sabato 17 agosto 2013

Salò o le 120 giornate di Sodoma


Se io sia un ribelle o meno, lascio a voi dirlo. Ho dato questo nome al blog perché faceva figo e anche perché speravo di dare un certo approccio su certe opere, e recensendo Into the wild e V per vendetta credo di esserci in parte riuscito. Oggi però mi trovo in una situazione di stallo perché sto recensendo un film di Pier Paolo Pasolini, un vero ribelle, forse uno dei più grado che abbiamo avuto in Italia... ma purtroppo mi tocca smontarlo. E quando dietro certe opere ci sonio certe menti, a prescindere dal risultato mi scoccia sempre doverle degradare, ma in quest caso ci ho trovato parecchie cose che decisa,mente non mi fanno gridare al capolavoro come fanno molti. Anzi, tutt'altro, siamo nella fantozziana cagata pazzesca - termine che non cade proprio a vuoto... Un'impresa rischiosa, me ne rendo conto, anche perché se le due pellicole citate poco fa sono tutto sommato delle macchioline innocue sul telo della settima arte, questa è legata a un nome di un certo peso ed ha fatto altrettanto discutere, anche perché uscita postuma alla morte del cineasta...

Durante la repubblica di Salò quattro signori, difesi dalle forze delle SS e con la compoagnia di qualche puttana vissuta, si rifugiano in una villa e insieme a un folto gregge di ragazzi e ragazze (partigiani o figli di partigiani) si danno alle peggiori efferatezze. Si, la trama è davvero tutta qui...

Allora, prima di iniziare mi prendo un bel respiro profondo, perché so che per questa recensione me ne verranno dette un bel frotto. Io avevo avuto modo di conoscerlo perché dalle mie parti, quella simpatica band degli Animavana aveva usato uno spezzone del film per accompagnare un loro (bellissimo) live. Da lì in poi è seguita la visione, e son stati davvero cazzi amari. Non mi sono mai vergognato di definire questo film una bella stronzata, e continuo a farlo pure adesso per dei miei puri motivi filosofici che non intendo piegare sotto nessuno. Sono perbenista e moralista? Forse, e me ne vanto. Questo Salò altro non è che il pretesto snob e borghese di mettere sullo schermo una violenza efferata ed ai limiti del sadismo, spacciando il tutto per arte. Un trucchetto questo davvero ipocrita che in minima parte ha dato origine a gentaglia come Lars Von Trier e soci di merenda, che con il minimo sforzo hanno modo di esternare la loro psicosi latente spacciandola come arte. Qui si vuole mettere alla berlina la passata dittatura fascista, si vuole imbastire un inferno dantesco dove anziché ai poteri mistici e teologici la logica del potere viene lasciata totalmente al male terreno ed umano. Una cosa che poteva partire bene e che invece cade in un facile gioco acchiappacritici che sembra rivoltarsi contro il film stesso. Per me figura del quattro che ricorre costantemente (quattro sono i signori che gestiscono i giochi e quattro sono anche i gironi-capitoli in cui è diviso il film) rimarrà solo un semplice numero, anche perché l'attenzione è sempre spostata verso le torture che vengono inflitte ai poveri sventurati. E se nei film di Pasolini il sesso è sempre un viatico per parlare di qualcos'altro, qui non vedo alcuna giustificazione per quello che può essere la sua funzione. Usare le allegorie nella narrazione è sempre un rischio, perché sono comunque delle cose che devono essere sorrette da una storia ben precisa che permetta loro di risplendere. Potremmo tirare in causa quindi un film come il recente Holy motors, ma lì il discorso è diverso, perché le allegorie sono degli indizi rilasciati qua e là per dare un senso finale a visione finita, i tasselli di un puzzle che alla fine danno un'immagine precisa. Qui di quello che è l'intento finale del film la chiarezza è lampante dopo appena quindici minuti, quindi il progredire delle torture e della totale sottomissione che si ha dei poveri sventurati diventa solo una banale e irritante ripetizione. Altra cosa che mi viene da criticare è l'uso della violenza, non solo perché davvero gratuito e a tratti anche stupido, ma perché non ha un suo crescendo. Si parte subito in maniera cacciata, e si resta sempre sullo stesso livello, tantoché quando avverrà il terribile massacro finale non desterà più nessun particolare shock, perché si è già provato abbastanza in precedenza, ed è difficile superarsi. Si finisce la visione con un senso di mal di testa, confusione ed incertezza, oltre che con un senso di nausea allo stomaco che, veramente, mi ha fatto odiare col cuore questo film e la memoria stessa di Pasolini. Nel postare queste immagini qui sotto mi sono trattenuto perché avrei potuto davvero urtare la sensibilità di alcuni, soprattutto per quelle riguardanti il fantomatico Girone della Merda [sì, avete intuito bene, lì si mangia merda per una bella mezz'ora abbondante] che, a mio parere, non è altro che un blando tentativo di shockare lo spettatore con dei mezzucci alquanto infimi e di cattivo gusto. I silenzi di Amour mi avevano shockato nel profondo e il ricordo è ancora bello pesante, le torture di questo film invece mi hanno solo fatto voltare le sguardo per un attimo, specie perché mancano anche dell'ironia di un Visitor Q o della fantasia di un Videodrome, quello sì un film di denuncia bello tosto.

Concordo con chi ha detto che è un film adatto ai borghesi che spacciano le loro ipocrite avversioni verso il porno, per goderne in seconda analisi tramite un qualcosa che i più chiamano arte.


Voto: 

17 commenti:

  1. Non ho mai visto nulla di Pasolini quindi non posso giudicare ne il regista ne il film in questione, ma conconrdo con te e anzi ti ringrazio per la critica mossa a quel BUFFONE di Von Trier, veramente l'anti regista e il suo non è cinema, anzi è la morte del cinema e del buon gusto e quello che mi sconvolge e che alcuni (non tutti per fortuna) giudicano la mondezza che fa come arte, mamma mia se una cosa aberrante come Antichrist è arte siamo fritti :-(

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    1. A me Trier sta antipatico anche a pelle, ma alcuni suoi film mi sono anche piaciuti - vedi "Dogville" e "Melancholia", che ho anche recensito qui. Però è vero, il più delle volte complica in maniera assurda concetti anche semplici, e lo fa con una spocchia innata.
      E poi "Antichrist" lo metto fra i 10 film più brutti che io abbia mai visto.

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    2. concordo, pensa che io, anticrist sono andato a vederlo al cinema, dopo 15 min volevo uscire solo che tanto non mi avrebbero rimborsato il prezzo del biglietto e così mi son dovuto veder quello strazio fin alla fine

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  2. Non l'ho mai guardato per quello stesso 'moralismo' di cui anche tu ti autoaccusi. Quello che mi chiedo da sempre è cosa si voglia comunicare, così, a quale messaggio si pensi girando certe scene. Lo chiederò al re dei cretinih Lars, sono proprio curiosa di sapere cosa mi risponderebbe.

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    1. Wow, pensavo di essere cetriolato in pubblica piazza e invece già due mi appoggiano!

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  3. Spaventati.Preocupati: concordo in pieno! :D

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  4. Pasolini per come lo conosciuto io, ovviamente attraverso le sue opere e le sue interviste, non era di certo un filo-borghese. Il film non è di facile visione, anzi io sconsiglio spesso di guardarlo.
    Il film postumo del regista è fitto di scene crude e violente, ma non credo siano fine a se stesse o pornografia malata. Secondo me rappresentano un manifesto d'accusa verso la borghesia viziata, prepotente e senza compassione. Verso i proletari che passivi si piegano a queste brutalità, a volte prestando anche il loto braccio armato.
    Il film entra subito in un vortice perverso di violenza, ma proprio come dicevi, ma alla fine sembra quasi che ci sia un barriera di follia che rende immuni i personaggi all'orrore di cui sono testimoni e si mettono a ballare come se nulla fosse.

    E' un'opera d'arte? Non penso. Lo vedo più come un pugno in faccia alla società.

    Questo è quanto ha ispirato me e i miei soci Animavana a scriverci due pezzi su questo film :)

    Un abbraccio.

    Rocco

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    1. Grazie mille della risposta :)

      E buona fortuna col gruppo! Spero in un vostro live il più presto possibile!

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  5. Probabilmente non esiste film disturbante quanto questo, però se mi permetti a mio parere tutto quello che hai scritto al riguardo è proprio sbagliato. Innanzitutto non hai fatto alcun riferimento, che era d'obbligo, alle 120 giornate di Sodoma di De Sade da cui è liberamente tratto e da cui riprende (epurato dal peggio) le scene di sesso, feticismo, tortura nonché i protagonisti/carnefici che incarnano i poteri forti della società con tutti i loro peggiori vizi e difetti. Poi a livello puramente estetico (certo minimale) ci sono molte inquadrature fisse che potrebbero essere scambiate per veri e propri dipinti trasposti in pellicola, in effetti in alcuni suoi film ha davvero fatto ciò. E' un film contro qualsiasi tipo di dittatura politica, sociale o spirituale. E' un avvertimento profetico su ciò che poi creerà nella società attuale il capitalismo e consumismo selvaggio, che saranno peggio di quello che fu il fascismo: la mercificazione dei corpi e il loro controllo, la cannibalizzazione dei desideri, una visione del sesso non più pura e naturale ma corrotta e degradata che potrà portare solo ed esclusivamente alla morte (morte non solo fisica ma anche sociale). Guardare questo film in maniera superficiale è semplicemente sbagliato. Riporto alcune parole dette da Pasolini stesso che chiariscono nettamente il suo punto di vista: «Nulla è più anarchico del potere. Il potere fa praticamente ciò che vuole e ciò che il potere vuole è praticamente arbitrario o dettatogli da sue necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune. [...] Io detesto in particolare il potere di oggi […] è un potere che manipola i corpi in modo orribile e che non ha nulla da invidiare alla manipolazione fatta da Hitler: li manipola trasformando le coscienze, cioè nel modo peggiore; istituendo dei nuovi valori alienanti e falsi, che sono i valori del consumo; avviene quello che Marx definisce: il genocidio delle culture viventi, reali, precedenti.
    Questa pellicola doveva essere il primo capitolo di una Trilogia della Morte ma purtroppo come sappiamo le cose andarono diversamente.

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    1. Di DeSade non ho scritto causa memoria e spazio. Hai fatto bene a ricordarlo!
      Per il resto... questi sono film estremi che si amano o si odiano, difficile dire chi abbia una vera e propria ragione. Le tue motivazioni sono perfette (anche meglio della mia pessima recensione) ma, vuoi per buonismo o per attaccamento alla 'narrazione canonica', non riesco ad andare oltre i difetti che ho elencato.
      Bhe, morte a tutti gli effetti, insomma...

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  6. no qui sono in totale disaccordo.....non sulle sensazioni che hai provato, che credo fossero proprio quelle che Pasolini volesse provocare, ma sull'interpretazione che ne hai tratto.......d'altronde ogni opera dovrebbe essere fruibile come a sè stante, ma questa, QUESTA è purtroppo l'amaro lascito, testamento (in)consapevole, di chi la borghesia l'ha analizzata in profondità.....che dire? non condivido l'accostamento a Von Trier, nè a Cronemberg, (tantomeno ad Haneke) mi sembrano arbitrari, questo film non contestualizzato può effettivamente dare adito a interpretazioni differenti.......e qui si entrerebbe nell'annosa questione (che in verità non mi interessa affrontare) se un'opera d'arte ha un valore assoluto, o se invece debba essere considerata nel contesto storico culturale in cui nasce.......Bah, sti cazzi.....ognuno dice la sua

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    1. Ma qui mi aspettavo che molti non concordassero. Pasolini è stato un grande pensatore, forse il più grande che abbiamo avuto in Italia, e fruire le sue opere non è cosa semplice. Non lo è manco per questa, che ognuno può intendere alla propria maniera, ma ci sono molti fattori (narrativi e concettuali) che proprio non riesco a sopportare. Ma può benissimo darsi che sia io a sbagliare, ovviamente.

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  7. non lo so,sono di parte anche su Pasolini.....dovrei rivederlo, cercando di dimenticarmi chi lo ha realizzato e perché, sarebbe interessante.....a volte i nostri giudizi sono orientati già prima di vivere un'esperienza.....e Pasolini è diventato suo malgrado un intoccabile.....non credo l'avrebbe gradito!

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  8. Non è facile parlare di questo film. Per quanto mi riguarda, è stato l'unico film capace di farmi distogliere lo sguardo da alcune scene. L'unico. A tratti sono stata tentata di fermare il video e guardare altro ma, alla fine, riflettendendo sui personaggi scelti, sulle loro classi di provenienza, sui ruoli ricoperti nella società, non posso non riconoscere la genialità di questo artista. Soltanto destando nello spettatore l'orrore, anzi, diciamola tutta, lo "schifo", gli era possibile spingerci a riflettere sulla condizione in cui versiamo noi "vittime" (inermi, incapaci di ribellarci, sottomessi all'inversosimile) dei "potenti" che, come ha dichiarato Pasolini stesso, fanno e decidono arbitrariamente, assecondando i loro interessi. Nel film, i potenti sono rappresentati da quattro pervertiti borghesi e fascisti perché il pervertito è alla ricerca di un piacere egoistico, difficile da soddisfare se non approfittando della buona fede e dell'ingenuità della sua vittima, che deve sottomettere e violare per poter raggiungere il suo scopo. Il potere agisce meglio se ha a che fare con persone inconsapevoli della propria forza, inconsapevoli che, invece, unendosi sono ben capaci di ribellarsi. Per esempio, nel film le vittime non si uniscono per rovesciare la situazione, anzi, soccombono e, ancora peggio, arrivano a denunciare chi non ha rispettato le regole interne per potersi salvare la pelle... Pasoli ha usato, non il sesso, bensì il sesso pervertito 1- per farci indignare per le provocazioni esasperate che ha adottato; 2- con la speranza che l'indignazione suscitata ci spingesse a chiederci: "perché tutto questo? Perché è arrivato a tanto?". Lui voleva che ci ponessimo delle domande, ci ha spinto con l'oscenità. E gliene do merito perché, a differenza di tanti "intellettuali", Pasolini, con questo film, ha dimostrato di credere nell'intelligenza dello spettatore, e quindi lui, più di noi, ha creduto nella forza di ribellione delle vittime del potere.

    Annalisa

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    1. Bellissima interpretazione che coglie dei punti che mi sono sfuggiti :) ma purtroppo ho sempre questo mio limite di trovare un certo eccedere a tratti davvero gratuito e non necessario, forse perché su di me non ha presa, mentre ce l'hanno altri tipi di 'trattamento'.
      Ma Pasolini è un autore così complesso che potremmo dire l'uno il contrario dell'altro e rimanere semrpe nel giusto. La sua grandezza sta anche in questo.

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  9. ciao! ho visto il film al cinema [lo hanno appena restaurato] avendo solo una vaghissima idea, basata su qualche frame, di quello che stessi per vedere.
    Un film difficile. Sicuramente un film difficile e di grande impatto, tangibile nel silenzio totale che ha avvolto la platea al termine della pellicola.
    Concordo con chi lo ha definito un "pugno in faccia" e aggiungerei, anche nello stomaco!
    Mi trovo a dissentire dalla tua opinione perchè ritengo sia un film costruito "a strati" che necessiti di essere analizzato a diversi livelli di profondità e da diverse prospettive; ho la sensazione che tu ti sia fermato alla prima, limitandoti ad assorbire quel "pugno in faccia" che era diretto anche, ma non esclusivamente a te.
    Personalmente, l'ho trovata un'opera ammirevole. Non ritornerò sulle citazioni del regista e sulle tematiche già evidenziate, perchè oltre a questo c'è da dire che il film è stato girato in maniera magistrale. Inquadrature come fotografie e uno stridire di contrasti: la ricchezza dei quattro libertini contro la decadenza della villa e i pochi arredi; una forte eccitazione, verbalmente manifestata, che non trova risonanza nei gesti, nelle espressioni e nei movimenti spesso controllati e privi della tipica "frenesia"...e potrei continuare.
    Inoltre, se si considerano i temi trattati, il film risulta a tratti [perdonami il termine] pudico. Il più delle volte gli atti sono descritti o avvengono sotto gli occhi dello spettatore senza che la telecamera li inquadri realmente o completamente. in questo modo si perde completamente la componente erotica; il focus è sulla brutalità ed è per questo che, a mio parere, il passaggio alla tortura e l'uccisione non sconvolge e non stupisce più di tutto il resto. La tortura e la morte diventano materializzazione di qualcosa che in realtà è già successo.
    I minuti passano mentre vediamo giovani rapiti e selezionati in base alla loro avvenenza e, solo di rado, a pochi cenni biografici. Impossibilitati a scappare, parlare, provare sentimenti e privati di qualsiasi possibilità di scelta, determinazione ed espressione, sono continuamente torturati, insultati, seviziati. In un contesto come questo, il sesso si fa strumento massimo di tortura allo scopo di soddisfare un desiderio che pare sempre più oscuro e insaziabile [se escludi quelli,tra l'altro non puramente visibili, delle due vittime prima del matrimonio, non ci sono orgasmi]. Non ci vedo affatto un modo di esternare una personale psicosi per spacciarla come arte ma, se anche la tua analisi fosse giusta, non sarebbe che la punta dell'iceberg.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U