venerdì 10 maggio 2013

L'uomo con i pugni di ferro


Alle volte bisogna scendere a compromessi con se stessi e, purtroppo, la cosa non succede solo quando è la tua ragazza che deve scegliere che film andare a vedere. Potevo benissimo stare a casa e guardarmi per vie non molto legali questo film, ma sta di fatto che dopo una giornata in cui litighi con tutti, e che per causa di questi litigi alcune cose si dilungano da una durata standard di dieci minuti a due ore e mezza, hai bisogno di vedere facce amiche. Facce amiche che non vedi da molto e che, per vederti, devi far scomodare e scendere dal loro paesotto di montagna. Ci vuole anche un bel motivo per farli scendere, quindi, e così si è deciso di approfittare della Festa del Cinema per andare a vedere a soli tre €uri questo film. Che sia un film che forse valeva anche meno soldi lo si capiva fin dal trailer, ma alle volge si va al cinema giusto per il gusto della compagnia. E poi dopo una giornata simile avevo davvero bisogno di sbollire un attimo con una bella cazzata piena di tizi che si menano. Solitamente sono quelle più semplici da fare... o no?

Siamo nella Cina feudale. Il fabbro nigga americano Tadeus Blacksmith si rifugia in Cina, e si insedia in un paesotto fabbricando armi. Il suo sogno è quello di una nuova vita insieme a una bella concubina di una casa di piacere. Peccato che lo scontro fra due agguerriti clan rivali incrocerà il suo destino con quello di un figlio di capoclan desideroso di vendetta, una magnaccia combattiva e un cacciatore venuto dall'occidente.

Tarantino è un bravo ragazzo, ma ogni tanto la combina grossa. Prende sotto la sua ala dei completi coglioni e li aiuta a raggiungere la notorietà con dei film abbastanza discutibili. Prima c'era stato Eli Roth con le due pellicole sull'ostello più sanguinolento d'Europa (che ho ritenuto entrambi un'immonda cazzata), adesso invece tocca a quel RZA che gli ha fatto le musiche per Kill Bill volume 1. Con questa pellicola il musicista afroamericano, che ha già collaborato con un altro dio del cinema che è Jim Jarmush,  ha voluto rendere omaggio alle pellicole che hanno formato il suo immaginario. Della serie, ti fai produrre da Tarantino e quindi fai proprio come lui. Complice poi una sceneggiatura scritta a quattro mani con l'altro pupillo della iena, Eli Roth, si è arrivati alla storia finale... quindi vale o non vale la pena di vedere 'sto film? Diciamo che il tutto si propone con la goliardia cazzona che ci si aspetta da un prodotto come questo, e ci sono molti momenti che mi hanno fatti sorridere. La colonna sonora ovviamente spacca, e certi combattimenti sono memorabili, oltre che beneficiati da un paio di inquadrature dav-vero niente male. Però non ci sono solo fattori positivi. La storia verte su quelle che erano le passioni cinemato-grafiche giovanili del regista, senza che però egli sappia bene estrapolarle dal contesto. La voglia di divertirsi c'è, e si vede, ma non la si sente appieno proprio per quelle che sono le carenze cinematografiche e narrative di base. E il non prendersi sul serio non salva, specie se il nemico dal quale vuoi difenderti non sono le critiche bensì la banalità della trama, che quella non è giustificabile manco per il cazzo. La regia poi diventa un punto estremamen-te debole, perché se certe scene sono ben fatte, in molte altre si può vedere un'inesperienza davvero disarmante. E come solo certe mostre di arte moderne sanno fare, pure qui mi è capitato di dire il magistrale: "Una cosa simile avrei saputi farla anch'io". Certo, è un film dal basso budget fatto con solo venti milioni di dollari e pizze e fichi, ma per quanto se ne voglia dire alla fine sono la sceneggiatura e la regia a farla da padroni per la riuscita ottimale di un progetto. Prendiamo a esempio Sukiyaki western Django di Miike (per stare in tema tarantiniano), film folle, visionario, atipico e surrealista, ma comunque dotato di una sceneggiatura salda salda che fa uso delle proprie assurdità (nel senso che sono di aiuto per lo svolgimento della trama, non sono mostrate solo perché fanno figo come un questo caso), oltre che diretto in maniera davvero magistrale. Qui la storia per quanto non si prenda sul serio ha delle falle davvero imperdonabili (se il tizio nero ha avuto degli insegnamenti così tosti, perché non li usa prima di farsi tagliare le mani?) e dei personaggi che non sono dosati in maniera corretta. C'è chi ha troppo da dire, come il cacciatore di Russel Crowe (mamma mia che panza!), e chi invece troppo poco come l'inespressivo pro-tagonista narrante (interpretato dallo stesso RZA), mentre i comprimari sono fin troppo caratterizzati. Certe volte caratterizzati con dei particolari davvero fighi, e ti viene da bestemmiare perché si tratta di cose decisamente sprecati per un film di questa levatura. Poi però vedi che entra in scena anche il wrestler Bautista e che quando combatte diventa d'oro, e allora non ti stupisci più di nulla. Ti rammarichi solo che non si veda manco una tetta, e quindi scema anche nel rispettare gli archetipi del trash.


Una baracconata senza infamia né lode che in fiondo riesce anche a divertire, pur venendo affossata dall'incompetenza dell'autore, senza contare che sembra respirare dell'essenza stesso del Tarantino produttore. Ma c'è differenza fra chi fa cinema per capacità e chi scimmiotta...


Voto: 

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