mercoledì 14 agosto 2013

Avalon


Una delle cose che ha condizionato la mia passata vita di moccioso tendente a una forma di nerdismo quasi autodistruttiva, è stato quello di informarmi. Mi piaceva una cosa? E allora andavo a cercare cos'altro aveva fatto il suo ideatore. Tal altra cosa era tratta da un romanzo/fumetto di chissà-il-cazzo-chi? E allora andavo a leggere il tutto. Un giorno in un tabacchino della mia zona vidi che quelli della One Movie (gli stessi di quella perla di Fish Tank) avevano fatto una strana offerta: tre dvd a dieci auro, fra i quali c'era pure questo Avalon. Io ovviamente stavo snobbando il tutto quando vidi capeggiare sulla copertina del dvd il nome di Mamoru Oshii, lo stesso geniaccio nipponico che aveva contribuito alla creazione di un capolavoro senza tempo come Ghost in the shell. Il vedere cosa questo pazzerellone con gli occhi a mandorla avrebbe creato con un live action era forte, quindi senza pensarci due volte comprai a scatola chiusa i tre dvd solo per accaparrarmi questo - ancora oggi non so quale fosse il titolo degli altri due o che fine abbiano mai fatto...

Siamo nel classico futuro non molto lontano. In un ambientazione di stampo europea post apocalittica, vediamo come i giovani allo sbando oramai focalizzino tutte le loro energie su Avalon, un gioco di realtà virtuale che però offre per chi sa giocare davvero bene dei mezzi di sostentamento. C'è però il rischio di perdersi nei meandri della realtà virtuale, e di non ritornare più indietro. Ash è una ragazza che apparteneva alla squadra Wizard, separatasi puoi quando Murphy decise di accedere a un'area segreta del gioco, divenendo un disperso. Ancora oggi la ragazza spero di ritrovare l'amato, ma un giorno...

Una cosa è indubbia: questo è un film di Mamoru Oshii. Le sue tematiche ci sono tutte, ma senza alcun dubbio si riconosce il suo confermatissimo stile visivo che rimane immutato anche in questa inedita versione live action. Abbiamo i suoi tempi lunghi e lenti, le speculazioni filosofiche insite nella storia stessa e pure negli elementi di contorno, i personaggi apparentemente smorti che si muovono in un mondo in degrado e che sono alla ricerca di una qualche realtà superiore. Insomma, Oshii rimane fedele al proprio stile al cento per cento senza scendere a compromessi, tanto da farci dimenticare che in passato si è dedicato a cosa come Lamù o Dolce signora Minù - che guarda caso erano i miei cartoni preferiti da piccolo. Sarebbe dovuta essere quindi la gioia otaku di ogni piccolo moccioso nippofilo come ero io all'epoca, ma non tutto finisce come avrebbe dovuto. Certo, le speculazioni filosofiche ci sono, sono tutte molto interessanti e ben argomentate, e pure la storia ha un'interessante sviluppo, ma sia dal lato tecnico che da quello più artistico ci sono delle dovute mancanze che mi sento costretto a segnalare. Il ritmo è infatti fin troppo lento, tanto che in certi casi si sofferma su alcuni particolari di dubbia importanza togliendo così molto ritmo al film, che procede a singhiozzo per più di un tratto. Altra cosa che mi ha leggermente infastidito è il suo essere criptico a tutti i costi, e infatti anche i particolari insignificanti nominati poco fa sicuramente in qualche modo fanno parte di un significato più grande che a una prima visione non si riesce a cogliere. Che poi si sa, quella dell'incasinarsi è una cosa tipica di Oshii, ma almeno nei suoi due capolavori sulla squadra robotica più famosa d'oriente, il tutto era compensato da un ritmo tutto sommato attivo ed a delle scene visive che rasentavano il miracoloso. Qui invece vediamo che il regista non è abituato a dirigere film con attori in carne ed ossa, e molte scene (soprattutto all'inizio) sono altamente fuori luogo perché sembrano pensate attivamente per un cartone animato. Questo è un sonoro limite che incerti tratti mi ha davvero lasciato basito, ma è il male minore. Accompagnando il tutto con una deviante fotografia color seppia, il procedere di Ash verso le aree più segrete di Avalon continua con un contorcimento mentale difficile da digerire, fino al finale catartico e ancora più incasinato che sembra tutto un voler complicare a dismisura l'ovvio solo per dargli un alone di complessità maggiore di quello che è in realtà. Sembra che stavolta Oshii non avesse le idee chiare al cento per cento e, pur facendo il tutto con la sua solita classe e intelligenza, lascia parecchi punti in sospeso. certo, il cinema non è solo pizza e fichi e non tutto può essere esplicitato, ci vuol una ricerca interiore, ma ogni cosa ha il suo limite. Pensare è una gioia, ma se i pensieri devono subentrare a ogni singolo secondo e con ogni frase detta anche dal personaggio più secondario, allora si ha un overload di tematiche, quando quella principale è il 'semplice' stabilire cosa sia reale e cosa non. Peccato anche per il fatto che nessuno degli attori sappia bucare lo schermo con la propria performance, risultando parecchio anonimi, a parte per la protagonista Malgorzata Foremniak. A tutto il resto ci pensano le magnifiche musiche di Kenji Kawaii.

Non un film insulso, anche perché ne ho parlato l'altro giorno con un mio amico [da qui l'idea di scriverne] e la discussione è proseguita per oltre due ore. Dubito che dei film di bassa lega possano fare un effetto simile. Questo Avalon quindi va visto, forse coi necessari paletti, ma va visto.


Voto: ★½

2 commenti:

  1. Bishop lo psicanalista, Avalon la sua creazione virtuale terapeutica, Ash la paziente.. Quest'interpretazione non è farina del mio sacco ma mi sembra una buona chiave d'interpretazione (una delle tante)

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    1. Con Oshii tutto è possibile, e questo film lascia moltissime [forse anche troppe] chiavi di lettura.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U