolgersi dentro una limousine, o se non in quella in altri luoghi chiusi, conferendo poco ritmo e movimento all'azione e limitando il senso visivo del regista, che dovendo operare in ambienti così circoscritti ha serie difficoltà in più punti di dove mettere la macchina da presa, o semplicemente nel diversificare le inquadrature. Ma alla fine la domanda dei più girerà intorno a un semplice quesito... qual'è il senso di questa manfrina? Una rilettura del nostro presente economico (già prevista nel passato da uno che non è proprio Terry Brooks) per dare un nuovo modo di intendere i rapporti fra le persone e la personale accettazione nel mondo, da quel che c'ho capito io. Il protagonista è quanto di più odioso possa esistere, un individuo che tradisce la propria bella moglie senza ritegno, che non ha rispetto per nulla ma in grado di commuoversi quando il suo cantante preferito muore. Una persona inquadrata come tutti i ricconi della sua specie, che più appaga la propria fama di desiderio economico e carnale più si sente insoddisfatto, che vive isolato da un mondo che non vuole neppure toccare (per questo si svolge all'interno di una limousine),e che verrà sconvolto dall'insospettabilità della propria prostata asimmetrica. Un uomo che una volta raggiunto il barbiere di fiducia uscirà nel mondo esterno, senza scorta e con un taglio completato solo a metà, per incontrare la sua nemesi. E la sua non-conclusione, che molti ha fatto discutere. Ed è per questo che i titoli di testa iniziano con il caos di Pollok e, una volta che si sono abbandonate inibizioni e sicurezze, si arriva a raggiungere lo sperato ordine. Ma se è vero che bisogna avere il caso dentro di sé per far nascere una stella che danza, più di una volta viene da chiedersi se quello visto in questo film sia un caos strettamente necessario o che andava necessariamente filtrato.

Film a mio parere riuscito, anche se si deve guardarlo col giusto spirito mentale. O i topi che metaforizzano la voracità capitalista faranno banchetto coi nostri cabasisi.


Voto: 

10 commenti:

  1. Io sono tra quelli che l'ha odiato. E tanto.

    (Non mi esprimo oltre)

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    1. Mi sa che qui rischiamo di litigare come per "Tetsuo" XD ma tivvibbì lo stesso

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  2. Devo vederlo! Per adesso mi limito a dire che ho detestato Pattinson e la sua odiosa saga :)

    http://pensierinviaggioo.blogspot.it

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    1. Diciamo che in quella saga manco Marlon Brando riuscirebbe a spiccare, e da qualche parte il poveretto doveva iniziare XP

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  3. Io ero andato al cinema tutto solo per sicurezza... e feci bene! Penso che se avessi portato qualcuno mi avrebbe chiesto il rimborso del biglietto :)
    Purtroppo devo ammettere che ora come ora è forse troppo per me.

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  4. ti ho citato qui (http://markx7.blogspot.it/2013/05/cosmopolis-david-cronenberg.html)

    ciao

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  5. uhm, la rece è ottima e interessante, ma per me questo film è il peggiore di Cronenberg, e Pattinson si conferma un CANE ASSOLUTO

    Voto al film: 2
    Voto a Pattinson: 1

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  6. Peggiore di Cronenberg? Ma vogliamo parlare di "A dangerous method"?
    Comunque mi sto rassegnando, sono l'unico a cui questo film è piaciuto così tanto XD

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  7. A dangerous method non era il massimo, ma cmq alla fine si guardava volentieri e li almeno cerano due grandi come Fassbender e Mortensen, qui ce il vampiro emo che in questo film si fa fare le colonscopie XDXDXDXDXD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U