martedì 16 luglio 2013

Iron man: rise of the Technovore


Una volta tanto ci sono delle passioni che riescono a collimare. E quando hai un bel tris di cinema, anime e comics, allora non puoi che rallegrarti. Tre mondi così' distanti fra loro e apparentemente inconciliabili sembrano unirsi in questo Iron man: rise of the Technovore, film d'animazione che sembra rifarsi a una felice collaborazione fra la Madhouse, casa di animazione giapponese che ci ha regalato diversi capolavori, e la multinazionale delle letture da cesso Marvel. Io ho avuto modo di vedere le serie dedicata ai Figli dell'Atomo, gli X-men, che devo ammettere mi è garbata parecchio, grazie anche a una storia che riprende i passaggi fondamentali della continuity marvelliana dedicata ai mutanti per una storia che pur non essendo un capolavoro intrattiene con piacere. Molto peggio è andata con la mini dedicata ad Iron man, smerdata anche da un chara davvero pessimo, ma sapete bene come l'ho sempre pensata su quel personaggio - leggete qui. Fatto sta che qualche sera fa avevo voglia di bearmi nell'universo fumettoso che tanto amo, ergo questo film cadeva a fagiolo.

Tony Stark continua a fare la sua vita da multimiliardario e supereroe, ma non tutto può andare sempre liscio. La minaccia ora sembra essere il fantasma di Ezekiele Stane, che sembra aver creato una biotecnologia in grado di sconfiggere l'armatura. Con un attentato fa ricadere la colpa sul nostro, a tal punto che lo SHIELD arriva a dargli la caccia. Tony dovrà fare una lotta contro il tempo, fino a scoprire che...

Ripeto ancora che non sono mai stato un fan di Iron man, e che dei film a lui dedicati me ne è sempre fregato ben poco. Pure il rilancio per Marvel NOW! con la penna del Gillen che aveva curato la testata degli X-men non mi alletta molto, quindi la visione di questa pellicola è dovuta al mero bisogno di vedersi un qualcosa di vagamente nerd (anche se odio quel termine quasi più di Iron man) a supporto dell'animazione nipponica. Strano a dirsi, però, pur partendo con delle aspettative così basse il film è riuscito a deludermi come solo pochi hanno saputo fare. Seriamente, mi è quasi venuta voglia di andare da regista e produttori per prenderli a pisellate in faccia. La storia presenta quindi il classico canovaccio supereroistico, con minaccia che incombe, l'eroe che se le piglia all'inizio, le varie indagini con combattimenti e coinvolgimenti di altri comprimari del Marvel Universe, fino alla battagliona finale. Una cosa così rodata che anche un bambino con la bicicletta a rotelle potrebbe farlo senza sbagliare, un qualcosa di così elementare che anche uno degli sceneggiatori più scrausi della terra riuscirebbe a creare coi dovuti aiuti una storia decente e rasentante la sufficienza. Qui invece abbiamo a livello di scrittura un ritmo decisamente altalenante, con molte scene abbastanza inutili che coinvolgono diversi minuti di visione, fino a dei dialoghi davvero insopportabili. Che poi bisognerebbe approfondire per verificare se si tratti o meno di errori di traduzione e doppiaggio (altra cose, le voci mi sono sembrate davvero fuori luogo), ma in qualsiasi lingua e in qualsiasi contesto le citazioni da Nietzsche messe così alla cazzo mi hanno davvero infastidito. Insomma, se vuoi fare un discorso serio e filosofico, fallo bene. O semplicemente, non farlo. E non ditemi che filosofia e supereroi non vanno d'accordo, perché se ce l'hanno fatta con Spock in Star Trek allora ce la possono fare davvero tutti. Ma se la pseudofilosofia non ha un senso e viene messa casualmente, allora diventa semplicemente inutile e irritante. Che i riferimenti nei film e nei cartoni sono sì belli, ma devono avere un senso. Qui purtroppo non si salva manco la regia, che in certi punti appare davvero casuale e infantilistica a livelli infimi, togliendo tutto il bene che una buona animazione sapeva creare. E manco queste poi sono esenti da veri e propri commenti negativi, perché il distacco fra CG e animazione tradizionale è troppo netto, e in certi punti quest'ultima ha risultati davvero dilettanteschi. L'incazzatura poi è ancora maggiore quando mettono in mezzo il Punitore, un personaggio che ho imparato ad amare grazie ai cicli di Garth Ennis, in una parte davvero ridicola e senza senso - che poi come fa Stark a sapere che si trova lì? Insomma, risultato davvero infimo, che non intrattiene e non riesce manco a restare nei limiti della sospensione dell'incredulità, e quando in un cartone animato giapponese sui supereroi ti fa fare troppe domande circa certi andamenti non proprio idonei nello svolgimento vuol dire che c'è qualquadra che non cosa... Insomma, in casi come questo ci vorrebbe davvero poco per creare una storia forse non memorabile ma comunque che riesce a portare a casa la sufficienza, ma toppare così alla grande non è da tutti. Men che meno da quelli dello studio Madhouse, che sono stati in grado di mostrare al mondo il talento visivo ed artistico di Satoshi Kon, quindi non proprio i primi stronzi che passano. Ma sembra che dopo gli ultimi successi la Marvel non abbia voluto curare troppo questa piccola operazioncina a margine.

Il che è un peccato, perché viste le tematiche che saltano fuori alla fine le possibilità di creare qualcosa di interessante c'erano. Ma purtroppo è andata così. Valli a capire 'sti amati/odiati cagariso.


Voto: ★½

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