lunedì 4 marzo 2013

Videodrome


Chi mi dice che l'horror è in genere stupido, giuro su Odino che gli tronco le gambe con un machete. Certo, come tutte le cose che diventano una moda fra i giovani e mete di turismo acefalo estivo, ottiene una serie di prodotti scadenti che altro non hanno che l'intenzione di mostrare interiora ed emoglobina. Ma c'è chi, soprattutto negli anni ottanta, è riuscito con questo genere ad aprire gli occhi alla gente. Anche utilizzando litri di emoglobina e mostra do interiora a bizzeffe. Perché come mi hanno insegnato all'Accademia di Comics: il più delle volte non importa cosa racconti, ma come lo racconti. E Cronenberg è un maestro nel raccontare, e se lo fa in quella sua maniera atipica e fuori dagli schemi il successo artistico è garantito. Anche con dei film che magari sembrano tutto meno che da intellettualoidi snob o raffinati, perché come tutti i geni il Davidino nazionale ama andare avanti per un percorso tutto suo, agendo senza compromessi.

Max Renn è il diretto di Canale 83, una piccola rete televisiva privata, e per attirare sempre più spettatori non disdice programmi dal contenuto pornografico o violento. Un giorno gli capita chi captare un segnale pirata che mostra in diretta dei presunti snuff movie (film illegali dove le persone vengono torturare per davvero), chiamato Videodrome, la cui visione si verrà a scoprire in seguito causa delle masse tumorali nello spettatore oltre che a una diversa percezione della realtà. Sarà l'inizio di un viaggio allucinatorio e perverso, dove a capo di tutto sta un unico elemento: la televisione.

L’horror quindi come viatico per fare della metafora e ricreare una delle denunce sociali più originali e terribili di sempre. Potere di come si racconta qualcosa, anziché del soggetto stesso, come detto nel primo paragrafo. Ma anche la prova di come la narrativa usi un genere e l’elemento cardine che lo ha accompagnato nella sua tradizione per andare poi a parare in tutt’altra parte. In questo caso, quindi, si può parlare di capolavoro? Certo, assolutamente. Forse non un capolavoro assoluto, ma c'è vicinissimo. Raramente un film ha saputo inquietarmi in questa maniera e non solo per la perversione di certe sequenze - ehi, baby, erano gli Eighties! - ma anche per il suo assurdo legame con la realtà. Cronenberg attua una macabra parabola sul presente prendendo di mira la televisione, il quinto potere, ovvero uno dei media comunicativi più importanti ed influenti del secolo. Lì erano solo negli anni Ottanta, quindi già il fatto che il maestro canadese abbia intuito il proseguire del degrado dello spettacolo e dei costumi mondiali legati a quel mezzo, basta solamente a dargli lo status di genio. Qui attua la sua parabola di denuncia con la sua visionarietà legata alla carne ed ai suoi mutamenti, entrando quindi nel genere che ha saputo plasmare a proprio nome: il body horror.  Tutto qui è soggetto a mutamento, non solo le persone, ma anche gli oggetti. Il legame fra persona e oggetto è flebile, non c'è molta differenza fra l'uno e l'altro, perché nel vortice creato poche persone hanno davvero modo di salvarsi. La televisione è il grande potere che smuove le forze in gioco, perché grazie ad essa si ha modo di controllare la gente gestendo informazioni e quant'altro. Non è un caso quindi se il dottor O'blivion [ma che nome figo è?] ha fondato una speciale Chiesa Catodica che vede di curare i senzatetto dando loro un quantitativo di ore televisive giornaliero, e non sarà nemmeno un caso se nelle sue mutazione Max Renn presenterò un'apertura vaginiforme sullo stomaco nel quale gli ordini verranno immessi sotto forma di VHS. Tutto questo discorso, per nulla ingarbugliato e che arriva dritto al punto, si ha con una narrativa lineare e ma non per questo meno efficace, dove le immagini allucinate compensano magari quello che le parole o la semplice ideologia che ne sta alla base riescono ad arrivare. Per questo bocciamo ringraziare il maestoso Rick Baker per il trucco, che riesce a dare alla carne la giista consistenza anche nelle sue più orribili mutazioni, mentre le musiche di Howard Shore (entrato a pieno titolo nell'Olimpo dei compositori dopo aver musicato la celeberrima trilogia tolkieniana di Jackson) danno il giusto senso di ansia e claustrofobia che in certi punti forse la fotografia non riesce a raggiungere. Questa agguerrita squadra di tecnici ha saputo dare un tocco in più a una pellicola già meritevole di suo, quindi la visione è sconsigliata agli spettatori più sensibili o impressionabili, che possono certo venire traumatizzati da più di una sequenza - guardate le immagini qua sotto per capire. Di certo l'allucinazione peggiore deve essere venuta all'attore protagonista, James Woods, che riesce a dare un'ottima interpretazione, affiancato poi dalla bella e procace Deborah Harry, cantante che veste anche i panni di attrice, e che riesce ad essere pure molto credibile ed arrapante, come la  miglior tradizione vuole (e come volete che non lo sia una che ha cantato come cose French kissing in the USA e I want that man?). Quindi... ottimi attori, squadra tecnica di prim'ordine, una trama assurda e un regista di culto... ci vuole ancora molto per convincervi? Andate a vederlo, sennò piratizzo contro la vostra televisione un segnale Videodrome!

Un film che, come ho già detto, ha saputo sconvolgermi come poche cose al mondo, e che per questo rientra e pieno diritto fra i miei must. Una visione raccapricciantemente d'obbligo per tutti gli amanti del genere, ma anche a coloro che vogliono una pellicola che sappia far sbalzare sulla poltrona e allo stesso tempo pensare.


Voto: ★★★★

12 commenti:

  1. Ma l'horror E' stupido!! ;)
    Ok, non tagliarmi le gambe, scherzo. Non sono un amante del genere perché non ce la faccio a vederli, non da solo, almeno: ho visto una volta The Ring, Fragile e Le colline hanno gli occhi e mi sono bastati per non dormire per una settimana.
    Poi ho visto tutta la serie di Twilight... ah quella non è horror?

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    1. Mmmh... allora sei davvero un sensibilone se sono bastati quelli a non farti dormire XD per quanto concerne "Twilight", beh, oramai se ne sono dette così tante che non continuo neppure con lo scherzo :P

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  2. Dovrebbe essere interessante il programma iVarietà che trasmettono su Rai Storia. Credo un sia un “come eravamo” moderno. Voglio seguirlo per fare un viaggio indietro nel tempo!

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    1. Ehm... quando comprendo il nesso rispondo, al momento mi trovo abbastanza interdetto O_o

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  3. Lunga vita alla nuova carne!
    Ma che, oggi vi siete messi tutti d'accordo per farmi ammattire? Prima Lucia posta una recensione su Il seme della follia e tu arrivi con Videodrome: manca solo Shining e la trilogia dei miei horror cult sarebbe completa.
    Certo che puoi parlare di capolavoro, anzi, DEVI dirlo!

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    1. Dannazione, la frase cult che non sono riuscito a inserire nella rec per problemi di natura grammaticale! Grazie per averci pensato.
      "Il seme della follia" è anche uno dei miei horror preferiti, sista :)
      Ok, obbedisco U.U

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    1. Non insisto nell'elencarne i pregi, potrei diventare ripetitivo XD grazie dei complimenti

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  5. l'ho visto solo l'anno scorso, è davvero una cosa unica, da non perdere, inquietante e profondo.

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    1. Quasi tutti i film di Cronenberg sono così, è uno dei miei registi preferiti non per nulla :)

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  6. Uhh.. che bei tempi quando Cronenberg partoriva questi gioiellini di carne mutante! Lo ammiravo assai, ora forse un pò meno. Videodrome l'avrò visto e rivisto, senza esagerare, almeno 12 volte e posso affermare con piena convinzione, che per quanto mi concerne E' e resterà il suo Capolavoro Assoluto! Chissà che prima o poi non riesca a dirne due paroline anche da me. Complimenti per l'articolo, che mi ha fatto scoprire un altro interessante blog :) Ciao!

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    1. Ti ringrazio molto per i complimenti e per esserti aggregato. Faccio un salto anche da te, speranzoso che parli di questo filmone :) [a mio parere Cronenberg pure adesso qualche bel lavorone lo sforna]

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U