venerdì 19 luglio 2013

Il labirinto del fauno

Gli autori ci sono in ogni dove, e non è detto che in quanto tali non sappiano divertirsi. Guillermo Del Toro [no, non è parente del calciatore] è un regista che possiede uno stile visivo unico ed una sensibilità molto spiccata, ma all'occorrenza sa metterle da parte per darsi a dei puri giocattoloni, peraltro cinematograficamente molto validi. Ne sono un esempio il recente Pacific rim o Hellboy 2, che pur avendo pretesi decisamente poco artistiche o di spessore possono vantare un'anima e, soprattutto, un cuore pulsante. perché Del Toro fa così, mette passione anche nei progetti che lo riguardano solo marginalmente, e ce ne mette ancora di più un quelli che riesce a ideare lui stesso. Quindi è per questo che possiamo vantare un simile gioiellino di tecnica narrativa e sentimento, una delle pellicola più belle che ho visto negli ultimi anni e che ancora oggi sa scaldarmi il cuore.


Spagna, 1944. La madre della piccola Ofelia si sposa con un generale franchista, rimanendone incinta. Le due lo raggiungono alla roccaforte dell'esercito, in mezzo ai boschi, cosa che fa molto soffrire la bambina dato il carattere duro e autoritario del patrigno. Le toccherò rifugiarsi quindi nel suo mondo di fantasia, ma un giorno un fauno viene a farle visita...

Questo film è l'ideale secondo capitolo di una trilogia non ufficiale ancora da terminarsi. Il primo era il delicato La spina del diavolo, che come questo progetto vedeva la rilettura della storia spagnola in chiave horror. Anche qui abbiamo la guerra, il regime franchista alle porte e tutti gli orrori che questi elementi possono presentare, contrapponendosi quindi a quelli di 'fantasia' mostrati dalla verve creativa del regista messicano. Qui abbiamo gli stessi ingredienti, solo che cambiano le location, la tecnologia e l'esperienza registica. E' innegabile infatti che il film, nonostante il budget abbastanza misero, possegga uno stile visivo di innegabile efficacia, che rende degno di essere visto ogni singolo fotogramma. A rendere completa questa magnificenza visiva non è solo e semplicemente l'intuito del regista nel mettere a macchina da presa nelle giuste angolazioni, ma anche la fotografia di Guillermo Navarro che riesce a dare il giusto tono a ogni situazione. Abbiamo quindi i colori accesi del giorno per quanto concerne la quotidianità contadina, e le claustrofobiche tonalità dark del mondo onirico. Che poi sarà che i darkettonismi mi hanno sempre fatto sborrare a spruzzo, ma qui tocchiamo vette davvero alte. E non solo per lo stile gotico delle riprese e delle location, ma proprio per la fantasia che il regista e sceneggiatore ha saputo mettere in ogni particolare. Il fauno che da il titolo alle versione italiana non è ricostruito al computer [gli elementi digitali, come le fatine, risentono dei costi produttivi, purtroppo], è un attore abilmente camuffato, e vi sfido nel notare tutti i particolari che compongono il su corpo - a me per esempio avevano affascinato i disegni sulla fronte e il pelo simile alla corteccia di un albero. Lo stesso dicasi anche per gli altri mostri che, rospo gigante escluso, hanno una loro inventiva o rilettura [come nel caso della mandragora] da farli diventare non solo degli elementi tipici della mitologia o del folklore, bensì delle opere personali ed esclusive del caro Guillermo. E se questa per voi non è una chiara prova di talento, beh, forse fate meglio a darvi al ping pong che al cinema. Vero fiore all'occhiello della pellicola però non sono solo le stupende scene, ma anche la storia alla quale sono legate, la quale, ironia della sorte, non offre proprio nulla di innovativo, ma come succede spesso coi film di questo regista si fa amare proprio per questo. Del Toro è la prova che non è la storia a farla da padrone (sia l'opera in questione un libro, un film o un fumetto) bensì l'utilizzo che si fa della stessa. La classica fiaba fantasy è presa per essere immessa in un ambiente a essa estraneo, e la si usa come canovaccio per raccontare un percorso di crescita interiore non da poco. Si usa la fantasia per raccontare la guerra, e la guerra per raccontare di come possa essere sofferente la crescita - ma anche il conflitto bellico in sé. Curioso poi come il partito fascista, che vuole 'normalizzare' il mondo, tenda a riconoscersi nella figura del crudele generale padrino di Ofelia che vuole applicare lo stesso sistema sulle fantasia della figliastra. Il risultato è quindi un film ibrido, che forse proprio per questo si farà odiare da una parte di pubblico, ma che finirà per farsi amare dall'altra. Forse proprio da coloro che sanno realmente osservare, citando il finale del film - che, lo ammetto, mi ha fatto versare qualche lacrimuccia. Mi ha fatto sudare dall'eccitazione invece vedere gli extra dei dvd, dove si può vedere tutta l'artigianalità dell'operazione (il palazzo delle fate che si vede a inizio film non è fatto al computer...).

Finora il più bel film del regista. Alle volte mi viene da pensare come sarebbe potuto essere Il prigioniero di Azkaban o un qualsiasi capitolo della saga del maghetto ricchione se il mio ciccione preferito avesse preso le redini del progetto. Ma intanto c'è questo film, che basta e avanza da solo.


Voto: 

13 commenti:

  1. Bello bello un Del Toro completo come non mai!

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  2. Film bellissimo e toccante, senza dubbio il migliore di Del Toro.

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  3. Per me capolavoro, violento e dolce, commovente e spietato. Una favola che io adoro rivedere, anche se mi strazia il cuore.

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  4. Bello, bello, bello, bello. Ma adesso mi hai fatto venire la fissa di Azkaban girato da Guglielmino e mannaggia la miseria che capolavoro sarebbe stato!

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  5. Gran bel film. Ricordo che mi colpì tantissimo all'epoca: non tanto per il parallelo, abbastanza evidente, tra gli orrori della dittatura e la bambina che cerca di rifugiarsi in un mondo alieno. Quanto per lo stridente paragone tra l'innocenza infantile e un mondo degli adulti fatto, appunto, di malvagità e odio. Tanto da chiedersi quale sia il mondo vero...Pellicola molto, molto più complessa e affascinante di quello che appare. Sapiente uso degli effetti speciali e sceneggiatura di ferro. Peccato che Del Toro non abbia in seguito mai più saputo ripetersi a questi livelli, nemmeno con l'ultimo 'Pacific Rim'...

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    1. Più che altro dopo ha sempre fatto lavori su commissione. Io aspetto che ritorni con un progetto suo al 100%

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  6. Molto bello, come ha giustamente detto Frank un film che è violento e dolce allo stesso tempo.

    Per me però il top di Guillermo resta Mimic, si lo so, quel film piace solo a me e forse ad altre due persone in tutto il mondo, ma che ci posso fare.....

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    1. Ti dirò, a me ha saputo aggradare, pur nei suoi (molti) limiti. Ma il suo stile anche lì ne esce integro

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  7. Decisamente il capolavoro serio di Del Toro. Poi c'è Pacific Rim che il suo capolavoro cazzone.

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    1. E che cazzone!
      ... Sì.... insomma... hai capito che volevo dire...

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  8. C-A-P-O-L-A-V-O-R-O. Lo adoro. La scenografia, la musica, la trama, tutto.
    Una bambina che viene da un altro mondo o che cerca solo di sfuggire alla realtà terribile che sta vivendo? Mi piace il dubbio che insinua, commovente, triste e pieno di speranza allo stesso tempo.
    L'uomo pallido poi, trovo che meriterebbe un oscar alla mostruosità. Non è possibile concepire un mostro che più ti faccia cagare in mano, non si può. È un capolavoro.
    Mi piace il tuo blog, anche a me piace molto il cinema, tanto che lo studiai. Credo che spulcerò il tuo blog ben bene appena ho tempo. A presto :)

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    1. Grazie mille, ricevere complimenti simili fa sempre piacere :) sto spulciando pure io il tuo e mi sta incuriosendo.
      Stai in guardia, ti tengo d'occhio!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U