mercoledì 5 giugno 2013

Unbreakable - il predestinato


Che io sia un fumettaro è cosa ben risaputa. Confesso che seguo molte testate Marvel, insieme agli speciali annessi, e che attendo sempre l'uscita di nuovi film dei supereroi con estremo fervore. Ma non sono un nerd. Un nerd a mio parere è una cosa molto brutta, e per certi versi do perfino ragione a quei bulletti che li sottomettono fra i banchi di scuola. Essere fumettari è avere una passione, il fumetto, la nona arte, leggerla con passione e arrivare addirittura a studiarla e sviscerarla, in certi casi. Essere nerd, semplicemente, vuol dire essere dei fissati. Fissati su cazzate, perlopiù. I nerd sono quelli che criticano lo Spider-man di Raimi perché non ha i lanciaragnatele (ignorando un aspetto psicologico non indifferente), e che per la presenza degli stessi osannano The Amazing Spider-man. Stessa cosa per quelli che criticano il finale del film di Watchmen non tanto per delle eventuali ripercussioni psicologiche che si estraniano dal volere di Moore, ma solo perché è diverso da quanto su carta. Questa e la differenza. E mi fa piacere constatare che, se Shyamalan ha mai letto fumetti, è stato un fumettaro e non un nerd.

David Dunn è l'unico superstite di un terribile incidente ferroviario. La cosa strana è che lui non solo è sopravvissuto, ma è uscito da quell'esperienza totalmente incolume, come se nulla fosse accaduto. La notizia ovviamente fa il giro di tutte le reti e questo porta David a incontrare Elihja, direttore di una galleria di fumetti affetto da una particolare malattia che rende le sue ossa molto fragili. Questi è convinto che David sia un supereroe, come nei fumetti che ama, e sembra intenzionato a concincerlo della cosa...

Sui supereroi si possono dire molte cose. Sono pacchiani, infantili, stupidi e ridicoli... ma sono dotati anche di una loro umanità. Non sopporto chi denigra il genere, perché la stessa cosa si può fare anche con tutte le altre tipologie narrative, come il western o l'horror. Pure la fantascienza può essere infantile, eppure abbiamo avuto opere come 2001 - odissea nello spazio e Blade Runner, mentre nel fantasy abbiamo avuto la celeberirma trilogia di Tolkien p quell'assurdità sperimentale che è stata La Torre Nera di Stephen King. Questo perché tutti i generi, se trattati con la dovuta intelligenza, possono essere qualcosa di più di quello che appaiono a una prima occhiata. Persino le storie di tizi muscolosi in calzamaglia. Basti pensare ai cicli di Frank Miller fatti su Devil o Batman, o al Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons insieme ad altri titoli simili. Questo Unbreakable [che in inglese vuol dire indistruttibile, ma da noi, perché dobbiamo farci riconoscere sempre, ha aggiunto il fuorviante sottotitolo di Il predestinato] altro non è che una visione adulta e matura della genesi di un nuovo eroe, raccogliendone tutit i topoi del racocnto di genere e immettendoli in un contesto realistico. Tutti osannano il Batman di Nolan? Bene [o Bane], qui il realismo è ancora più estremo e meno decorativo, perché non ci sono manco tuta e mantello. Come nel precedente lavoro, Il sesto senso, con questa sua opera seconda Shyamalan riconferma che alla fine il genera narrativo non è che un container per quelle che sono le vicende umane che si muovono al proprio interno. Qui vediamo nuovamente due persone agli antipodi, un Bruce Willis nuovamente silenzioso e claudicante e un Samuel L. Jackson ossessionato dalla propria fragilità fisica. Uno diverrà guida e l'altro allievo, come la migliore tradizione vuole, fino a che il destino non si compirà in un finale angosciante e totalmente inaspettato. Dunn è un uomo silenzioso, insoddisfatto, che si muove in maniera quasi apatica. Ha una missione da compiere e da giovane poteva diventare una promessa del football se non fosse stato per un incidente, ma si è imposto un ruolo sociale di marito e di padre di famiglia. Forse è stato proprio questo suo sottrarsi dai doveri che lo rende così triste e poco propenso al dialogo, forse è perché è lontano da una missione alla quale era destinato che la sua vita sta andando a catafascio. Elihja invece, pur essendo un caso umano simile, è sul lato opposto del binario - se mi permettete il gioco di parole. E' un individuo che il proprio particolare 'potere' l'ha sempre sofferto ed è stato proprio quello a mandare in malora la sua esistenza già nei primi anni di vita. Per fuggire alla sua condizione (e forse anche a uno dei tagli di capelli più brutti della stria del cinema) si è rifugiato nei fumetti, grazie all'intervento della sua amorevole madre, unica certezza della sua vita. Due personaggi ben descritti e iconici a favore di una storia solida e ben gestita. Qui Shyamalan compie una personale evoluzione non solo come scrittore, ma anche come regista. Il trattare di tematiche che vengono dal mondo dei comics ha insegnato al cineasta finto-indiano a trattare meglio i colori, ha dare un dimensione cromatica sia con gli elementi che con la fotografia, quindi aspettatevi delle variazioni cromatiche mai invasive ma comunque utili e vitali a rinvigorire il senso di alcune scene, insieme a dei movimenti di macchina e a un montaggio molto interessanti - sì, sto parlando soprattutto della scena di quando Elihja da bambino scarta il primo regalo avvolto nella carta viole, piccolo leitmotiv della pellicola. Non male manco le musiche di James Newton Howard, qui con una loro presenza leggermente più marcata e che si effigiano di una natura lievemente elettronica, che nell'insieme si sposa alla perfezione con gli effetti sonori di alcuni passaggi fondamentali.

Gli eroi esistono, e sono in mezzo a noi. Sono solo difficili da vedere. Più facili da reperire sono le storie supereroistiche di qualità, presenti in maniera molto maggiore rispetto a quello che molti pensano. In parte, questa è una storia di supereroi. Ma rimane un piccolo, grande film indistruttibile.


Voto: 

5 commenti:

  1. Un passo indietro rispetto a SIxth Sense, ma cmq un buon film

    La mia classifica dei film di M. Night dal migliore al peggiore

    Il sesto senso
    Signs
    E venne il giorno
    Unbreakable
    Lady in the water
    The Village

    After earh e l'ultimo dominatore dell'aria non li ho visti (il dominatore non lo guardo manco se mi pagano), se non erro ha diretto anche un paio di commedie a inizio carriera prima di fare il sesto senso

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    Risposte
    1. No ma... "E venne il giorno" prima di questo? O_o nein nein nein!
      L'ultimo blablabla ho il terrore di vederlo, specie dopo aver visto la bellissima serie animata. Terra dopo invece mi ispira un poco, nonostante la presenza della famiglia Smith

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    2. E venne il giorno lo trovo un film molto interessante e anche piuttosto violento per essere un film di Shyamalan.

      After earth lo vedrò quando passerà su sky e per quanto riguarda gli Smith, Will mi piace, è un buon attore, è quello sfigato del figlio che proprio non si può vedere

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  2. Probabilmente il migliore di Shyamalan. Un grandissimo film.

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