venerdì 6 settembre 2013

La città incantata


Pensare che sono passati ormai dieci anni mi fa piangere il cuore. Pensare che da dieci anni questo è uno dei miei film preferiti mi rattrista un pochetto. Pensare che in molti mi hanno preso per il culo perché a venti anni ancora mi commuovo per un cartone mi fa infuriare. Ma è più forte di me. Non posso rimanere obiettivo dinanzi a un capolavoro simile, perché di obiettivo c'è poco o nulla da dire. Questo film è bellissimo, e continua a esserlo nonostante le innumerevoli visioni e tutta la maturazione che posso aver avuto in questo periodo. E' da quel giorno in cui lo vidi alle medie che questa pellicola mi ha condizionato in molte maniere, soprattutto nell'immaginario. E' stata una lezione narrativa che mi ha anche aperto le porte per un'altra passione, quella per le serie anime - o dei cartoni giapponesi, per dirla volgarmente. Un mondo verso il quale mi avevano fatte avere molti pregiudizi, e grazie a questo capolavoro ho potuto capire che non è la provenienza a decretare la qualità di un'opera, bensì il contenuto. E che Hayao Miyazaki è un genio!

Chihiro è una ragazza capricciosa e viziata che si sta trasferendo con i genitori in una nuova città. Durante il tragitto trovano quello che sembra un vecchio parco dei divertimenti abbandonato, e decidono di visitarlo. Quello però è il regno magico della maga Yubaba, che dopo aver trasformato i genitori della ragazzina in maiali (dopo che come tali si sono abbuffati) costringerà la giovane protagonista a lavorare nel suo centro termale per spettri, guadagnandosi così la libertà. Ma sulla ragazza ci sono forze speciali che vegliano...

Potrei dire solamente che questo film è bellissimo. Anche perché non c'è molto altro da ribadire. La cosa strana è che questo film non ha una storia particolarmente innovativa o politicamente scorretta, non sputa in faccia alle istituzioni e pone delle nuove leggi cinematografiche, così come non può vantare un comparto tecnico che faccia gridare al miracolo. Anzi, se siamo totalmente coerenti con noi stessi, ci sono pure delle lievi cadute di buonismo o delle manifestazioni di buoni sentimenti stucchevoli. Tutte dosate fino al millesimo e che si vedono appena, per carità, ma comunque ci sono. E per la prima volta in tutta la mia vita, me ne sono altamente sbattuto il cazzo. Non so dire il perché della totale bellezza di questo film, eppure non posso far altro che arrendermi davanti all'evidenza: Spirited away è un capolavoro totale. Tanto da essersi meritato il premio oscar come miglior film d'animazione e l'Orso d'oro al Festival del cinema di Berlino, ovvero la più alta onorificenza mai vinta da un cartone animato. E' la storia di formazione di una ragazzina che, raggiunto ormai un periodo particolare della propria vita, impara quali sono i veri valori dell'esistenza e grazie ad essi riesce a superare tutte le prove che le vengono imposte. E' una delle storie di formazione che, pur nella sua assoluta dichiarazione di non raccontare nulla di nuovo, dimostra d'essere la più originale mai fatta. Non si può rimanere indifferenti quindi verso il talento visivo e narrativo dell'autore nipponico che, lasciando libero sfogo al suo talento immaginifico, crea un mondo colorato ma mai ridondante, illogico ma non per questo semplicistico. Anzi, tutto è molto complesso, tutto assume una particolare simbologia che a fine visione delinea tutte le tematiche della faccenda. Molto ben delineato il processo di maturazione di Chihiro, che da ragazzina capricciosa e lamentosa diventa una donna comprensiva e matura proprio grazie a tutte le prove che da sola è riuscita a superare con le sue forze... ma non è solo qui. E' un monumento alla fantasia, un caleidoscopio di idee fulminanti e di trovate geniali che non sembra esaurire mai. E con un finale tutt'altro che hollywoodiano, perché come ogni processo di crescita, mostra anche il progressivo allontanarsi da esse. Perché crescere e diventare adulti vuol dire anche saper separare in maniera concisa e distinta la realtà dai sogni, ma diventare adulti felici forse significa essere proprio come il buon Hayao, ovvero in possesso di quella parte bambina da coltivare. Nessuno ci svelerà mai se Chihiro ricorderà qualcosa dopo essere ritornata alla macchina con i genitori, ma non è quello il fulcro della vicenda. Ci si lascia intendere che, per quanto flebile, un ricordo fosse rimarrà, forse lo stesso ricordo che ha spirito il sensei a voler fare il lavoro di narratore per immagini. Ed  qui che la vera grandezza dell'opera si palesa, nel saper raccontare con un leggero e vago distacco la coscienza della realtà e il progressivo distacco dalla fantasia, cosa non comune in quello che potrebbe dirsi a rima vista un prodotto destinato all'infanzia. Ma il bello dei film di Miyazaki (o di una sua gran parte) è che possono apparentemente sembrare per bambini, ma se si legge fra le righe si possono cogliere i temi più profondi e complessi della narrativa in generale. Fantastiche le musiche di Joe Isaishi, malinconiche quanto bastano, e davvero ben fatte le animazioni. Queste ultime forse non sono le più strabiliante che il settore nipponico ci abbia mai offerto, ma se pensiamo che questo film è costato sei volte meno di un colosso disneyano, il risultato tecnico finale insieme ai due importanti premi vinti assumono un valore (non solo artistico) ancora più alto.

Molti dicono che i suoi quindi sono film per bambini che vanno bene anche per gli adulti, e in minima parte dissento: i suoi sono film che vanno bene a qualsiasi età, siano gli spettatori adulti o infanti. Perché la vita appartiene a tutti, e come tutte le opere degne di importanza i suoi film parlano di quello.


Voto: 

6 commenti:

  1. ed io che non l'ho mai visto... forse colpa di pregiudizi insensati nei confronti dei film di animazione, non so. cercherò di recuperare, mi fido!!

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    1. O_o
      Rimedia subito! Miyazaki va conosciuto a prescindere!

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  2. Un capolavoro, uno di quei film che quando finisce ti fa star male perchè sai che l'avventura che hai vissuto con quegli splendidi personaggi è finita.

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  3. È bellissimo. Più del castello di Howl, per me. Che pure adoro.

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    1. E' il capolavoro del sensei, infatti!
      E già che ci siamo, ti do il benvenuto sul mio blog ;)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U