sabato 6 aprile 2013

Minority Report


Al mondo esistono i geni. E sì, per quanto il caro e amato DennyB abbia da ridire in merito, Spielberg una volta era un genio. Forse non il genio che meritavamo, ma quello di cui avevamo bisogno - tanto per parafrasare un altro tizio etichettato come tale. Uno che forse non andava a parare con temi particolarmente filosofici o intellettualmente rilevanti, ma che riusciva a far sognare con poco, con gli ingredienti classici dell'avventura e le classiche storie del personaggio buono contro il personaggio cattivo. Un po' come quegli uomini non belli che però hanno stile. Ecco, Spielberg non farà film bellissimo o epocali il più delle volte, ma sa come dirigerli nella maniera migliore. E se come in questo caso la sceneggiatura è qualcosa di buono, allora i fuochi d'artificio sono davvero garantiti. Per dirvi, l'ho rivisto con la mia ragazza - che in genere odia la fantascienza - ed è piaciuto persino a lei. Poi sullo zio Steve c'è ancora in bel dibattito aperto, lo so, però è impossibile negare che da bambini non si è cresciuti guardando almeno un titolo della sua produzione, e che per certi versi egli abbia rappresentato il sognatore che ama trasformare i propri parti mentali in materia.

Siamo nella Washington DC del futuro. In questo futuro gli omicidi sono stati sventati grazie all'ausilio dei Precog, sensitivi che riescono a prevedere questi tragici eventi con un certo anticipo, permettendo così all'unità Precrimine di sventarli sul nascere. A far brillare questo repaerto della polizia c'è John Anderton, poliziotto efficente, ma che però è caratterizzato dall'abuso di droghe per via della perdita del figlioletto, cosa che ha causato anche la separazione da sua moglie. Un giorno però accade qualcosa di strano: i precog prevedono che sarà lui a commettere un omicidio. Per John inizia una corsa contro il tempo...

La fantascienza è un genere che mi piace molto, soprattutto sul grande schermo, ma riconosco che trattarla degnamente è molto difficile. Le idee in merito sono tante ma sembrano esserci pochi narratori capaci in grado di esporle in maniera corretta. Ironia della sorte, quindi, le pellicole che hanno una base di certezza più solida diventano (il più delle volte, perché la possibilità di fare casini è dietro l’angolo) quelle che hanno una base letteraria. Qui il tutto è tratto da un racconto dell'immenso Philips K. Dick - che è anche il mio scrittore preferito, per certi versi. La storia presa in questione è Rapporto di minoranza e viene da quello che è stato il periodo di massima prolificità dell'autore. Il film ricordo che all'epoca aveva avuto un lancio davvero strepitoso e che era pubblicizzato in ogni dove (cose come Edge of tomorrow e Oblivion erano lontane, Tom Cruise si apprestava a diventare l’action hero sci-fi per antonomasia) e siccome alle medie Spielberg era il mio regista preferito mi ero subito fiondato al cinema facendo anche qualcosa come mezz'ora di coda. Ne ero rimasto letteralmente sconvolto ed emozionato, e la mia stima verso quel simpatico ebreo con la barbetta accrebbe ancora di più. Ora che è passato un decennio posso dire, a mente fredda, che pur non trattandosi di un capolavoro abbiamo di fronte un film molto bello. Un film figo, per l'esattezza, uno di quelli che lasciano la giusta dose di adrenalina senza però essere solo e unicamente scazzottate e pixel. Possiamo dire innanzitutto quindi che questo film ha una gran bella trama. Il rapporto col racconto si fa superfluo, perché quello è il lavoro di un genio assoluto e inarrivabile, mentre questa è la trasposizione di due bravi mestieranti [Scott Frank e John Cohen, tanto per rendere loro un minimo di giustizia], il che fa diventare il tutto quindi una battaglia persa in partenza. Preso come film natio esclusivamente per il grande schermo invece diventa un lavoro davvero ben fatto ed articolato, con un personaggio canonico ma efficace che si muove in un'ambientazione ben ricostruita e attraverso degli intrecci studiati in maniera egregia in modo che possano intrattenere senza però spegnere il cervello. Anche adesso nel rivederlo mi capita di dimenticarmi che so già il finale e di lasciarmi catturare dalla narrazione, quindi penso che quello che è la base di ogni entertainment sia stata rispettata in pieno. A questo poi aggiungiamo un lavoro di regia egregio e perfetto [l'omicidio sventato a inizio film presenta una serie di chicche che ancora oggi non ho visto eguagliare da nessun prodotto analogo] che si sposa con la fotografia sporca di Janusz Kaminski, creando un futuro patinato ma al contempo degradato da quello che sembra un marcio interiore. Nulla di particolarmente innovativo, certo, ma nel suo essere già rodato si dimostra particolarmente efficace. A questo pii aggiungiamo degli attori di tutto rispetto, come il mio nanetto preferito, che senza fare performances da Oscar sanno calarsi bene nelle loro parti, asservendo dei dialoghi scritti con affilata arguzia e che non annoiano neppure durante i necessari spiegoni. Un film nato per intrattenere ma che non si nega neppure la giusta dose di riflessione, che però non raggiunge mai livelli particolarmente alti da fargli meritare l'appellativo di capolavoro che mi ero azzardato a conferirgli quasi una decade fa. Fortunatamente non bisogna essere filosofi per fare un buon prodotto, e questo film ne è la prova. Certo lascia l'amarezza vedere come certe cose siano state lasciate da parte a favore di un ludismo più congeniale alla massa e al pubblico più vasto, ma siccome dalla vita non si può avere tutto ed i film non si fanno (solo) con sogni e speranza, questo è il risultato al quale dobbiamo accontentarci. E se tutte le volte che ci dobbiamo accontentare ci ritroviamo con film simili... 'sticazzi! Io lo consiglio a tutti coloro che amano le storie raccontate da narratori talentuosi ed entusiasti, che sicuramente non rimarranno delusi. 

O sennò prendetelo come un incentivo per scoprire quella che è la produzione di uno dei gemi letterari del precedente secolo, purtroppo omaggiato più su celluloide che nelle scuole come meriterebbe.


Voto: ★ ½

5 commenti:

  1. eh si , una volta Spielberg era un genio...Minority report è comunque uno dei suoi film meno spielberghiani, direi quasi anomalo nella sua filmografia...

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  2. Concordo con Bradipo. E nella sua anomalia risulta essere uno dei migliori film di fantascienza degli ultimi anni.

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  3. ahahaah che bello, mi hai fatto l'onore di citarmi in un tuo post. Che bello.
    Peccato che sia finito in un post di un film del me amis Steven. Un genio? Umm... forse un discreto talento sopravvalutato, volevi dire. Io non sono cresciuto con i suoi film. Anzi, per il periodo in cui vidi "Jurassic Park" o "Lo Squalo", odiai i film, odiai il cinema, ed è solo grazie ai film della Disney o a Coppola e Scorsese che oggi parlo di cinema e lo amo.
    "E. T." lo odio ancora adesso, quella sottospecie di film sui call center intergalattici. "Jurassic Park", carino. "Lo squalo", carino.
    Il caro Steven non emoziona, lo ripeto: è un tecnocrate senza cuore. Si crede un poeta, ma vaiavaiavaia.
    Insomma, mi viene la scarlattina solo a parlarne. Peccato che non attraversa mai le strisce pedonali. XD

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    1. Ne spari di buddhanate, figliolo XP
      Poi vabbeh, i pareri sono come le palle, ognuno ha i propri ^^' che poi,ce ne fossero di più di tecnocrati come lui ;)

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    2. Se ci fossero più tecnocrati come lui allora il cinema sarebbe belle che morto da tempo immemore, padre anzianotto XD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U