mercoledì 3 luglio 2013

World war Z


Devo ammettere che di zombi e non-morti vari non sono un vero e proprio patito. Mi piacciono, penso che quello di una metropoli deserta con questo avventuriero che si fa avanti ammazzando non-morti a pallettonate sia affascinante, e magari forse un giorno ci scriverò sopra qualcosa. Ma non mi ha mai preso più di tanto. La serie tv The walking dead mi ha fatto vagamente cacare (il fumetto no, invece), e questo la dice lunga su quanto so essere obiettivo circa i film di questo tipo, dato che tutti i zombi-fan la idolatrano. Certo, ho visto quasi tutti i fil di Romero che parlano dell'argomento ed ho odiato il remake del suo capolavoro da parte di Snyder, ma quelli non fanno testo, credo voglia dire semplicemente capirci qualcosa di narrativa e di cinema. Che motivi avevo quindi di vedermi questo film? Apparentemente nessuno. E sinceramente, manco adesso so perché ho voluto vederlo a tutti i costi. E Brad Pitt non è una risposta, anche perché sono etero - anche se, ora che ha le righe e qualche capello bianco...

Scoppia un virus che tramuta la gente in zombi. Gerry, ex soldato delle forze speciali, per proteggere la sua famiglia si ritrova costretto a entrare di nuovo in azione.

Prima di iniziare la vera recensione, devo spiegare alcune cosette su questo film. Il tutto è tratto da un romanzo di Max Brooks, figlio del regista Mel, da noi passato in sordina ma in America è stato un vero e proprio caso letterario. Io l'ho letto qualche anno fa proprio in inglese, e quindi il ricordo è molto sbiadito e superficiale, quindi limiterò al massimo i paragoni col cartaceo. Fatto sta che dato il successo l'idea di farne un film alletta molti, e sono gli attori Brad Pitt e Leonardo DiCaprio a fare una guerra per accaparrarsi i diritti. Alla fine vince Pitt con la sua Plan B, la distributrice è la Paramount e si sceglie Forster come regista. E a che cazzo scegliere un regista come lui, abituato a fare film drammatici, per un horror? Anche perché nel mezzo ha fatto Quantum of Solace, e quindi... fatto sta che si chiama un mito come Straczynski alla sceneggiatura [si, quello che ha fatto quella mera-vigliosa run di Spider-man e lo Changeling di zio Clint]. Peccato che lo sceneggiatore e la produzione litigano, e quindi si decide di affidare la riscrittura a certo Carnaham, per poi affidarla infine a Damon Lindelof e Drew Goddard, che sono anche due degli scrittori di Lost, fra l'altro. Lindelof è famoso per non averne più imbroccata una dopo la serie, mentre Goddard ha scritto il pregevole Cloverfield e diretto quella cicciofigata de Quella casa nel bosco. Le cose sembrano a posto ma anche qui ci sono mille disguidi, tantoché a metà riprese si deve girare tutto perché la produzione non p contenta. Una volta arrivati in sala di montaggio, finalmente, si può tirare un sospiro di sollievo... ma per ragioni che ancora mi sfuggono la distribuzione viene ritardata di un anno, e solo in tempi recenti ha potuto uscire nelle sale. Insomma, sette anni di cazzi e mazzi vari,  ma alla fine ce l'hanno fatta. Come nella pubblicità dell'Amaro Lucano. E ne è valsa la pena? Nì. Il film non è da buttare come mi hanno detto tanti. La storia è classica, così classica che così classica non si può, ma presenta quei solidi stereotipi molto efficaci che male non fanno. Posso dire inoltre che parte abbastanza bene e riesce addirittura a mostrare dei momenti molto fighi, facendo quello che dovrebbe fare un semplice film: intrattenere. Peccato però che lo avevano pubblicizzato come la figata del secolo, e le scene presenti nei numerosi trailer facevano salire molto l'hype per chi si aspettava delle scene particolarmente esagerate - alcune delle quali, non so perché, nel trailer sono anche più lunghe di molti secondi. Il problema delle suddette scene infatti è che da vedere così, slegate dal resto, valgono da sole la visione, ma dentro al film non godono di una loro egemonia specifica. Forster conferma nuovamente che la sua specialità sono i film drammatici, perché le sequenze d'azione non vivono di luce propria. Certo non sono dirette male, e raramente scadono nel confusionario, peccato che siano talmente scolastiche da non esprimere tutta l'esagerazione che sembrava essere presente negli intenti originari. Senza contare che, da quel che ricordo del libro, non capisco da dove spunti fuori il personaggio [ehm... protagonista] di Gerry, e che mi ha fatto molto incazzare che sia stata omessa la Cina come fonte del contagio per evitare diversi tipi di censura, dimostrando molta mancanza di palle. Tutto sommato però la visione non è troppo disturbante, sia in termini di scene splatter [e qui sta un'altra mia lamentela, perché in questi tipi di film un minimo di grand guignol ci vuole] che di orrori visivi. Passa e va, in maniera indolore, ma anche facendo ricordare poco di sé. Se non altro tiene alta l'asta della nostra bandiera l'attore Pierfrancesco Favino.

Poteva essere una gran figata, invece è il 'classico film'. Senza infamia né lode, ma verso la fine si ha proprio l'impressione di aver visto qualcosa che di sicuro si sarà scordato il giorno dopo.


Voto: 

2 commenti:

  1. Altro film che non ho voluto vedere al cinema, proprio perché molti ne hanno parlato malissimo. Tu ti metti nel mezzo ma a sto punto si recupera in dvd...

    RispondiElimina
  2. filmetto passabile, leggero leggero, la sufficenza la prende, ma non di più.

    QUella su Walking dead non la volevo sentire, AMO quella serie

    RispondiElimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U