sabato 13 aprile 2013

Kiki consegne a domicilio


Una delle cose che non mi spiegherò mai è con quale logica agisce la nostra distribuzione. Certe volte camuffa i titoli, altre fa venire da noi pellicole potenziali con anni di ritardo (che poi floppano colossalmente perché tutti se lo sono già visto in streaming) o, come in questo caso, ridistribuiscono al cinema uno dei titoli minori di un autore che solo di recente ha avuto l'onere di essere riconosciuto come maestro dell'arte animata. Perché che Hayao Miyazaki fosse un genio oramai è risaputo da quando ha vinto l'Oscar per La città incantata, e aggiungere altre parole a questo concetto è solo e unicamente tempo perso. Ed è così che dopo ventiquattro anni esatti ritorna nei cinema uno dei film minori del regista, che immancabilmente viene lanciato come il nuovo capolavoro. Non pensiate male che io stia spalando merda su questo gran bel film, ma diciamo le cose come stanno...

Kiki è una streghetta che, come da tradizione, al suo tredicesimo compleanno prende la scopa e va a vivere da sola per un anno, imparando a conoscere il mondo. Troverà alloggio presso una panettiera che le darà una grande idea su come guadagnarsi da vivere: può usare la sua scopa per fare delle consegne a domicilio. Kiki accoglie con entusiasmo questa proposta, ma crescere non vuol dire solamente vedere cose belle...

Quinto film dello Studio Ghigli, e anche quinta pellicola diretta nella carriera di Miyazaki. Ma soprattutto, la prima pellicola a essere distribuita in occidente dalla Disney, che contribuì a far ampliare il nome di questo particolare cineasta. Il tutto ha origine da un omonimo libro per bambini scritto da Eiko Kadono e pubblicato da noi da Kappa Edizioni, che ben si sposa con la generale poetica miyazakiana. I temi che caratterizzano la sua produzione ci sono tutti, dall'amore per l'ambiente e un femminismo che vede quindi le donne prendere prepotentemente il potere e le redini della situazione, che però vedono un parziale offuscamento a favore di una visione decisamente più fanciullesca. Il che in parte mi fa dire che questa è una delle opere minori del regista, perché per quanto possa essere bella, carina, pucciosa, cicibì e cicicò, rimane relegata nel suo contesto infantile che data la mia età non me la fa apprezzare appieno. Diciamo poi anche che i temi trattati sono sì descritti con raffinata eleganza, però rimangono sempre un qualcosa di davvero semplicistico. Il che non è un male, ani. Perché questo Majo no takkyūbin non ha nessuna pretesa di essere un grande film né di elargire un qualche particolare messaggio edificante - come questo autore nipponico farà avanti. E' una semplice storia per bambini, abbastanza intelligente per essere apprezzata anche dagli adulti, o dai sedicenti tali come il sottoscritto. E questo di base è già un gran merito. La sceneggiatura scritta dallo stesso Hayao è lineare e quasi episodica per certi veris, ma si attiene al binario della semplicità per fornire in maniera facilmente fruibile i vari personaggi e inscenare le varie situazioni che contribui-ranno alla crescita psicologica della piccola protagonista. Quest'ultimo fattore poi mi ha davvero stupito, perché pur restando su lidi davvero bambineschi e immettendo delle situazioni che rientrano in pieno in tutti i cliché tipici di questa narrazione, riesce a sviluppare appieno tutti i sentimenti contrastanti che segnano la crescita di ogni individuo. Gioia, felicità, delusioni ma anche il ritrovo della fiducia in sé stessi... cose che mi hanno leggermente riportato alla mente Spider-man 2 e la parabola discendente e poi ascendente di Peter Parker, poiché anche qui è presente un segmento di film relativo alla perdita dei poteri e al rinnovo degli stessi grazie alla capacità di credere in sé stessi. La morale molto semplicemente è questa, poco più poco meno, e viene resa in maniera davvero compatta e solida. A rendere ulteriore ricchezza al film poi c'è il talento immaginifico dell'autore, che saggiamente lascia tutte le questioni riguardanti la magia da parte a favore di un ludismo visivo che, come da miglior tradizione dello Studio Ghibli, offre delle situazioni visive davvero spassose e alternative, che non puntano su delle eccessive bimbeminkiosaggini disneyane trovando una propria via per nulla scontata o idiota. Personalmente ho adorato il gatto Jiji e tutte le gag a lui annesse, e anche certi momenti episodici per nulla inerenti alla trama (l'incontro con la streghetta saccente all'inizio e certi spezzoni nella parte centrale, che per carità, non sono brutti e decisamente non fanno male alla salute, ma vanno riconosciuti per quello che sono: delle parti inutili) non mi hanno minimamente infastidito. Hayao Miyazaki è davvero un genio, e in quanto tale sa stupire anche col minimo sforzo come in questo caso.

Film che verrà riproposto a breve nelle sale. Consiglio a tutti coloro che non hanno avuto ancora modo di vederlo di rimediare, magari portando i figli o i fratelli/cuginetti più piccoli. Perché lo Studio Ghibli e le menti che vi sono dietro sono un sinonimo di qualità! 


Voto: 

7 commenti:

  1. Miyazaki rappresenta l' apice più alto della narrativa e dell' animazione contemporanea.

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    1. Per certi versi preferisco Satoshi Kon, ma devo dire che il sensei ha una parte prepotente dentro il mio cuore

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  2. Uh! Attendo l'arrivo in sala con trepidazione!

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  3. Mo' so che faccio la figura dell'ignorante, ma Myazaki è quello de "Il castello errante di Howl" o me lo confondo con un altro mangiariso?

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    1. ............................. sì, è lui -_____-'
      Guardati di suo "La città incantata" e "Princess Mononoke"

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  4. Ancora mi stupisco per quanto abbiamo dovuto attendere Totoro.
    Ricordo di averlo guardato in giapponese coi sottotitoli spagnoli all'inizio, per la disperazione. Ed io non parlo nessuna delle due lingue.
    :-)

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    1. Vorrei fare la battuta che per lo spagnolo basta togliere una 's' per capire, ma mi trattengo XD
      Io invece l'avevo reperito un po' tardi perché fra i suoi era quello che a prima vista mi ispirava meno.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U