sabato 2 marzo 2013

Noi siamo infinito


Chi dice che l'adolescenza è il periodo più bello della vita, lasciatemelo dire, non ha capito un cazzo dell'esistenza. E se lo dice uno che mentre sta scrivendo ha ventidue anni, uno che da quel periodo è appena uscito, allora vuol dire che è vero. E sottolineo che mi sembra di aver avuto finora quella che può comunemente essere definita una vita tutto sommato piacevole. L'adolescenza comunque rimane un qualcosa di invivibile se ricordata in un certo modo. Ci si sente sempre in conflitto coi propri coetanei, e la scuola crea un ammassarsi di gruppi che altro non fanno che scombussolare la già precaria identità dei più. Si cerca una sorta di omologazione preimposta nelle etichette, ma soprattutto si vuole sapere quello che dovremo fare per far proseguire al meglio la nostra vita, per vedere se certi sogni verranno realizzati o no. "Hai tutta la vita davanti" mi dicevano gli adulti, ed io vedevo (ma la vedo ancora adesso) la cosa come ancora moltissimi anni di incertezza e dubbio. Alla luce di questo discorso, l'adolescenza è ancora il periodo della vita idilliaco che tutti dicono?

Charlie Kelmeckis è un ragazzo timido ed estremamente introverso, grande lettore ma totalmente incapace di rapportarsi coi suoi coetanei. A favorire questo suo stato di estraneazione col mondo hanno contribuito le perdite del suo migliore amico e della zia che tanto adorava, una delle quali ha reciso il fragile equilibrio della sua psiche giovanile. Durante il primo anno di liceo ha modo di conoscere Sam e Patrick, fratellastri, che lo faranno entrare nel loro gruppo. Charlie ha modo così di trovare finalmente delle persone che lo capiscano, ed a fare i conti con la vita, presente e passata.

Non avevo mai sentito parlare del libro epistolare Ragazzo da parete di Stephen Chbosky [con questo blog credo di fare una figura da ignorantone, perché di quasi tutti i libri dai quali i film che cito sono stati tratti non li ho mai letti], ma quando i rumors circa questa pellicola si erano fatti insondabili avevo intuito che in America quel romanzo era un vero e proprio oggetto di culto, e leggendo sui vari siti avevo notato di come in molti lo recensissero bene. A pelle però questa operazione dello scrittore che diventa anche regista del proprio capolavoro letterario mi puzzava, ma questo è perché io personalmente preferisco concentrarmi su una cosa totalmente diversa quando ho finito un qualsivoglia lavoro, e il ritornare sui propri fasti il più delle volte lo leggo come una crisi d'idee. Ma questa è solamente una mia idea personale, anche perché non so cos'abbia fatto Chbosky in seguito, e dubito anche mi interesserò mai della cosa. Rimane quindi unicamente da criticare il film, che per una prima metà non ha fatto altro che confermare tutti i miei sospetti. La prima cosa a deludermi è stata la regia, che ho trovato davvero piatta e priva di tono, oltre che ad offrire dei comprimari davvero idioti. Sam e Patrick le prime volte che sono comparsi li ho davvero digeriti poco, con quella loro aria festaiola e alternativa-di-sto-cazzo, mentre il protagonista Charlie mi ha davvero colpito con la sua genuina aria di tizio che sembra prenderlo nel culo ogni mattina appena alzato - ma come mi ricorda la mia ragazza, per piacermi un personaggio dev'essere o uno che si piange addosso o un completo stronzo. Anzi, aggiungo che tutta la prima parte sarebbe ben da rifare, perché la visione mi faceva sopraggiungere solo e unicamente una domanda: ma perché sto continuando a guardarlo? Infatti mi sembrava solo un mero ammucchiamento di stereotipi giovanili e alternativismi sui generis, cosa che sinceramente odio dal profondo del cuore. Poi è venuta una cosa strana, la seconda parte mostra tutta la forza e la potenza che una storia simile, se ben gestita, può narrare. Non un qualcosa di assurdo ed esagerato come poteva essere un Vita di Pi, ma comunque un qualcosa di simile, che fa cambiare giudizio sulla pellicola in un battibaleno. Ma lo fa cambiare solo parzialmente, perché proprio io questo film ad amarlo come hanno fatto quasi tutti non ce l'ho fatta. Troppa retorica in alcuni passaggi, troppo tentativo di capire i giovani andando però a parare in tutt'altra direzione e anche una moraletta finale che mi ha leggermente infastidito, tanto da farmela sembrare un happy ending familiare ben mascherato. L'adolescenza non è così stereotipata come in molte altre pellicola, ma non è neppure così rivoluzionata. Posso dire però che si avvicina molto agli stati d'animo che ogni ragazzo prima o poi ha provato, e per questo merita un minimo di rispetto. Anzi, penso che sia davvero encomiabile che finalmente un prodotto giovanile e destinato in parte al pubblico giovane non ritragga i destinatari del proprio consumo come degli arrapati in crisi ormonale - o solo e unicamente come quelli, l'arrapamento è giusto  dignitoso. Comunque va segnalato un grande tris di giovani attori, da un Logan Lerman malinconico quanto basta a un Ezra Miller che sa bucare lo schermo con poche e semplici espressioni, risultando credibilissimo anche a discapito dello script. Sopra tutti però rifulge Emma Watson, qui consacrata come attrice a tutto tondo dopo la lunga saga di Harry Potter, che dimostra una bellezza e un talento forse ancora molto grezzo, ma che col tempo può essere plasmato in qualcosa di molto bello. Un po' come questo film che magari necessita di diverse rifiniture ma che sa dire la sua con garbo e compostezza, senza auto-esaltarsi ma senza nemmeno sfigurare.

Non so se è la parola definitiva su tutte le storie che parlano di giovinezza, però nel suo piccolo è riuscito a sorprendere me, giovane non più giovanissimo.


Voto: ★★★

3 commenti:

  1. é il mio film preferito dell'anno per ora. Quindi potrai capire che non condivido e non capisco le tue critiche, anche perché attualmente è l'unico film in circolazione che sta mettendo d'accordo tutti. Il libro io l'ho letto, ma per una volta si può dire che "il film è meglio".

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    1. Solitamente i film che poi scopro hanno messo tutti d'accordo sono quelli che riesco a sopportare di meno. Qui ci ho trovate un ammirevole tentativo di avere una visione sui giovani lontana dagli stereotipi, ma che però inevitabilmente in più punti finisce per riallacciarsi su quelli.
      O forse ammetto che sono io a non averlo capito, fattostà che proprio non è riuscito a colpirmi più di tanto. Forse se lo rivedo fra qualche anno il mio giudizio cambierà...

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  2. Quanto avrei voluto vederlo, ma ahimé la pellicola non è arrivata nel mio paese, dovrò aspettare :(

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U