sabato 11 maggio 2013

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Eccoci di nuovo a parlare di un capolavoro. Anzi, uno dei film della mia topten, quelle dieci pellicole che più di tutte le altre mi hanno sconvolto, emozionato e fatto capire quanto amo questa forma artistica e la narrazione in generale. Come sempre ricordo che non mi elevo minimamente come giudice esperto ed assoluto, come tutte le cose anche queste dieci pellicole sono dettate da quello che è il mero gusto personale. Questo film, che ha fatto incazzare molti e incantato pochi altri, racchiude al suo interno un discorso che nella suo essere contorto e provocatorio io ho personalmente trovato illuminante e vicino a certe mie idee. Non parlerò di politica (forse lo farò solo sotto tortura, o se costretto da Scarlett Johansson in persona) ma farò un discorso che la circoscrive leggermente, cercando di non creare inutili polemiche. Quindi vi avviso, se volete cagare il cazzo e lanciare slogan partitistici, avete sbagliato. Cancellerò ogni commento in merito.

Senza Nome, abile guerriero, si reca alle corte del re Qin, un monarca molto odiato per il suo sanguinoso tentativo di congiungere i sette regni in un unico solo, fra massacri e violenze. Il guerriero deve comunicargli come sia riuscito ad uccidere Cielo, Neve Che Vola e Spada Spezzata, tre sicari che avevano attentato alla sua vita. Il raccontare di ogni uccisione gli permette di avvicinarsi di più al re, ma... Senza Nome è davvero chi dice di essere?

Zhang Yimou realizza quello che all'epoca era uno dei film cinesi più ambiziosi della storia, facendo un suo personalissimo e fantastico omaggio al genere wuxiapan, ovvero quel tipo di storie fatte di intrighi, arti marziali fuori dalla gravità e personaggi epici. Un genere che il più delle volte adoro, e che ritengo per certi versi evocativo circa una cultura davvero affascinante. Per questo suo progetto ha avuto anche il supporto del regista Quentin Tarantino, che si è innamorato della pellicola e si è assunto l'onere e l'onore di presentarla in giro per il mondo. Fortunatamente anche in Italia, e io ben ricordo di come in prima superiore ebbi modo di vederlo tramite una VHS che avevo preso a nolo, rimanendone spiazzato dalla bellezza e dalla profondità. A colpire in maniera subitanea infatti è stata la bellezza delle immagini, tutte calcolate al millesimo e dotate di un gusto estetico che solo gli orientali hanno. A questo aggiungiamo dei colori magnifici, e il più è fatto. Ma non si tratta di una colorazione barocca e stilosa fine a sé stessa, perché anche il technicolor assume all'interno della vicenda un'importanza fon-damentale. Ogni racconto fatto sa Senza Nome infatti si avvale di una precisa colorazione che ne evidenzia le diverse fasi temporali, e quindi andiamo dal rosso della Scuola di Scrittura o all'azzurrino sulfureo di quando oramai tutti i nodi vengono al pettine. Solo questo basterebbe a rendere il film un qualcosa di superiore alla media, poiché alla fine il cinema è un'arte visiva, e qui la visionarietà del regista raggiunge i massimi livelli senza strafare, o almeno, senza strafare gratuitamente. Altra nota di assoluto merito poi va ai combattimenti, vorticosi ed esagerati come il genere impone, ma dotati di quella delicatezza e grazia che mi ha ricordato il bel La tigre e il dragone, quindi violenti senza esserlo minimamente. Ma non si può parlare di questo film senza accennare alla polemica che ai tempi si portò dietro (lo accusarono di essere favorevole all'imperialismo), e che in parte è la base del perché mi è piaciuto così tanto. Cercando di non fare troppi spoiler, posso ben affermare che il discorso finale non può essere compreso od affrontato senza conoscere un poco della filosofia orientale, argomento del quale non sono minimamente esperto, pur conoscendone le basi. Avvalendosi del sapere dei propri avi, Yimou ha creato un personaggio canonico nel suo desiderio di vendetta, ed un degno antagonista da manuale, che è l'imperatore. Verso la fine però le posizioni hanno modo di ribaltarsi, poiché è proprio colui che sembrava il cattivo a fare, con assoluta ma necessaria crudeltà, quello che forse era la cosa migliore per il paese. Un paese che infine si è ritrovato unito, nel bene e nel male (soprattutto nel male che porta la guerra), attraverso una guerra che alla fine nella sua drammaticità è diventata ironicamente pacificatoria. Ma quello che resta è la comprensione della verità assoluta, che la vera battaglia è quella che non si combatte, come insegna la via della spada. Si rimane quindi con un Senza Nome vincitore morale, e con un re sconfitto su tutti i fronti. Un re che deve accollarsi il peso delle proprie scelte e che, come dimostra la bellissima scena finale, alla fine rimane solo. Solo con l'impero che ha creato nel sangue, a portare il peso delle proprie scelte, ma con la consapevolezza che altro non poteva fare. Un film che parla di guerra e guerrieri, finendo così per parlare di uomini, delle loro storie e delle loro motivazioni, tutte condivisibili. Proprio per questo è un film che non può piacere a tutti, senza contare che molti non potranno concordare col patriottismo insito in questo film, ma si tratta di un patriottismo lontano da un certa ottusità americana e che quindi mi sento di condividere io stesso. Perché, come ci ricorda fin dall'inizio, in guerra gli eroi stanno su ambo i fronti.

Per il resto, è una pura meraviglia per gli occhi e le orecchie, quindi almeno un motivo per essere visto da tutti c'è.


Voto: 

6 commenti:

  1. Non sapevo che film guardare oggi. Ora lo so :)
    Da come lo descrivi mi sembra un filmone. Mi hai convinto a guardare Watchmen e ora pure questo.
    Ci sono riusciti in pochi sai?
    Però i film horror non mi convincerai mai a guardarli XD

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    1. Guardali! Sono davvero curioso delle tue opinioni :)
      Prima o poi ti convincerò anche con gli horror, credo

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  2. Capolavoro davvero. Ricordo ancora di come, al cinema, rimasi incantata dai colori e dalle immagini che scorrevano sullo schermo. Un filmone al pari de La tigre e il dragone e La foresta dei pugnali volanti!!

    Ti consiglierei un altro film che non è proprio sullo stesso genere ma è vincolato alla storia cinese ed è diretto e interpretato magistralmente, ovvero 1911 di Jackie Chan (nientemeno!!). Se ti va trovi la recensione sul mio blog, a me era piaciuto tantissimo!!

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    1. Mi fa piacere che ci siano altri che la pensano come me su questo film :)
      Lo vedrò di certo! Consigli di questo genere sono sempre molto accetti!

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  3. Devo rivederlo, non lo ricordo quasi per niente.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U