sabato 22 giugno 2013

Arancia meccanica


Fare la recensione di questo film è un qualcosa che mi mette sicuramente in difficoltà. Ogni film viene valutato secondo due schemi: uno mentale e uno affettivo. Quello mentale si affida, come il nome fa intuire, alla mente, a un'attenta analisi della pellicola in maniera equa e imparziale dei suoi pregi e dei suoi difetti. Quello affettivo invece è, a mio parere, un ricordo in base alle circostanze del film. Io posso vedere un film di merda ma, se accostato a un'uscita piacevole, posso serbare un godurioso rammentare di quei momenti passati coi miei amici. Questo film invece si abbina bene ad ambo i due esempi che ho fatto, perché è sia un capolavoro sia una pellicola che ricordo con molta affezione. Infatti è dopo aver visto questo film, a quattordici anni, che capii fino a che vette estreme e magnifiche poteva spingersi il cinema e, più in generale, la narrativa. Da quel momento c'è stata un'evoluzione continua nella mia carriera di lettore/spettatore/ascoltatore, e quindi è naturale che conservi ancora la memoria di come la mia innocenza fu fermata da questo ammasso di perfidia, torpore e cinismo. Quasi meglio che perdere la verginità!

Alex Delarge, come suggerisce la locandina, è un giovane teppista che coi suoi compagni (i 'drughi') la notte semina il terrore. Fra un ascolto di Beethowen e una scazzottata, alla fine finirà per essere tradito dalla sua ghenga, fino a essere sottoposto a una speciale cura (la Ludovico Van) che sembra annullare un qualsiasi istinto di violenza. Alex viene così riconsegnato al mondo, ma un uomo che non può fare atti violenti per costrizione, può dirsi un uomo libero? E come reagirà il mondo alla nuova libertà di questo perfido ragazzo?

Film che ha segnato la storia. E 'sticazzi, oserei dire. Tratto dal libro seminale di Anthony Burgess, la pellicola più famosa di Stanley Kubrick ripete le gesta dei drughi [o soma, per stare fedeli alla traduzione italiana della mia versione] con assoluta fedeltà. Come è accaduto più volte nella storia dell'arte, il libro da cui tutto ha avuto inizio è stato scritto da un momento dio ristrettezze economiche dell'autore, che per passare l'anno in maniera normale e civile dovette scrivere ben cinque romanzi. Fra questi vi era pure A clockwork orange, che divenne un successo planetario e indusse il mio regista preferito di sempre a farne un film. Peccato che proprio quando la sceneggiatura era stata ultimata, gli editori pagarono Burghess per fare un capitolo finale aggiuntivo che spiegasse come Alex decidesse di rabbuonirsi dopo tutte le tribolazioni subite. Un qualcosa di così squallido e perbenista che leggendolo ho sentito quanto l'autore avesse fatto controvoglia la cosa - pur avendo accettato i soldi per farla. Ed è qui che quindi la pellicola acquista ancora più valore, proprio per essersi presa il merito di non tornare sui suoi passi e per aver mantenuto inalterato il finale originario, con quel Sono guarito che oramai riecheggia nelle menti di tutti. Il risultato? All'epoca fu tolto dalle sale perché accusato di plagiare le menti dei giovani innocenti, dati anche dei fatti di violenza similari scatenatisi nelle strade londinesi. Fortunatamente un simile capolavoro è stato ricordato col tempo, fatto scorrere col passaparola e diventato con lo scorrere degli anni un vero e proprio cult. E' impossibile rimanere indifferenti da un simile capolavoro e al suo messaggio, che tratta delle difficoltà della libertà di scelta. Viene preso come simbolo di questa parabola un uomo, un ragazzo, uno degli individui più spregevoli di sempre. E non si fa nulla per impiacentirlo, lo si fa vedere negli atti più osceni e brutti. Picchia barboni, violenta donne, fa risse... sinceramente, un personaggio che si finisce per odiare fin dalla prima volta che lo si vede, complice anche la facciadaculo da bravo ragazzo di Malcom McDowell, bravissimo nel sostenere una parte così tosta - anche se nel libro doveva avere sedici anni. A un individuo simile si da forse la punizione che meriterebbe, e lo si vede nel secondo tempo vittima del mondo stesso che lui aveva contribuito a sfasciare. Ma non è un tono di accusa quello che Kubrick adotta, bensì una sorta di comprensione verso questo personaggio. Perché alla fine anche lui è una vittima, proprio come le molte che ha causato. Vittima di un sistema dove conta solo l'apparire (lo stesso sistema che lo coprirà alla fine quando la patata sarà troppo bollente) e la facciata, un sistema che vieta la propria integrità all'individuo. Perché a un mondo perfetto dove però non sussiste il libero arbitrio è forse preferibile un mondo pieno di violenza volontaria. La violenza è una delle pulsioni basilari dell'uomo, e il bloccarla porta solo allo sfacelo dell'individuo, sia a puri livello istintivo che morale o intellettuale. Kubrick sfoggia questa semplice ma efficace teoria con la pura ed estremizzata esagerazione. Tutto in questo film è esagerato, dalle ambientazioni al modo di parlare dei personaggi. Un'esagerazione mai fine a sé stessa che, a dei personaggi così bizzarri, unisce alle tinte accese della scenografia il concetto di volgarità attuo a mettere in mostra la decadenza dei costumi dell'uomo moderno, un uomo forse troppo convinto delle proprie possibilità e che sembra aver dimenticato l'istinto primario, come fa ben intendere Alex quando riprende il controllo della sua banda. Forse non potrà piacere a tutti proprio per la sua esagerazione e l'estrema violenza di alcune scene - a me gli stupri fanno sempre un certo effetto, ammetto. Ma basterebbe la magnifica colonna sonora composta dai migliori pezzi di musica classica [sui quali sovrasta imponente la Nona sinfonia di Beethowen] a rendere questa visione un qualcosa di indimenticabile.

Peccato che sia diventato nel corso degli anni recenti una sorta di moda fra quella brutta razza dei fighetti alternativi, che lo elogiano senza aver capito molto del senso finale. Forse gli stessi che avevano dato origine a una serie orribile di magliette naif che avrei voluto bruciare personalmente.


Voto: 

8 commenti:

  1. Non riuscirò a parlare mai di questo film che all'epoca mi sconvolse!

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    1. A me sconvolge tutt'ora. Forse il film che mi ha cambiato la vita.

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  2. praticamente hai già detto tutto tu :-) CULT ASSOLUTO E INDISCUSSO

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  3. Ohhhhh, Arancia Meccanica! Credo che la mia recensione sarebbe: AMMAZZA. E basta. Con tanti cuori sotto, e finita lì:) La tua è sicuramente meglio!

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    1. Ero tentato a farla nello stesso modo che dici tu. Poi ho cercato di impegnarmi :D

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  4. Non mi vanto mai dei miei scritti, ma vatti a leggere la mia recensione. Anche qui ti divertirai. :P

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  5. Storia geniale e conturbante. Non lo riguardo volentieri perché mi mette angoscia, un pò come Funny Games...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U