giovedì 6 giugno 2013

Signs


Rieccoci qui a parlare della terza fatica cinematografica del mio indianone preferito, ovvero sua eminenza Manoj Night Shyamalan. Che poi la terza non è, se contiamo un paio di film per la televisione e la sceneggiatura per il primo Stuart Little, ma rimane comunque in quella posizione per quanto riguarda l'uscita sul grande schermo. Questo ricordo che andai a vederlo con mia madre in prima media, proprio durante la rassegna del cinema estivo che facevano nel mio paesino, e che ne rimasi lievemente incantato. Allora Shyamalan, insieme a Spielberg e George Lucas, era il mio regista preferito, e fu proprio questo film che mi convinse nel proseguire in quella mia filosofia. Erano anni beati in cui l'ingenuità fanciullesca era padrona della mia mente, e durante i quali queso cineasta non aveva avuto modo di autosputtanarsi in maniera così atroce. Ma come cantano i FolkStone, restano i frammenti, quindi forse è meglio godere finché possiamo dei frammenti passati di una carriera declinata (purtroppamente...) così in fretta.

Graham Hess è un reverendo che, dopo la morte della moglie, ha perso la fede. A sconvolgere la sua monotona e triste esistenza però è la comparsa di un immenso cerchio nel grano, che sembra essere l'annuncio di un'imminente invasione aliena. Che la cosa abbia direttamente a che fare con la sua fede?

Come per la politica, io i film che vertono su una convinzione religiosa tendo a lasciarli da parte. Inconsciamente la cosa mi sembra che faccia prendere una posizione specifica all'intero progetto, privandolo in parte delle molte questioni filo-psicologiche nelle quali potrebbe andare incontro. Che poi la religione sia un tema portante essa stessa mi va anche bene, ma basta che sia trattata in termini vaghi e non con fasi di totale assolutismo verso una dottrina specifica. Cosa che fortunatamente qui si evita in extremis (no, non sto parlando del virus di Iron Man 3), altrimenti mi sa che il mio giudizio sarebbe stato molto diverso. Forse la cosa di deve anche alla particolare etnia del regista, per quanto l'India sia stata per molto tempo una colonia inglese, perché si guarda alla religione in termini abbastanza distaccati, e senza delle iconografie cattoliche/cristiane così marcate. Certo, il protagonista è un pastore (protestante mi sembra, poiché era sposato ed ha figli), ma il Dio a cui si rivolge viene visto un po' come un qualcosa di astratto non solo nella forma e nell'evocazione, ma anche nell'intenzione. O almeno, questa è l'impressione che ho sempre avuto. Non l'ho mai registrato come un film di propaganda, e sono quindi be disposto ad ammetterne i molti pregi. Ma anche i difetti, che si bilanciano in parità, formando un equilibrio compatto per un prodotto forse imperfetto ma più che dignitoso. Shyamalan qui diventa nuovamente autore completo [soggettista, sceneggiatore e regista - vai di tris!] e riprende un po' gli stereotipi che avevano decretato il suo passato successo. Di nuovo dei personaggi depressi e non in sintonia con il loro mondo (per Il sesto senso e Unbrakable c'era un Brus Uillis che aveva fallito come psicoterapeuta e supereroe, qua invece mel Gibson che perde la fede), stavolta mettendosi a narrare le gesta di un prete che ha perso la fede. Un nuovo personaggio silenzioso e che deve cercare la propria missione per uscire da una vita che sembra più non appartenergli... insomma, il tizio comincia un po' a ripetersi. Il che non è per forza un male nel vedere un film in maniera a sé stante, però nel seguire cronologicamente una carriera la cosa comincia a farsi sentire. Ma posso comprendere, è un marchio di fabbrica, e dopo tutte le lezioni all'Accademia di Comics sul viaggio dell'eroe posso ben capire che a lungo andare le scelte siano limitatamente limitate. A conti fatti quindi il film presenta dei rodati stereotipi di ferro, ben integrati nel loro ambiente, e motivati da una psicologia precisa e delle problematiche non indifferenti. Mi è piaciuto anche il personaggio del fratello, interpretato da Joaquin Phoenix, che reagisce alla crisi familiare con un comportamento che mi ha dato molta tenerezza - ma non sono da meno i due bambini. Stavolta ha una sua dimensione rilevante anche l'umorismo, che smorza di molto la tensione forse eccessiva nella prima parte, più parlata che altro, oltre a dare dei momenti buffi che non sfociano mai nel ridicolo, cosa che male di certo non fa. Ciò che ho visto meno invece è il senso della regia, che non riesce a dare sempre un ritmo particolarmente sostenuto come nelle due opere precedenti, e certe sequenze sembrano proprio messe lì per allungare un po' il brodo. Che poi Shyamacoso abbia sempre favorito i cammei è una cosa risaputa, ma qui prova a fare anche l'attore e... beh... i risultati sono quello che sono. Diciamo che il doppiaggio aiuta molto. Senza contare che l'idea di rivalsa finale (a me è piaciuta molto) è ben congegnata, ma il ridurre il tutto a "Dio pensa a tutto quando fa le cose" mi è sembrato riduttivo. Non da diventare propagandistico, ma è quasi borderline come cosa. E ripeto che io contro le religioni non ho nulla, solo che in campo artistico mi sembrano limitanti.

Conferma la sua passata lezione: il genere è un contorno per narrare le emozioni dei personaggi. E lo fa bene. Con qualche pecca e qualche pregio, ma in maniera dignitosa. Il futuro tracollo era ancora lontano mille miglia, prima dell'inaspettato semi-capolavoro.


Voto: 

8 commenti:

  1. Considerando che per me quando parlo di film sugli alieni il mio pensiero e il mio cuore vanno subito ad Alien e a Predator e ai film a loro dedicati ;-)

    Detto questo, posso affermare che Signs è uno dei film più interessanti e anche inquietanti riguardo il tema "invasioni aliene".
    La tensione non lascia mai lo spettatore, la regia di Shyamalan è molto ispirata e il cast è ottimo.

    Unica pecca, appunto, il finale, io a differenza tua ho abbastanza in antipatia le religioni quindi questo finale molto bigotto e propagandistico mi ha infastitidito.

    Per il resto però nulla da dire, GRAN BEL FILM

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    1. E per una volta concordiamo, quasi... finalmente! XD

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  2. Manoj? Si chiama Manoj? Fa strano pensare che il mio acerrimo nemico abbia un nome! (E va bene, Signs è bellino..)

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  3. Io l'ho trovato geniale. Adoro il modo in cui Shyamalan mette(va) all'interno dei suoi film la componente religiosa. In un certo senso questo "Signs" non è altro che un recupero della propria fede. Uno sci-fi che ti fa la morale? Va visto assolutamente.

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  4. Film che si perde un po' per strada ma che comunque riesce a lasciare qualcosa. E' uno di quei casi nei quali, dopo la visione, ti chiedi "è una semischifezza o un semicapolavoro?"

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    1. Ma nessuna delle due. E' un bel film. Punto.

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