mercoledì 17 luglio 2013

Un borghese piccolo piccolo


Oggi, 17 luglio 2013, è un giorno triste. Pochi mesi fa ci ha lasciati un maestro indiscusso come Richard Matheson, e pochi giorni fa invece è toccato a Tonino Accolla, storico doppiatore di Homer Simpson ed Eddie Murphy. A morire invece oggi è stato Vincenzo Cerami, uno degli sceneggiatori di punta del cinema italiano, uno che ci ha regalato una piccola perla come La vita è bella, insieme ad altri film. Mi sembrava giusto, nel mio piccolo, tributare la sua scomparsa con questo film. Un film che non è stato sceneggiato da lui, ma che è tratto dal romanzo Il borghese, il primo scritto a portare il suo nome, e che l'ha reso famoso nella penisola. Un film che è un capolavoro, che sa destabilizzare e inquietare anche a distanza di anni. Un film che porta la firma di un altro maestro, quel Mario Monicelli, il re dei cinici e dei disillusi, che ha saputo mettere quella sua visione così pessimistica che ha decretato su celluloide la fine di un'epoca. E quindi un modo più che degno per tributare la scomparsa di una delle menti più preziose del panorama della settima arte nostrana.

Giovanni Vivaldi è un modesto impiegato del ministero del lavoro prossimo alla pensione. Il suo desiderio è quello di sistemare a dovere il figlio Mario, neodiplomato che aspira a un posto da ragioniere, e per farlo le proverà di tutte - arriverà persino ad affiliarsi ad una setta massonica. Quando però il figlio viene casualmente ucciso da dei rapinatori in fuga, il mondo di Giovanni crolla, ed il piccolo borghese quindi preparerà una terribile vendetta.

Non sono padre e, per come la penso ora sul mettere famiglia e roba varia, credo che continuerò a non esserlo a lungo. Però per capire cosa significhi per un uomo [o una donna] la perdita di un figlio, non penso ci voglia molta immaginazione, anche perché purtroppo ho avuto modo di conoscere direttamente delle persone che hanno passato questa terribile esperienza. A colpire maggiormente di questo bellissimo film è, in primis, la vicenda umana che Giovanni deve passare. Un qualcosa di terribile, che però avviene solo a metà della pellicola. L'inizio è emblematico: un uomo e suo figlio a pesca, in una giornata qualsiasi, delle persone qualsiasi che fanno un'attività qualsiasi. Due borghesi che vedono la fine della loro epoca, che come pesci vengono allontanati dalle calme acque della società quando il tempo volge il suo inesorabile cambiamento. Forse un pippone mentale inutile e fuorviante che esiste solo nella mia mente, ma a fine visione mi è rimasta quest'impressione. Dopo questa scena possiamo assistere quindi a quella che parrebbe una commedia, con un Alberto Sordi all'apice della sua magnificenza recitativa che inscena delle situazioni ai limiti del grottesco. Lo vediamo girare in studia stranianti dove può vedere in faccia solo pochi colleghi, fino alla famosa scena dell'iscrizione al partito massonico con corrispettiva bevuta di 'veleno'. Sforzi inumani fatti per amore di un figlio, per garantire alla propria prole un futuro, che vengono resi tutti vani dalla sua accidentale morte. Lì il film diventa a tinte fosche, la comicità improvvisamente sparisce dopo quella mirabolante sequenza, ed è l'inizio di un incubo senza fine. Giovanni troverà l'assassino del figlio e lo torturerà in una maniera inumana. E qui, per sottolineare la vera grandezza di questo film, dico che pur non vedendo delle scene particolarmente cruente o sanguinolente, sarà difficile continuare a guardare il tutto senza essere anche solo minimamente destabilizzati. La tensione è palpabile, ogni singolo attimo è pregno di quella morbosità che solo chi vuole vendicarsi a tutti i costi può provare, facendo respirare a tutti l'insanità del tutto. Perché questo film, nonostante la sua bellezza, è un qualcosa di malato che fa sentire sporchi dentro, quasi fossimo complici delle macchinazioni del disperato padre di famiglia. Superficialmente quindi potremmo dire che questo è un film sulla vendetta [chissà se Park Chan-wook l'ha mai visto...], ma io vorrei dire che non è solo quello. La vendetta è parte integrante della vicenda, ma il suo inizio e apogeo serve a descrivere il finire di un'epoca. Il borghese oramai non è più una figura come poteva essere prima, il benessere del quale godeva l'Italia in quel periodo aveva portato a una standardizzazione della vita e del reddito, e di conseguenza a una comune omologazione che impediva di accedere a dei benefici prima destinati solo e unicamente a pochi. Emblematica a tal punto la scena in cui vediamo scemare la vendetta tanto desiderata dal protagonista con tutte le cause che essa porta, fino allo sfanculamento fatto dal giovanotto col chiodo nelle ultime scene. Manco la vecchiaia era più un privilegio in un'Italia che sembrava essere sempre più proiettata in un mito di successo, e non resta altro da fare che farsi affascinare dal male stesso nel quale inevitabilmente finiamo per imbatterci. Perché, borghesi o no, noi siamo il male, e non ci resta altro da fare che decidere se abbandonarci all'estrema imperfezione di un mondo semrpe più in sfacelo, dimentico delle proprie vecchie tradizioni, o se diventare proprio noi l'ingranaggio gustao che farò tracollare il tutto.

Voglio quindi salutare Cerami alla mia maniera, ricordando quel bellissimo libro che ha scritto e l'altrettanto capolavoroso film che ne è stato tratto. Una delle poche visioni che ho guardato con fatica a causa dello stress mentale che mi ha causato. E che proprio per questo finisce per farlo divenire un capolavoro, insieme a tutto il restio. Un film grande grande! 


Voto: 

4 commenti:

  1. Non potevi scegliere omaggio più grande e significativo. Un film che ti devasta e che a fatica si fa guardare per quanto è grande. Grazie Vincenzo e grazie Jean per averlo recensito oggi...

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  2. Capolavoro. Cerami ci mancherà moltissimo.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U