giovedì 23 maggio 2013

Antiviral


Ed ecco che ora parliamo di un figlio d'arte, Sì, l'ennesimo. Dopo i vari Coppola, Reitman e compagnia di merenda pomeridiana dicendo, stavolta tocca a un Cronenberg. Sì, figlio proprio di QUEL Cronenberg, quello così fissato con la carne ed i suoi mutamenti, quello che ha fatto dei capolavori assoluti come Il pasto nudo e Videodrome, quello che... beh sì, come avrete intuito a me come autore piace molto. Anzi, penso che potrei convertirmi al gayismo per provare a violentarlo, nonostante la sua vaga somiglianza con Bossi, ma comunque non siamo qui per parlare del mio essere fanboy nei suoi confronti. Stiamo parlando del figlio, quel Brandon che è un ragazzo così carino, con quella faccia così bella e lo sguardo sveglio (vedere qui e cogliere il sarcasmo), e che si rivela al mondo poco prima dei trent'anni con la sua opera d'esordio, che guardacaso da noi è inedita.

Siano in una sorta di realtà parallela alla nostra. Syd March è uno dei dipendenti della Clinica Lucas, specializzata nel vendere ad alto prezzo malattie ed infezioni dei vip. I loro acquirenti sono i fan accaniti di questi ultimi che vogliono essere ancora più intimi coi loro beniamini. Syd però ha rubato una macchina all'azienda e vende di straforo alcuni virus, facendo egli stesso da portatore. Fino a che la giovane Hanna Geist, celebrità sulla bocca di tutti, non muore... e lui si è infettato con lo stesso virus che sembra averne causato il decesso. Qual'è la realtà?

Potrei essere molto banale e fare un bello sproloquione sui figli d'arte. Di come essi in realtà siano solo figli di mignotta, di come non possono fare i fighi per aver esordito nello stesso campo di papà o mamma cara, e via dicendo. Ma mi tratterrò per una semplice questione di etica, perché sinceramente credo che manco il più accanito detrattore rifiuterebbe delle credenziali genitoriali per realizzare la propria opera d'esordio nel media che preferisce. Qui si tratta solo di essere coerenti con sé stessi, senza criticare tanto per fare (o per celare una marcata invidia), rendendosi anche conto che alle volte quella dell'essere figlio d'arte è anche una maledizione. Una maledizione che sinceramente non mi spiacerebbe avere, ma che però può creare delle complicazioni quando sei continuamente paragonato al genio del tuo pater familias. Cosa che effettivamente viene da fare a tutti nel vedere questa stra,ba e bislacca pellicola d'esordio, anche perché quell'intelligentone di Brandon [l'espressione da giovane brillante non poteva essere un caso] si tuffa ad angelo in quello che era il territorio paterno per eccel-lenza: quello del body horror. Che poi giudicare body horror questo film è un terribile sbaglio, perché horror non lo è minimamente. Resta la marcata componente body, poiché si parla di infezioni e di un qualcosa che effetti-vamente la carne la muta in minima parte. Tutte cose che comunque hanno un chiaro rimando al lavoro del su' babbo, facendo scatenare un inopportuno paragone che da bravo avevo cercato di estraniare ancora prima di iniziare la visione. Va quindi detto che Brandon non è geniale quanto il padre, anche se sembra fieramente convinto di esserlo. Il plot della storia è un qualcosa di davvero geniale, tanto che solo a leggerne la sinossi avevo quasi gridato al capolavoro, peccato però che proseguendo le mie aspettative siano state decisamente deluse. La sceneggiatura parte con una base davvero originale e, non mi sembra di esagerare nell'affermarlo, davvero geniale, poiché un qualcosa di simile nella mia vita di cinefilo non mi sembrava di averlo ancora visto. Peccato che proseguendo la sceneggiatura langua non poco. Il tutto sembra appena abbozzato, si dice sempre troppo poco quando si vorrebbe sapere di più, ed i dialoghi sono davvero minimali e scontati, quando magari qualche battuta ad effetto avrebbe fatto solo bene per rimarcare un concetto di per sé abbastanza ostico e traumatico. Pure la regia langue parecchio, e le inquadrature si fanno banali e in certi casi davvero frettolose. Si gioca molto bene invece con la fotografia, che rende l'ambientazione fredda ed asettica, facendo intuire il marcio che sta alla base di una società-specchio della nostra dove l'idolatria verso persone finte e costruite è il pane quotidiano. Temi già mastica-ti ma comunque sempre efficaci, purtroppo privi di quell'inventiva che ci si aspetterebbe dall'opera di denuncia di un autore giovane. E qui non conta che il film sia costato solo quattro milioni di dollari (cosa avrebbe dovuto dire quell'altro figlio d'arte che è Duncan Jones?), perché non è il bassissimo budget a compensare una trama che nel suo proseguire ha parecchie lacune e un ritmo a tratti davvero soporifero. Certo, ci si rifà gli occhi sulla bonazza bionda di Cosmopolis (altro prestito paterno, insieme sicuramente ai contatti per ingaggiare Malcom McDowell), ma a lungo andare si ha l'impressione che si sia fatto il proverbiale e shakespeariano rumore per nulla.

Alcuni lo elogiano come un capolavoro. Altri dicono che è una cazzata da figlio d'arte. Io saltello in mezzo ai due, decretando un giudizio pacificatore che soddisfa un po' tutti. Carino, ma con molte pecche. Vedremo cosa combi-nerà in futuro, sperando che buon sangue non menta... anche se infetto.


Voto: ★½

5 commenti:

  1. a me è piaciuto moltissimo mentre Cosmopolis l'ho letteralmente fatto a fettine sottili sottili! Secondo me Brandon ha della stoffa ...

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    1. Ok, su "Cosmopolis" sono destinato a scontrarmi col mondo...
      La stoffa c'è, non mi stupirei se proseguendo riuscisse a migliorare e a regalare il film definitivo.

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  2. Cosmopolis è una dell cose più aberranti uscite al cinema negli ultimi anni.....

    Questo Antiviral invece mi ispira alquanto, lo recupererò

    PS a Jean
    Se vai nella tua rece di a l'enterieur ti ho risposto, circa il mio lavoro, scusa ti ho risposto solo ora perchè mi ero scordato :-)

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    1. Per "Cosmopolis": vedi sopra...
      Sono curioso di sapere la tua opinione :)

      Visto e... 'sticazzi!

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  3. eh eh, alla fine, può non sembrare, ma è un lavoro come un altro :-)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U