giovedì 25 aprile 2013

La casa [2013]


Quello sui remake è un discorso che devo leggermente chiarire. Come avrete ben capito leggendomi, non sono delle operazioni che mi piacciono particolarmente, anzi, quando scopro che un film è un remake di qualcos'altro parto subito prevenutissimo. Però la formula remake uguale cazzata non è un verità assoluta, e ci sono esempi dei più grandi capolavori del cinema che coinvolgono proprio dei rifacimenti. Penso a La mosca di Cronenberg, che parte come un remake del classico L'esperimento del dottor K. Oppure a La cosa di Carpenter, altro remake che è entrato negli annali (a sua volta poi remakizzato in un film davvero bruttino). Due remake, due capolavori - e non solo di genere. Ma due remake che hanno un trattamento tutto loro. Non una cosa come lo Psycho di Van Sant, dove si replica ogni fotogramma del film originale, bensì dei rifacimenti che puntano a essere un qualcosa di uguale ma al contempo totalmente diverso del film d'origine. Quando un rifacimento prende una vecchia storia per crearne una nuova e totalmente diversa, allora il remake è valido. Il che ci porta al film preso in analisi oggi...

Un gruppo di amici si ritrovano in una casa nel bosco per sorvegliare una del gruppo affinché passi senza problemi un periodo d'astinenza dalle droghe. Curiosando nella casa però trovano un vecchio libro rilegato in pelle, e ne leggono una delle formule. Questo scatenerà le forze diaboliche che, partendo dalla droghina per poi arrivare a tutti gli altri, creeranno un bagno di sangue demoniaco senza precedenti.

Allora, come cominciare... il film è davvero figo! Non mi aspettavo un simile successo, e forse parte del mio entusiasmo è dovuto da quello, ma il film merita davvero. La genesi dell'opera è stata molto particolare, poiché Raimi aveva contattato qualche anno fa il regista Fede Alvarez dopo aver visto un suo cortometraggio, per finanziare un suo progetto personale - un po' come ha fatto Peter Jackson con Neill Bloomkamp, o come fa Guillermo del Toro con molti altri. Il progetto non andò mai in porto a causa di cazzi e mazzi vari, così a Raimi venne la brillante idea di far dirigere al suo pupillo il remak de La casa, il suo vecchio cult del 1981. Una mossa rischiosa, perché far iniziare un novellino su un qualcosa che ha una tale risonanza porta senza alcun dubbio dei rischi. fede Alvarez però, pur essendo il primo degli stronzi, dimostra proprio di non essere il primo degli stronzi. E forse, come già detto, è proprio per il non aspettarsi nulla di speciale da lui che il film funziona. Va detto però che una sana dose di furberia verso la fine c'è, ma è comunque un qualcosa che aiuta a prendere le distanze dall'originale. Già la scena iniziale infatti ci dimostra subito la marcata differenza che c'è fra l'originale e il remake. Il film di Raimi era un qualcosa di molto goliardico, dove la violenza era accompagnata da un'ironia onnipresente e che giustificava il bagno di sangue (allora) inimmaginabile; il remake invece prende una piega decisamente serie, e più che un film splatter è un film sulle possessioni demoniache infarcito di un'altissima dose di splatter. Non c'è un attimo in cui si ride, un minimo momento in cui c'è una gag o una battutina sdrammatizzante. Tutto è concentrato su ciò che costringe i personaggi a non lasciar quella casa. Ed è un vero pugno nello stomaco, perché resistere a tutte le cose che si susseguono sullo schermo è davvero arduo. Fede Alvarez quindi si dimostra un sadico della Madonna, non indugiando a riprendere i particolari più macabri che si susseguono con innaturale linearità, senza sembrare episodici o messi lì a casaccio, esagerando quando dovuto serve e marcando la mano con il manierismo stilistico un paio di volte. Usa saggiamente i suoni onde creare un paio di sequenze davvero piene di carica e grinta, aiutato anche da una fotografia davvero degna di nota, e pure le citazioni rispetto al prototipo orignario non sono così fastidiose, attingendo quanto basta dai primi due capitoli senza che i rimandi diventino invadenti. C'è quindi l'immancabile scena dello strupro dei rampicanti, collante dei primi due atti originari, arricchita con una piccola chicca che non vi rivelerò. Un'operazione simile quindi poteva essere rischiosa, specie dopo che il plot originario è stato riciclato in tutte le maniere anche con l'ideale parodia di Cabin in the woods, ma stranamente questa insana voglia di prendersi così sul serio ripaga. Sarà che forse uno dei nomi presenti nei credits legati agli sceneggiatori è quello di una certa Diablo Cody, resasi nota per due film come Young adult e Juno (e vabbeh, anche Jennifer's Body), il che mi da delle risposte circa la credibile interazione fra i personaggi, perché di ragazze difficili questa donnina stripper se ne intende proprio. Certo, nulla di miracoloso come nei primi due esempi ripor-tati, ma è un qualcosina che dice un ciccinino in più a differenza degli amici festaioli ignoranti o della neocoppia di fidanzatini. Senza contare che, pur non eccellendo, gli attori sono credibili.

Se non si fosse capito, a sorpresa, il film mi è piaciuto molto. Ve lo consiglio se volete un horror dalle tinte forti in una stagione che ci ha deliziati con almeno altre due piccole chicche del settore, anche se più soft.


Voto: 

5 commenti:

  1. L'hai visto???????

    cazzo, ma questo andava visto al cinema Giacomè!

    comunque il 10 maggio torno qui a leggerti, le stelline sono già un buon auspicio.

    ma tanto già lo sapevo che mi piacerà un casino

    RispondiElimina
  2. Questa entusiastica recensione mi ha fatto venire voglia di vedere il film, anche se si prospetta poi una notte all'insegna degli incubi! :)

    RispondiElimina
  3. quindi esce il 10 maggio...già mi hai fatto venire la bava alla bocca...

    RispondiElimina
  4. Ti ho chiesto se l'avevi recensito e vedo che avevo già commentato...
    L'età, te l'ho detto.
    Non sono d'accordo in tutto Giacomo, l'avrai letto.
    Intanto anche te mi parli del primo Evil Dead come una goliardata, io non sono per niente d'accordo, lo è solo il seguito (vabbeh, e l'armata delle tenebre ma quello è quasi un altro genere).
    Poi come avrai letto a me il tratteggio dei personaggi non ha entusiasmato, la Cody sarà senz'altro molto brava e non poteva fare di più ma la storia dei due fratelli, la droga e tutto il resto lasciano un pò il tempo che trovano. Io in film così d'atmosfera non tratteggerei quasi per niente i personaggi, non c'è tempo e spazio per farlo.
    Per il resto d'accordo su tutto. :)

    RispondiElimina
  5. Figo, fighissimo pure per me! La cosa migliore è la regia, precisa, pulita, coi contro coglioni. E poi i 10 minuti finali sono una bomba!

    RispondiElimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U