sabato 30 marzo 2013

Gli amanti passeggeri


Non sentivo la grande mancanza di Almodovar al cinema. Un po' perché tutti i suoi film li ho reperiti a nolo home video dopo molto che erano usciti, un po' perché l'andare a vedere sul grande schermo un qualcosa di espressa-mente gaio non è che sia il mio intento prioritario. E qui non guardatemi male, perché la mia non era n'accusa al mondo e all'essere gay, ma quanto al modo. Pedrito, pur essendo un grande regista e un brillante sceneggiatore, ha un suo modo di esprimere la propria omosessualità, con quella morbosità che da una parte gli ha permesso di creare dei capolavori e dall'altra di attirarsi un sacco di critiche da chi il fatto che è dell'altra sponda lo ha capito da un pezzo. Poi ovvio, ognuno parla del proprio mondo perché, vivendoci dentro, è ciò che conosce meglio, e anche se un paio di storie etero le ha fatte, è impossibile non pensare all'omosessualità quando si va a vedere un film di Almodovar. Poi aggiungiamo il fatto che vivo in un paese piccolo, e quindi quando entri allo spettacolo insieme a un sacco di tizi vestiti da donna o risaputamente omosessuali, hai paura delle chiacchiere che potranno seguire sul tuo conto il giorno dopo...

L'aereo della compagnia Peninsula diretto a Città del Messico registra un danno durante il volo: uno dei carrelli non ha agito come dovrebbe, il che può portare a dei seri danni durante l'atterraggio, poiché serve una pista adeguata. L'aereo quindi gira in tondo sul cielo di Toledo mentre l'equipaggio della classe turistica e le hostess sono appositamente narcotizzati. Restano svegli solo un trio di steward effemminari ed i due piloti bisessuali, insieme all'equipaggio della businnes class: una sensitiva ancora vergine, un'ex attrice porno a conoscenza di alcuni scomodi segreti, un killer pagato per ucciderla, un attore playboy in crisi sentimentale, un finanziere ricercato e una coppia di neo sposini fattoni.

Fondamentalmente possiamo dire che questo è un film assolutamente inutile. Una trama banale, dei personaggi molto macchiettistici e le solite ricchionate che ormai ci si aspettano da Almodovar o dalla sua ideale parodia. Che motivo avevo di andarlo a vedere? Il nome del regista, che nonostante le chiacchiere che sicuramente mi sta portando dietro il fatto di essere andato a vederlo al cinema insieme al gay-pride della mia zona, rimane un nome di spicco degno di finire nella mia personale Hall of Fame. Inoltre va detto che è un film davvero divertente, quindi già questo mi ha fatto spendere con molto piacere i quasi otto euro di biglietto. Abbandonate le atmosfere malinconiche e ricercate che hanno caratterizzato la produzione dell'artista spagnolo, stavolta abbiamo un gradito ritorno alle origini dove prende piede la commedia più scanzonata e libertina, intessendo questa trama corale senza mai eccedere nella volgarità. Certo, parliamo di spompinate e fellatio ad alta voce, ma sempre con un tomo quasi fanciullesco e un concatenamento dei dialoghi esatto fino all'ultima sillaba. Si finisce per ridere a crepapelle, e non per delle semplici parolacce o allusioni come accade nei cinepanettoni, ma per tutta una serie di questioni che pur parlando di cose non raffinatissime e con termini ancor meno raffinarti, fa sembrare il tutto un lungo monologo di estrema intelligenza. Certo, non tutto è oro quel che brilla [né gli erranti son perdut... no, questo non è il luogo adatto per citare Tolkien, scusate...], e pure qui sono presenti una miriade di difetti che possono incidere negati-vamente sulla visione per alcuni. Innanzitutto la figura degli steward omosessuali, davvero caricaturali e che potranno lenire la sensibilità di chi condivide quella preferenza sessuale per un trattamento troppo facilone e macchiettistico, che sembra vertere gran parte della comicità proprio su questo loro stato d'essere. Certo, Almodovar non riderà proprio dei 'suoi simili' [scusate il termine ma non sapevo come dire il tutto senza essere lessicamente ripetitivo o ridondante], ma per quei (pochi) che non conoscono le sue preferenze questo particolare potrà dare non poco fastidio, in special modo quando poi c'è il famigerato stacchetto sulle note di I'm so exicited che a me, personalmente, ha fatti scompisciare. A questo poi aggiungiamo un sovraccumulo di perso-naggi, uno più improbabile dell'altro, che però gestiti in così poco tempo e in così gran quantità appaiono davvero stereotipati o trattati in maniera facilona, pur regalando la necessaria dose di risate. Viene lievemente affrontato, anche se in maniera particolarmente lieve, il tema della crisi economica spagnola, ma in maniera tanto volatile da essere totalmente superflua. C'è chi ha detto che questo film parla dell'attuale condizione spagnola... non so, io l'ho trovato una semplice commedia senza tante pretese, con le necessarie moralette finali che però sanno non diventare particolarmente fastidiose. Un film non indispensabile da visionare o nella produzione del Pedro iberico, ma che saprà far ridere chi non vuole prendersi sul serio, gay, etero o bisessuale che sia.

Tutto sommato sono felice di averlo visto, un po' per sentirmi trasgressivo o per essere in pace con la mia identità. Fatto sta che le risate, specie se orchestrate in maniera intelligente, trascendono ogni preferenza.


Voto: 

5 commenti:

  1. Vivi in un paese piccolo pieno di travestiti?
    Curioso.

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  2. Un sacco di tizi vestiti da donna che vanno al cinema, per di più di provincia, mi sa che tu possa trovarli solo in un film di Almodovar!

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    1. Oh ma... qualcuno che faccia un commento sul film? XP

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U