domenica 18 agosto 2013

Pirati dei caraibi: ai confini del mondo


Si sa, non c'è due senza tre. Anche perché il finale del precedete capitolo lasciava in sospeso troppe cose - che cazzo dico, era proprio tronco! Si finisce con questo film quindi quello che vorrebbe essere l'epico finale della trilogia campione d'incassi e di spese di casa Disney, la quale, al di là dei meriti e dei demeriti che elencherò a breve, ha il pregio di aver saputo elevare a un grande e immenso franchise un prodotto che era nato come un singolo progetto a sé stante, imbastendo un viavai di personaggi e situazioni davvero particolare e che nessuno si sarebbe mai aspettato. Quindi le intenzioni con cui è partito sono le migliori, ma all'atto pratico delle cose così ambiziose possono rivelarsi una proverbiale mazzata sui piedi. Come succede d'altronde in questo capitolo finale che, nel suo voler essere sempre un 'qualcosa di più' rispetto a quanto si sia visto in precedenza, finisce solo per affossarsi su sé stesso.

Tocca recuperare Jack Sparrow e continuare la battaglia contro l'Olandese Volante e il suo sgherro ai servizi di sua Maestà, mentre i pirati di tutto il mondo si riuniscono in un'unica immensa assemblea per vedere come muoversi in questo conflitto. Tutto qui? Sì, fondamentalmente. Il resto è tutto battaglia.

Si finisce la visione di questo film un po' straniti perché, veramente, c'è troppa carne al fuoco. E non parlo di contenuti e tematiche, perché [e se fin qui non ci siete arrivati allora avete seri problemi] questa saga fin dal suo fantastico esordio aveva come unica intenzione quella di offrire del sano e godurioso ludismo. Un ludismo giusto e alle volte necessario per preservare una parvenza di sanità mentale, che se andassimo avanti sempre a Fellini e Bergman dopo un poco schizzeremo tutti. Quindi ben vengano questi giocattoloni fatti di pirati e avventure via mare, perché da piccolo a me facevano impazzire. Da semiadulto invece mi lasciano abbastanza freddino, ma c'è sempre quel simpatico ricordo di gioventù che verte su una non specificata nostalgia che fa sempre il suo sporco gioco. Attenendoci al film, però, devo dire che né nostalgia infantile né voglia di divertirmi mi possono far desistere dall'elencare tutti i difetti dei quali questa pellicola si incolpa. Perché anche se voglio divertirmi, un piccolo barlume di intelletto voglio sempre averlo, perché credo che il degrado del cinema moderno sia dettato da fin troppa gente che non vuole pensare mentre vede le cose. Ed anche una baracconata come questa fa pensare molto, specie circa le cose che fanno fallire l'intero progetto - anche se non in maniera catastrofica. Innanzitutto la durata: eccessiva, quasi due ore e mezza di film sono troppe per quasi chiunque, e qui il minutaggio è gestito davvero male. Ma è proprio il continuo accumulo di trame e sottotrame che impedisce alla pellicola di schizzare con particolare linearità, e se l'inizio è caratterizzato da un prologo davvero esaltante [cazzo se lo è!] la parte in oriente risulta invece lenta e davvero poco interessante. Andando avanti dovremo destreggiarci fra la coppia di innamorati che cerca di fare del suo meglio per rimanere unita, un Jack Sparrow nella pancia del Kraken, un olandese Volante da distruggere, il rapporto di Will col padre, un Davy Jones innamorato di Calipso e tanti altre piccole cosette. Insomma, in un film il tempo deve essere sfruttato con una precisione millimetrica, e qui molti temi risultano accennati con troppa fretta e in maniera superficiale, facendogli perdere molta della potenza che avrebbero potuto avere. Ma soprattutto, la fretta per poter mettere dentro tutto quello che la premiata ditta Elliot & Rossio desiderava contribuisce a un esagerato accumulo di eventi, personaggi che vengono/muoiono a random e via dicendo davvero eccessivo, da qui il mal di testa che nominavo a inizio paragrafo. Guardare questo film in minima parte è come giocare a una partita soft di rugby senza la conchiglia proteggipalle. Ma leggete bene, ho detto soft, perché non tutto qui è un disastro. Rimane l'estro registico di Gore Verbisnki che, anche se non coadiuvato da un buon ritmo come il film precedente, mostra delle trovate estetiche davvero belle e ingegnose, per un risultato tutto sommato soddisfacente - se si esclude, appunto, l'inizio forse troppo lento. Le musiche di Hans Zimmer invece sono fottutamente fottute, calzano a pennello a ogni scena e sanno esaltare i momenti più action. E per quanto riguarda questi ultimi... beh... la battaglia finale è tutto ciò che ho sempre desiderato da un film di questo tipo. Esagerata, pirotecnica ed estrema, un vero peccato che debba finire. Ma purtroppo non basta a salvare un film che zoppica ma che, nonostante questa incertezza, riesce ad arrivare alla meta tutto intero. Sempre le solite cose da dire invece sugli attori: Johnny Depp fa Johnny Depp, Orlando Bloom incapace come sempre e Keira Knightley qui invece è un po' troppo smortina, ma chissà perché quando c'è lei mi illumino d'immenso.

Questa trilogia poteva concludersi meglio, ma anche peggio. Tutto sommato, anche se con qualche ritrosia, il film si fa ben ricordare. Sarebbe andata peggio con Oltre i confini del mare, quarto tassello con la firma di Rob Marshall e vero decadimento della serie.


Voto: ★½

5 commenti:

  1. Il mio preferito è il secondo senza dubbio, perché Bloom si leva un po' dagli zebedei.
    Questo qui devo dire che non ha poi niente di tanto particolare, diciamo che se avessero fatto solo un film e basta sarebbe stato meglio.

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  2. Io dico solo che non ci volevano cinque ore per raccontare questa storia. Se avessero asciugato i due sequel in un unico film il risultato sarebbe stato migliore.

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  3. Risposte
    1. Per l'intelletto forse no, per il divertimento il reperire il primo capitolo diventa qualcosa di indispensabile

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U