lunedì 22 luglio 2013

Solo Dio perdona - Only God forgives


Ci sarebbero molte cose da dire per iniziare questa recensione, ma anziché esordire con un qualcosa di intelligente, ironico od arguto, preferisco lasciarmi andare ad un bello sfogo. Questo film l'ho scaricato da un sito di streaming, ho abusato di questo servizio per godermi l'ora e mezza di questa pellicola, e non me ne vergogno. Non me ne vergogno perché avrei davvero voluto spendere soldi per favorire il lavoro di un regista che apprezzo molto, ma la cosa mi è stata impedita. Io vivo in Trentino, che è una regione non particolarmente avvezza alla vita ,ondata, e certe proiezioni troppo 'raffinate' ce le perdiamo. Il cinema più vicino che lo trasmetteva era a Bolzano e, scusate, ma per quanto amore cinefilo possegga, non me la sento do farmi un'ora di macchina solo per andare al cinema. Che poi è vero, non c'è passione senza sofferenza, ma siccome andare al cinema non costa poco, se poi ci aggiungiamo la spesa della benza in una macchina come la mia nella quale non c'è il climatizzatore, allora siamo ben fottuti. Quindi, cari distributori, me lo sono scaricato in barba alle vostre esigenze del cazzo. E se volete che la gente vada al cinema, le pellicole degli autori che contano distribuitele di conseguenza. Ecco, ho finito...

Jules gestisce col fratello una palestra a Taiwan, che in realtà è una copertura per lo spaccio della cocaina. Quando il fratello viene ucciso per aver violentato e fatto fuori una prostituta minorenne, la madre dei due viene sul posto e ordina a Jules di vendicarlo. Jules, sottomesso al volere materno, cercherà di andare avanti nel vortice di vendette che su verrà a creare.

Dopo il successo di critica e visibilità di Drive, tutti quanti si sarebbero aspettati un prodotto similare. E non solo perché c'è Ryan Gosling come attore protagonista (che, effettivamente, dal comportamento in minima parte ricorda proprio il driver), ma perché quando un autore trova una forma stilistica che gli da il successo, solitamente tende a virare sempre su quella medesima formula vincente. Qui invece il mio hipster danese preferito sposa le atmosfere del suo passato Valhalla rising, scelta che ai più forse può apparire straniante - anche perché solo io sembro aver apprezzato quel film in maniera particolare. I tempi sono molto più lenti e le inquadrature molto più statiche rispetto al suo passato lavoro, e si vira verso alcuni passaggi meta analitici che, se in uno sfondo simil-fantay o simil-storico potevano funzionare, nell'ambiente della mala thailandese lasciano abbastanza straniti. Ha lasciato stranito persino che, che di vedere stranezze sono ben abituato. Si parla pochissimo, tutto è lasciato alle azioni e alle non-azioni dei personaggi, a favore di un ritmo davvero lento che alcuni potranno anche trovare molto soporifero, per dare poi tutto il tempo alla visionarietà del regista di esprimersi in tutto il suo splendore - curiosità: abbondano le tonalità rosse perché è l'unico colore che Refn, a causa del proprio daltonismo, riesce a percepire. E c'è molto da vedere in questo film, purtroppo anche a discapito della storia. L'abbassamento di budget (quattro milioni di dollari contro i quindici del suo personale Fast & furios) ha permesso una piena libertà creativa, ma purtroppo è il caso di dire che in certi casi un po' di paletti avrebbero fatto bene. La trama è quella di un B-movie malavitoso come tanti, solo infarcita delle tematiche care al regista. Forse troppo care, e in numero sovrabbondante, tanto che in certi punti vengono trattate con eccessiva superficialità e in maniera abbastanza caotica. Tutto va a riassumersi nel bisogno umano di cercare la violenza, che l'uomo è un essere violento per natura e ogni cosa, nella sua storia, risponde a uno specifico cerchio che si concluderà sempre in un bagno di sangue in grado di ricondurlo al ventre materno d'origine. In questo girone dantesco Gosling interpreta - ancora una volta - un uomo senza emozioni, che non batterà un occhio quando il fratello (una carogna, ammettiamolo) morirà, ma che farà di tutto quando la madre gli dirà di vendicarlo. Un complesso edipico che gira intorno al personaggio di Kristin Scott Thomas, davvero trash e schizoide come poche, e che regala alcuni dei momenti più curiosi del film. Il contatto finale fra i due, per quanto breve, è molto intenso e drammatico, anche se purtroppo gli è stato dedicato troppo poco tempo. Perché alla fine il tempo qui è riservato solo al giudizio, riservato però solo e unicamente a Dio. Solo Dio perdona, solo a Dio è concesso avere l'ultima parola su quelle che sono le terribili disfatte degli uomini. Dio forse può riconoscersi nei panni del poliziotto giustiziere che ammazza tutti secondo un suo distorto filo logico, un essere abbastanza inquietante e ambiguo che si porta con sé sempre una katana (sempre, e dico sempre!) e che pone fine alle malefatte di uomini a volte peggiori, a volte migliori di lui. Lo stesso uomo che non ha emozioni quando gli viene uccisa la moglie e che canta una stranissima canzone dopo ogni omicidio. La violenza quindi ha un grande spazio all'interno di questo film, e anche quando è poca si fa sentire molto. Refn quindi dimostra di saperla rappresentare in tutta la sua crudezza, ma a questo giro esagera e fa uno slaloom autoriale che non gli si può dire riuscitissimo. Almeno solleva alcuni interrogativi, che è quello che ogni film dovrebbe fare.

Non deluso ma neanche soddisfattissimo. E' un film nato per dividere, e quindi so che molti lo ameranno o lo odieranno. Io come al solito mi sono messo nel mezzo, ma non è un titolo che consiglierei a tutti.


Voto: 

9 commenti:

  1. A me è piaciuto, meno bello di Drive, anche perchè assai diverso, ma ha delle scene molto suggestive e affascinanti.
    Refn è un gran regista

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  2. Anch'io sono nel mezzo. E anch'io guardo molti film in streaming, con questi pochi soldi che ci sono non posso andare sempre al cinema, questo è una fatto e non dovresti vergognarti di guardare film in streaming, come non me ne vergogno io.
    Comunque veramente un filmone con un filone di messaggi davvero poetici in mezzo a grandi bagni di sangue.

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  3. Il film non l' ho visto però lo metto in lista sicuramente. Capisco benissimo la questione sullo streaming. Non avere un cinema vicino che dia le pellicole che vorresti per forza ti costringe allo streaming. Lo fanno tutti per varie ragioni e se da una parte è comprensibile dall' altra forse sarebbe meglio evitare se possibile.

    Passa da me se ti va
    http://lovedlens.blogspot.it

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  4. Winding Refn ormai fa i film con lo stampino. Cambiano le ambientazioni (qui siamo in Thailandia) ma la solfa è sempre la stessa: e direi che comincia un po' a stancare... Il solito eroe bello e silente (Ryan Gosling, ormai macchietta di se stesso), la solita violenza a fiumi, i soliti ritmi lentissimi e dilatati... può andar bene una volta ma alla lunga ci si annoia. E non poco.

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    1. Mah, un film come questo è MOLTO diverso da Drive, Gosling in questo film non è un eroe, tutt'altro, in Drive lo è ma qui non.
      I ritmi in questo sono un po troppo dilatati è vero, ma a parte questo, Refn è un grandissimo regista

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  5. Per me un film incredibile, difficile e sfacciato. Non un capolavoro, ma un film che rappresenta un regista.

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  6. Hai ragione non è per tutti! Per me bellissimo e reputo Refn tra i più interessanti nuovi registi. La trilogia di Pusher, Bronson, Valhalla Rising e Drive roba mica da ridere!

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  7. Per me un capolavoro. L'ho visto al cinema e sono stati 90' min di pura estasi. Però non so se sia io a sopravalutarlo o gli altri a sottostimarlo.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U