giovedì 29 agosto 2013

District 9


Di fantascienza buona non ne fanno più. Ma cosa intendo io con fantascienza buona? Quella vagamente ingenua, un po' pulp, ma che nonostante tutto, leggendo fra le righe, si fa carico di tematiche di profonda attualità ed interesse. Poi cercate di capirmi, ho passato la mia adolescenza a leggere i romanzi di Philip K. Dick, quindi quando si parla di questo genere narrativo le mie pretese sono abbastanza alte. Anche perché se più di trent'anni fa quel simpatico droghino era riuscito a prevedere ben più di un avvenimento scatenatosi nel presente, allora vuol dire che come genere può tirare fuori il meglio dalle persone. Purtroppo però mi tocca usare il condizionale, perché questa caratteristica sembra essere stata abbandonata molti anni fa, e quando ci si prova a farla rispettare si hanno solamente dei blandi ed insulsi tentativi che fanno passare come inosservato anche quello che poteva essere un messaggio pensato e profondo, basti vedere il recente Oblivion. Il vedere quindi una piccola perla come questo film ai tempi fu un fulmine a ciel sereno, perché qualcuno sembrava aver finalmente ascoltato le mie preghiere.

Nel 1982 un'astronave aliena si ferma nei pressi di Johannesburg, in Sudafrica, incapace di ripartire. Gli abitanti della nave, soprannominati Gamberoni, vengono quindi tenuti nell'apposito Distretto 9, e tenuti in regime di Apartheid. Un giorno Wikus Van de Merwe, genero del capo della multinazionale MNU, viene inviato come caposquadra per un azione di sgombero ma, nel suo goffo tentativo di far rispettare l'ordine, viene colpito da una strana sostanza. Tale sostanza cambia lentamente il suo codice genetico, portandolo a trasformarsi proprio in un Gamberone. Come farà a salvarsi...?

La vita è strana alle volte, ed in certi casi avvengono dei grossi colpi di culo che però ci regalano piccole gemme come questa. Il regista Peter Jackson, quando stava lavorando a quell'abominio di King Kong, stava cercando di produrre un film basato sul videogame di Halo, e gli venne segnalato l'allora addetto agli effetti speciali Neill Blomkamp come nuovo regista. Il progetto fallì ma il regista neozelandese, dopo aver visto il corto Alive in Jobur del suo giovane collega, decise di usare la base fornita da quella piccole meraviglia di sei minuti per svilupparne un film completo e, dopo aver racimolato ben trenta milioni di dollari [lo so, per una persona media sono un fottio di soldi, ma per un film sono davvero pochi, e infatti questo figura come film indipendente] ecco che le riprese hanno avuto inizio, supportate poi da una campagna virale che ha fatto nascere una folta schiera di curiosi desiderosi di vedere di che cazzo trattasse questo film. Ammetto che quando vidi il trailer su Comingsoon mi esaltai come una scimmia. E fortunatamente la visione non mi deluse affatto! La trama presente alcune ingenuità, come avrete avuto modo di leggere dalla sinossi, ma rimangono comunque dei difetti minimi e, per la gran parte, insiti nel genere stesso della fantascienza, cosa quindi che manco un estremo cagacazzi come me riuscirebbe a evidenziare più di tanto. Quello però che veramente colpisce della sceneggiatura scritta dallo stesso regista insieme a Terri Tatchell, storica collaboratrice con la quale aveva diretto il corto Adircolor Yellow, non è tanto una trama intricata quanto basta e funzionale nel proprio svolgimento, bensì tutte le tematiche che vengono espresse con naturale e goliardica semplicità. Si parla del razzismo, dell'emarginazione, dell'intolleranza e della segregazione razziale. Gli alieni non sono i classici cattivi invasori, ma l'ideale estremizzazione di un problema presente e verissimo, trattato senza mezze misure e con un sano gusto verso il politicamente scorretto. Vero piatto forte della vicenda è il protagonista, che da carnefice involontario e stolido si trasforma in vittima, braccato dallo stesso sistema verso il quale prestava servizio e, infine, rinato a nuova vita. Nulla che non si sia già visto, ma spesso la genialità non sta nel dire qualcosa di nuovo, ma nel narrare delle cose già riprese da altri in maniera tale da farle sembrare una novità. Qui ci riescono appieno, con uno stile graffiante e forse un po' imperfetto, ma che regala numerose ingegnose trovate. Le riprese 'classiche' che si possono trovare in un qualsiasi film sono frammezzate da degli intelligenti spezzoni di mockumentary, dove la MNU fa gli opportuni sopralluoghi e dove possiamo godere addirittura di un apposito servizio di telegiornale attuo a spiegare le precedenti dinamiche dei fatti - a tal proposito, le dichiarazioni lasciate dagli intervistate sono le loro vere risposte verso il problema dell'immigrazione. Ciò che però mi ha davvero stupito più di ogni altra cosa è l'eccezionale modo di gestire gli effetti speciali, tanto da farmi pensare che l'annuncio dichiarante che questo fosse un film indie mi parve una presa per il culo bella e buona. Invece no. Blomkamp ha insegnato al mondo che basta saper usare bene after effect per creare un bel film di fantascienza perché, nonostante gli effetti speciali occupino alcuni dei meriti maggiori di queste pellicola (a mio parere il fatto di essere fatto così bene è uno dei molti meriti che hanno permesso a Blade runner di passare alla storia), se alla base non c'è una buona storia il progetto non può decollare. E se si finisce per avere ambo le cose, allora il capolavoro non è garantito, ma possibile.

Un film bellissimo e ben fatto, forse troppo intelligente per quelli dell'Academy che, pur avendolo nominato come miglior pellicola, non la premiarono. Ora c'è solo da vedere se con Elysium il buon Neill darà buona prova di sé ancora una volta.


Voto: 

17 commenti:

  1. Bellissimo.
    Speravo in un seguito, anche di quelli deludenti, ma niente.

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    1. No, per carità. Mi tengo volentieri questo!

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  2. Questo film fu una delle migliori sorprese di quell'anno, davvero interessante.

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    1. Pure per me. Per una volta tutte le mie aspettative sono state ripagate!

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  3. Anche a me non è dispiaciuto, e parla uno che di fantascienza ha letto poco (Dick, Asimov e insomma i classici) perché fondamentalmente c'è davvero poca fantascienza - letteratia e cinemagografica - fatta bene. Questo, forse, indugia un po' troppo sul moralismo dell'integrazione, tema che in fondo, poi, non sviluppa nemmeno troppo. Non spero in un sequel, ma son curioso di vedere il prossimo film del regista. Che pare abbia avuto una mega produzione, però.

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    1. Se oltre ai megasoldi non gli hanno messo delle restrizioni, ben venga! Presto avrai news in merito

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  4. Film bellissimo, come dici tu, ma soprattutto una ventata di aria fresca nel genere indipendente. peccato per il secondo film del regista: dicono non sia all'altezza del suo esordio

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    1. Eh, per me è ancora presto... dalle mie parti non lo trasmetteranno per un pochetto, mi sa...

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  5. ottima rece per un ottimo film ;-)

    ah ps, ieri son andato a vedere Elysium (a breve faccio la rece) grandissimo film, mi è piaciuto anche più del gia validissimo District 9, Blomkamp conferma il suo talento

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    1. Oh, grazie mille °/////°

      Spero di concordare con te stavolta, su quel film ho molte aspettative ^^'

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  6. Bello, lo vidi in TV e ovviamente smisi di mangiare, mi piacque tantissimo.

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    1. Quando il cinema fa bene anche alla linea (non che tu ne abbia viogno, sia chiaro) XD

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  7. Molto bello. All'epoca mi piacque molto... peccato che poi ha fatto 'Elysium' ! :(

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  8. Un film davvero intelligente. L'alieno come straniero. Mi è piaciuto molto perché varia dalla solita visione dell'alieno amico, nemico, carnefice. Una volta tanto è visto come vittima.
    Però non ho amato la grafica. Proprio simili a gamberoni, li dovevano fare?

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    1. Per me il senso di repellenza aiuta a capire come mai non sono così benvisti. Troppo facile affezionarsi a creature pucciose.

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    2. No pucciosi non li volevo. Non mi fanno impressione, al contrario, la somiglianza coi gamberi all'inizio mi faceva ridere. Sarò cinica io... XD

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U