sabato 16 marzo 2013

Educazione siberiana


Coi libri ho un rapporto tutto mio. Mi ritengo un voracissimo lettore, ma se coi film magari mi guardo controvoglia certe cose di tendenza per aumentare la mia cultura sul presente, coi libri raramente faccio così. La lettura a mio parere è il più puro e assoluto dei piaceri ["E allora perché hai aperto un blog di cinema, coglione?", chiederete] oltre quello che richiede un certo quantitativo di tempo. Se un film in due ore me lo vedo, un libro ci metto come minimo una settimana se è di lunghezza media, e se poi stai leggendo una cazzata... poi a questo aggiungete la mia personale allergia per i bestsellers ed ecco perché mi perdo quasi tutte le novità letterarie, e analizzo molti film nuovi senza fare l'opportuno confronto con l'opera di partenza. Fu così quindi che quando vidi i supersconti della Giunti mi fiondai a comprare Educazione siberiana di Nicolai Linin, libro che avevo adocchiato da un poco e che mi stava chiamando a sé con voce melliflua. Lo lessi in tre giorni e lo amai dalla prima all'ultima pagina. Purtroppo però, causa operazioni del dente del giudizio e vari inghippi lavorativi, sono riuscito a vedere la trasposizione del re dei bestseller Gabriele Salvatores con infinito ritardo.

La storia è quella di Kolima (che nel libro era il soprannome dell'autore Nicolai Lilin), ragazzo cresciuto nella comunità dei criminali onesti siberiani, e della sua formazione secondo le regole degli stessi. Sarà l'amore impossibile per una ragazza ritardata e un tumultuoso rapporto con un amico d'infanzia uscito dal carcere a stravolgere la sua esistenza, più di quanto la Storia stessa (quella con le S maiuscola) possa fare. Sarà proprio la sua educazione siberiana però a suggerirgli come comportarsi.

Trarre un film dal libro culto di Lilin non era cosa semplice. Innanzitutto per un puro fattore narrativo, perché il libro non aveva una trama specifica in sé, era una raccolta di fatti della vita passata dell'autore, e della relativa educazione del titolo che ha subito vivendo nella società criminale. In secondo luogo, inoltre, si tratta di vicende così crudeli e particolari che forse solo chi le ha provate può rappresentare appieno con la degna giustizia. Situazioni così crude e disperate che per me, lettore occidentale cresciuto fra tutti i confort della propria civiltà, sono in certi punti apparse quasi inverosimili, tanto ché mi sono stupito che certe cose nel mondo fossero ancora possibili. Salvatores quindi prende un paio dei passaggi fondamentali del romanzo, ne immette in seconda analisi un paio e li conglomera tutti in una nuova struttura più personale poetica. Chi ha amato il romanzo e vuole la fedeltà a tutti i costi forse rimarrà deluso, ma a questo punto è l'autore originale stesso a giustificare la scelta. Il vero Kolima aveva messo in narrativa, secondo un proprio principio autoriale, dei passaggi della sua esistenza. Salvatores invece ha tratto una propria personale versione di quei fatti, in minima parte già ritoccati, ottenendo quindi un qualcosa che ci si avvicina e punta quasi in tutt'altra direzione. Quella che è nata come semplice crona-ca quindi ora diventa una storia di formazione e amicizia, un'amicizia nata come tale e che diventa col proseguire del tempo vendetta e riscatto, ma mantenendo alla fine quella forma di rispetto tipica dei criminali e delle loro regole. Posta questa lunga ma necessaria parentesi, proseguo nel dire che questo film a me ha davvero garbato, nonostante in molti lo abbiano criticato malamente. Salvatores usa lo stile di regia moderno e modaiolo che caratterizza gran parte dei suoi lavori più famosi, ma lo fa in maniera intelligente, riuscendo a dare al tutto una struttura d'alta classe che colpisce l'occhio quanto basta e, in seconda analisi, pure lo stomaco. Nulla è mai troppo duro o sporco come dovrebbe essere nella realtà, e questo è una delle pecche principali del film, che preferisce concentrarsi sui travagli interiori dei protagonisti, accompagnandoli con una delicatezza (forse non propriamente richiesta) verso la catarsi finale, dove tutti i nodi verranno al pettine e ognuno avrà quello che merita. Una catarsi che forse però ci mette troppo ad arrivare, e troppo poco a concludersi. L'immersione nella criminalità siberiana è pregna di piccoli stralci di quella che era l'opera di Linin, dove vengono immessi il passaggio del recupero dei francobolli dell'amico sfigato, qualche scena di rissa messa qua e là per allungare il brodo, fino ad un totale stravolgimento del personaggio di Gagarin, che risulta essere forse il comprimario più complesso, rubando la scena al fin troppo funzionale protagonista. Il penultimo capitolo, quello che raccontava le vicende della povera Ksenja (qui interpretata da un'attrice di illuminante bellezza) doveva essere quello che dava la base al plot della pellicola, ma si frammenta insieme a quello della non citata esperienza bellica dell'autore, mentre la prigionia dello stesso è tagliata in maniera forse eccessiva - potevano anche non metterla e non sarebbe cambiato molto. Tanti difetti, molti diranno alcuni, ma stranamente tutto viene sopportato in maniera innaturale, conferendo soave bellezza ai paesaggi delle steppa grazie a una fotografia eccelsa e una regia che non perde il ritmo, pur coi continui e necessari flashback. Si può solo empatizzare con questi personaggi fuori dagli schemi, e domandarsi come saremmo cresciuti noi stessi se avessimo ricevuto un'educazione siberiana. Un film che, forse per la sua componente quasi fiabesca, merita di essere visto almeno una volta. La prova che il buon cinema in Italia è più che possibile, anche se fatto coi soldi esteri, e che i buoni autori ci sono in ogni epoca. 

Non so se con Lilin si stia cercando di creare un personaggio, fatto sta che la sua è una voce vera e autentica che ha saputo catturarmi. Così come ha saputo fare questo film. D'altronde, un uomo non può possedere più di quanto il proprio cuore possa amare...


Voto: ★ ½

2 commenti:

  1. Mi ha convinto fino a lì, vuoi per il doppiaggio vuoi per il poco osare... In ogni caso visto cosa il cinema italiano continua a proporre la voce fuori dal coro di Salvatores è manna dal cielo!

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  2. Bel film.. ma vorrei leggere il libro. Sicuramente è un livello più su :)
    Ottima recensione, curata al dettaglio.

    http://pensierinviaggioo.blogspot.it

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U