venerdì 15 marzo 2013

The sessions - gli incontri


C'è chi dice che al cinema certe cose andrebbero evitate a prescindere, perché potrebbero turbare le coscienze dei più. Cosa vera ma fino a un certo punto, ma si sa, noi abbiamo il Vaticano. Ma evitiamo la polemica facile e proseguiamo nel discorso. Altri invece mi dicono che tutto va detto nella maniera più esagerata e sporca possibile, perché solo così resta scolpita nella memoria... pure questa è una cosa vera fino a un certo punto, perché a lungo andare l'esagerazione rischia di diventare gratuita e davvero fine a sé stessa, cosa che fa perdere la credibilità dell'intero progetto in questione. Io rimango sempre fedele alla mia convinzione, ovvero che la verità il più delle volte sta nel mezzo, ma soprattutto che quando si vanno a trattare temi particolarmente profondi o delicati ci vuole comunque un minimo di rispetto e delicatezza, non solo per quella che è l'intelligenza dello spettatore ma anche per rispetto a chi potrebbe riconoscersi in certe situazioni. Poi vabbeh, certe volte ci sono casi in cui la realtà supera la fantasia, e lì so' cazzi un po' de tutti, ma non è questo il punto... il punto e che in questo The sessions tutto è fatto davvero a puntino.

Tratto dalla storia vera di Mark O'Brien, poeta e giornalista ammalatosi di poliomelite da bambino e rimasto paralitico, che a trentasei anni (siamo nel 1988) decise di assumere un'assistente sessuale che lo aiutasse ad accettare il proprio corpo ed a perdere la verginità. Ma le cose deraglieranno quando, oltre al mero fattore fisico, ci andranno di mezzo anche i sentimenti...

Fa davvero bene ogni tanto vedere un film di questo tipo. Questa è una pellicola che non ti nasconde il semplice fatto che la vita sa essere davvero una merda alle volte, e lo fa mostrandoti quella che forse è la peggior condizione umana esistente: quella del paralitico. Situazione che a me inquieta (come inquieterebbe molti altri, anche se purtroppo in vita mia ho conosciuto gente che rideva guardando le foto di gente paralizzata su Google) non tanto per la malattia in sé che rappresenta, quanto per il dover dipendere totalmente dagli altri. Il protagonista di questa storia, realmente accaduta, è una persona che affronta la propria condizione senza piangersi addosso - cosa che a conti fatto può permettersi di fare benissimo - e usando un umorismo tutto suo. Questo fa in modo che il film, nonostante una discreta lentezza, prosegua la propria narrazione senza troppe melensaggini o melodrammi poco credibili, dando così anche nuova linfa al discorso. Pur non risparmiandosi le dovute manifestazioni scomode, inevitabili nel toccare un argomento simile, ma facendolo sempre con la delicatezza e il rispetto riportati nel primo paragrafo. Alla fine con questo sistema non è la data scena a far senso, ma il sentimento che la condizione in sé implica, dando così maggior credibilità ed efficacia all'opera. E pur essendo pregno di un sottile umorismo nero le varie battute non raggiungono mai la volgarità assoluta, e il sense of humour non è mai troppo cameratesco o volgare, cosa assai difficile nel trattare una condizione particolare come quella del sesso per disabili. Forse parte del merito va anche al fatto che il regista e sceneggiatore Ben Lewin soffre davvero di una leggera forma di poliomelite, cosa che quindi lo ha fatto empatizzare maggiormente con questa storia, eppure se in fase di scrittura i meriti sono davvero alti, la regia ha una lieve pecca nell'intera faccenda. Le inquadrature e i movimenti della macchina da presa sono canonici, non offrono idee molto particolari pur riservando una propria classica efficacia, ma purtroppo dalla vita non si può avere tutto. Una scrittura coerente e con la dovuta sensibilità può riscattare una mancanza simile, specie se questo è un film che non punta proprio sulla visibilità. Alla riuscita contribuisce pure un trio di attori davvero fenomenali. John Hawkes ha uno sguardo che farebbe piangere anche il peggior cuore di pietra, mentre Helen Hunt affronta una parte non facile con naturale spigliatezza, mostrando molto di sé - che male di certo non fa. William H. Macy forse riserva la parte più divertente in una storia dove le risate sembrerebbero proibite, nella parte del prete confessore di Mark, diviso fra i suoi doveri ecclesiastici e la voglia di aiutare una persona decisa a riscattarsi. Non male anche il tema della sessualità che viene espresso, che non si aggrappa su dei ghirigori amorosi troppo idioti o contestualizzati, ma se quella che viene presentata find a subito come una sana e doverosa manifestazione fisica. Perché, senza tanti buonismi, un uomo è fatto anche di carne, e la fisicità va esercitata in un modo o nell'altro, questo sia per gli uomini che per le donne. Nonostante questo pensiero (che molti bigotti, da quel che ho letto, non hanno ben digerito) la trama non verte unicamente sul classico tizio che vuole scopare per svuotarsi lo scroto, ma su quella che è l'accettazione di sé e del proprio ruolo nel mondo, qualunque esso sia.

Ci sono ovviamente un paio di punti di buonismo, specie nel finale, inevitabili però nel trattare un argomento simile. Si rischiava di fare un qualcosa che potesse pesare troppo verso i due estremi della bilancia, ma la delicatezza la fa da padrona, e quindi nonostante queste minime cadute, sono sbalzi che si notano appena, a favore di una figura davvero ben descritta e interpretata, a favore di molte altre cose davvero poco scontate che si hanno modo di vedere prima. Un'opera davvero convincente e che apre la mente, nei suoi limiti, e che ci fa capire che in fondo non ce la passiamo così male.


Voto: ★ ½

5 commenti:

  1. Il trailer mi ha colpito parecchio e presto spero di riuscire a vederlo.
    La gente che hai conosciuto che rideva delle foto meriterebbe la sedia elettrica, senza se e senza ma.

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    1. Il trailer ha alleggerito di molto i toni, ma rimangono comunque un paio di momenti molto buffi, nonostante la drammaticità perenne.
      Su quei gentlemen non mi esprimo, potrei diventare più volgare del solito.

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  2. Purtroppo ci sono sempre reazioni poco opportune di gente altrettanto POCO OPPORTUNA. Comunque mi hai incuriosito con questo post.. :)

    http://pensierinviaggioo.blogspot.it

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    1. O come dico io: la madre degli stronzi è sempre incinta.
      Il mio parere lo sai. Fammi sapere che ne pensi :) quando ho tempo faccio anche qualche commentino al tuo blog ;)

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  3. Un bellissimo film, in perfetto equilibrio tra delicatezza e sensibilità, con una spruzzata di umorismo davvero speciale!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U