lunedì 8 aprile 2013

ParaNorman


Una delle cose che mi ha sempre fatto andare in vacca moltissime chance che avevo con moltissime ragazze è stato il sapere da parte loro della mia incontrollabile passione per i cartoni animati. Chissà che direbbero ora che li recensisco su VGNetwork o che sono in lizza per sceneggiarne uno, fattostà che nonostante tutto non ho mai abbandonato o nascosto questa mia passione, anche se la cosa mi ha costretto a rimanere single a lungo - già, un bell'ometto come me. E fra le classiche giapponesate e altri prodotti scadenti all'inverosimile, mi è capitato di imbattermi in alcuni prodotti che surclassano in maniera prepotente ed efficace addirittura i film in live action. ParaNorman entra a pieno diritto in questa categoria, e l'attendere tanto per vederlo [ai tempi me lo persi perché l'aveva già recensito Matt quando lavoravamo assieme per UpperPad] ha aumentato la goduria nel guardarlo. Non mi sono stagionato quanto uno zombi, però la mia serata pre-lavorativa è stata allietata in una maniera così delicata, che manco mi sono accorto di quello che è successo.

Norman Babcock è un ragazzino di undici anni, amante dei film horror e di tutto quello a essi annesso, che ha l'insolito potere di vedere coi morti, cosa che gli ha permesso di rimanere in contatto con la defunta nonnina. Questo lo ha reso un emarginato, anche perché sul suo conto girano strane voci, e infatti non ha amici e passa le sue giornate nella più completa solitudine. Un giorno però un barbone lo avvisa che è destinato a far interrompere una maledizione, dandogli delle indicazioni su come fare. Norman esegue tutto alla lettera, ma... i morti resu-scitano. Come fare a salvare il cervello?

"Oh no! Un'altra sminchiata di cazzo alla Tim Burton!", diranno alcuni. E in effetti i punti in comune ci sono. Innanzitutto è un cartoon fatto in stop motion, ovvero con quella particolare tecnica che consiste nel fotografare dei pupazzetti mano a mano che li si modella per far compiere loro un movimento, poi si fanno andare le foto in sequenza, ed ecco che si ottiene l'animazione finale - se non si fosse capito, è una tecnica che amo in maniera imprescindibile. Poi il protagonista è un emarginato, altro fattore che accomuna questa pellicola a quelle del re del dark. Si potrebbe quindi provare ad accostarlo al recente Frankenweenie, ma in realtà si va a parare in direzioni totalmente diverse. Se nel primo esempio i toni erano decisamente più scanzonati e delicati, qui si va a parare sulle gag beffarde e politicamente scorrette, divenendo alla fine un prodotto che non mi sento di consigliare appieno a un pubblico di bambini. Il protagonista è uguale a quanto presentato in mille altri film analoghi, ma raramente ho trovato una tale forza espressiva nella sua interazione coi personaggi e col mondo degli adulti che scambiano la sua capacità come un'infantile ricerca di attenzioni. Questo offre alcune sequenze che mostrano il rapporto fra Norman e suo padre, incapace di accettare questo figlio che lo mette in imbarazzo con la comunità bigotta e giudicante, e che danno quindi al film una marcia in più per la sua capacità di argomentare quello che alcuni si limitavano a copiare da altri racconti ben più rodati. A questo poi aggiungiamo una matrice horror che si fa prepotentemente avanti, con tanto di citazionismo dalle pellicola di Bava nella prima parte e da quelle giapponesi nella seconda, e che non si nega alcuni momenti abbastanza crudi per una pellicola di questo tipo, rendendo lo spettacolo decisamente più alla portata degli adulti, che finiranno per divertirsi più dei loro stessi pargoli. Anche il cattivo gode di un trattamento che non ha nulla di nuovo da offrire al genere, ma la delicatezza e sensibilità che inghirlanda tutta la vicenda è tale da farlo sembrare come un qualcosa di nuovo. Tutto questo è merito dello sceneggiatore Chris Butler, ex storyboard artist per Henry Selick, che dirige questa pellicola con l'amico e socio Sam Fell, e fa notare quanto sia grande il suo debito per le pellicola horror delle decadi passate. Ma non solo l'horror universalmente riconosciuto, ma tutto il genere, dalla pellicola più autoriale a quella più trash e miscono-sciuta. In questo ParaNorman diventa un simpatico esercizio di stile citazionista che non ha nulla da invidiare a molte altre produzioni viste recentemente. Le animazioni poi non abusano della CGI, per quanto per alcune sequenza sia gravosamente necessaria, eppure è il senso di artigianato ad avere la meglio alla fine, con dei movimenti fluidi e mai macchinosi o scattosi. Ma è soprattutto il suo trattare di un tema così pensate come la morte e il debito che i vivi hanno con essa, con leggerezza e senza alcuna morbosità, a farlo diventare un semi-capolavoro. Semi perché le ingenuità del genere sono comunque onnipresenti, e perché nonostante la regia sia funzionale e offra diverse chicche, in un paio di momenti una maggiore esperienza avrebbe giovato. Il capolavoro si sfiora, e comunque il discorso che si fa è estremamente coerente e dettagliato. Verso la fine mi è sopraggiunta anche una piccola lacrimetta, lo ammetto.

Come avrete capito la visione mi ha più che soddisfatto. Ma come se non bastasse, a darmi il KO finale arriva la canzone Little ghost dei White Stripes, e quindi l'amore assoluto è pronto a sbocciare.


Voto: 

13 commenti:

  1. Ma tutti amano i cartoni animati u.u grande ParaNorman, erede di Coraline... :)

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    1. Dillo alle mie ex pretendenti XP
      "Coraline" è un altro bel film, lo recensirò a breve

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  2. mi è piaciuto un sacco:)
    e meglio di tanti altri

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    1. Di sicuro è il cartone migliore di questa passata stagione. E tanto per cambiare snobbato agli Oscar

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  3. Per me puoi anche togliere il mezzo prima di capolavoro. L'ho amato alla follia e dopo averlo recensito ho dovuto lottare per difenderlo (su filmscoop, non sul blog) pochi hanno capito quanto è grande.

    Ottima recensione, gli rendi merito.

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    1. Eh, ma il pubblico è capra, si sa.
      Detto da te il complimento è ancora più bello ^^

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    2. E la lacrimuccia è scesa anche a me...

      "La stretta di mano nel finale e quel ritorno al passato sono da brividi. Parlarsi e riconoscersi uguali. Quel meraviglioso e terrificante cielo non è altro che qualcosa uguale a te."

      scrissi, è una scena capolavoro

      un altro che ho amato da morire (sceneggiatrura magnifica che scorre tra due binari, divertente, profondo, originale e fantasioso) è Ralph Spaccatutto.
      Mi spiace non averlo recensito, te l'hai visto?

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    3. Oviusly U.U se cerchi bene è recensito qui nel blog. E' piaciuto molto anche a me.

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  4. mi è piaciuto molto...non ai tuoi livelli ma anche per me è stata una bella scoperta...

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  5. Chi non ama i cartoni animati non è umano, dai. Certo: chi legge i fumetti o i manga sotto sotto è un serial killer, quindi meglio stare alla larga da quei tipi:)
    Comunque spero che tu venga scelto per sceneggiarne uno. Lo leggerei di sicuro.

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    1. Naaaaaa... leggo maga da una vita e sono quieto come una pecora :)
      Lo spero pure io XP

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  6. Un capolavoro di una finezza incredibile, dove per una volta il citazionismo non è fine a sé stesso ma è parte integrale della trama.
    Alla fine ho pianto come se non avessi un domani.

    P.S.
    Guarda che a voi uomini va meglio, vendila un po' una donna nerd, poi mi sai dire XD

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    1. Tutte le ragazze nerd che conosco hanno un livello di gnocchezza di buona media, e sono sempre preda dei nerd della zona (quelli un po' meno piacenti)... la mia esperienza mi dice che vi va meglio U.U

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U