giovedì 30 maggio 2013

Una notte da leoni


Lo devo ammettere, la commedia non è proprio il genere che preferisco. O almeno, il mio senso dell'umorismo si è fermato a quelle di Woody Allen, e raramente riescono a digerire altro. Diciamo che non sempre il mio senso dell'esagerazione e dell'estremismo è accontentato, e la cosa mi porta a snobbare a priori molti prodotti del genere - figuratevi, ho visto solo mezzo del primo American Pie, e mi son rifiutato di proseguire oltre. Quando però tutti mi hanno parlato di questo Hangover con pareri entusiastici oltre ogni limiti e dicendo, cito letteralmente, di aspettarmi l'impossibile... beh, l'hype aumenta un pochetto. E lo ammetto, un po' sono io a essere un terribile cagacazzi, ma su questo blog ho ben mostrato che mi piace fare il controcorrente. E nobn lo faccio per voglia di provocare (o almeno, non solo), ma proprio perché questa è la mia idea. Quindi figuratevi la mia vita sociale quanto ne risente...

Un gruppo di amici parte per la volta di Las Vegas per festeggiare l'addio al celibato di uno di loro. Dopo la classica notte di sesso, droga e rock'n'roll, i tre si risvegliano senza il ricordo di quanto successo prima... peccato che il novello sposo è scomparso. Riusciranno a trovarlo in tempo per i festeggiamenti?

Sarò sincero, il film non m'è piaciuto. O almeno, non mi ha detto granché. Non ho terminato la visione strap-pandomi i capelli dall'entusiasmo come molti mi hanno detto, non ho ringraziato dio per aver creato una mente come Todd Phillips (regista e sceneggiatore) e sinceramente... boh, non so che altro dire, semplicemente devo smetterla di ascoltare i consigli della gente che mi sta intorno. Sia chiaro però che non intendo lanciare merda su un film, ma capitemi, mi avevano dato una certa aspettativa che non è stata minimamente rispettata. La storia non presenta particolari falle o difetti di sceneggiatura notevoli, ma proprio in quello che è l'elemento portante trovo i principali pregi e i principali difetti, da annoverarsi più che altro come un mancato coraggio nel proprio proseguire. Quello degli smemorati che che devono ricostruire i deliri della loro notte di bagordi è un plot vecchio come il cucco, ma come tutte le cose vecchie è efficace, e può essere sempre trattato in un modo nuovo che cerchi di dare nuova linfa al tutto. Con una storia simile poteva succedere di tutto, e di tutto ero andato a immaginarmi, vedendo che fra la mia immaginazione e quella del regista c'è una gran differenza. Certo, qui abbiamo una tigre nella camera d'hotel dei tizi, un incontro con Mike Tyson, il più sfigato che perde un dente e scopre di essersi sposato con una stripper, un tizio cinese nudo che salta fuori dall'auto... ma com'è che tutto quello che dovrebbe stupire è presentato senza mordente e in una maniera tale che ammoscerebbe l'ammenicolo pure a un ninfomane? La pecca maggiore del film è una regia ai limiti dell'anonimato, che nons a enfatizzare i momenti salienti del film, regalando quindi delle sequenze che (cosa tipica delle commedie) si asservono maggiormente alla sceneggiatura che allo stile visivo della pellicola. Peccato che la sceneggiatura sia quello che sia. Peccato che poteva offrire dei numeri ai limiti del politicamente scorretto, finendo però per far riconciliare quasi tutto alla fine, e mettendoci anche la moraletta edulcorante che mi ha decisamente fatto andare già i coglioni. Mi chiedevo cosa sarebbe successo se un film simile l'avesse scritto e diretto dei tizi come Edgar Wright e Simon Pegg. Mi chiedevo come sarebbe potuta essere più avvincente la trama se, invece di un'incognita così aperta, fossero stati relegati in un villaggio vacanze dal quale era impossibile uscire - circoscrivendo l'azione in uno spazio più ristretto, e così più incline a un certo thirlling che di certo male non fa, permettendo di aguzzare maggiormente la mente visti gli indizio che si potevano raccogliere. Perché sì, il film sarà pure una cazzatella da prendere alla leggera, ma incredibile ma vero proprio per fare le cazzate serve un'intelligenza maggiore, perché il rischio di cadere nella volgarità e nella mediocrità è davvero dietro l'angolo. Qui la volgarità non eccede, ma la banalità è di casa. Il che potrà andarmi bene per la classica commedietta del chéz, ma non da un film che tutti mi hanno osannato. Molto bravi invece i tre attori protagonisti, davvero affiatati, e che da soli danno degli sketch fisici riusciti. Spicca su tutti Zach Galifianakis, attore ora esploso e che sta dando una buna prova di sé, nei panni del demente e iconico Alan, vero motivo d'esistere del film. Peccato che non basti un solo attore per rendere memorabile un film...

Lo consiglio a chi vuole farsi una visione scazzo, premettendo però che non devono aspettarsi nulla di che. Credo che me ne sentirò parecchie per questa recensione, ma scusatemi, proprio non riesco a digerire certo pressa-pochismo. E lo dice uno che difende Sucker Punch, vi faccio presente...


Voto: ★½

1 commento:

  1. Lo avevo visto anche io spinta dall'hype che gli era stato creato attorno e invece l'unica cosa veramente buona della pellicola è quel grandissimo figo di Bradley Cooper.
    Il resto, mah, qualche risata la strappa ma a denti strettissimi!

    RispondiElimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U