sabato 7 settembre 2013

La foresta dei pugnali volanti


Penso che se non ci fosse il cinema orientale sarei un uomo molto infelice. Solo certe meraviglie del Sol Levante hanno saputo offrirmi una tale magniloquenza per quanto riguarda l'aspetto visivo e della storia, cose che non sono separate l'uno all'altra ma convivono in un unico immenso affresco. Ci avevano pensato prima i manga (e in misura minore anche i manwha) a suggerirmi che quella parte di mondo aveva un modo tutto suo di raccontare le storie, ma non immaginavo che avrebbero potuto prendermi in questa maniera. L'oriente ne sa a sacchi, e lo dimostra ogni anno con una pellicola che, passando purtroppo fin troppo in sordina, ha qualcosa da dire in una personalissima maniera. Tocca quindi ancora una volta al regista Zhang Yimou quindi far valere la sua parte di mondo, la Cina, con un film di tutto rispetto che, seppur ormai risulta datato per quanto concerne alcuni tratti, risulta sempre godibilissimo e ben fatto.

Cina, anno 859. La dinastia dei Tang è in declino, e alcuni bande di fuorilegge cercano di anticipare la caduta dei regnanti., ritenute responsabili per la decadenza morale e sociale del paese. Delle ricerche portano due generali a indagare su una ballerina cieca esercitante nel bordello La Casa delle Peonie, e con un tranello la fanno prigioniera, cercando di essere condotti proprio da lei al comando della banda. Ma l'amore è sempre in agguato e intralcerà i loro piani...

Questo film è l'ideale secondo tassello di una trilogia vuxiapan che il regista sognava di realizzare da sempre. Tutto era iniziato con lo stupefacente Hero e sarebbe concluso con lo shakespeariano La città proibita. Questo passaggio è ritenuto da tutti il minore e, pur concordando per certi aspetti, non posso che discostarmi circa i toni coi quali molti indicano quest'opera forse imperfetta, scontata e semplicistica, ma pur sempre bellissima. Perché p vero, a conti fatti questo film non è nulla di che, anzi, dopo soli dieci minuti si può già capire come andrò avanti la storia e, seppur la fine riservi forse un paio di colpi di scena, tutto rimane sempre nel calderone del 'già visto'. Ma rimane, come già detto, un film bellissimo. Un film che almeno riesce a far sognare, che sa trasportare in un altro mondo e che, nonostante le scontatezze della trama [dai, che il giovane generale si innamori della manigolda è una cosa che tutti si aspettavano], riesce a farsi amare anche per tutti i propri difetti. Il vuxiapan in un modo o nell'altro è un genere che è andato morendo, a favore anche di una nuova visione del cinema e del modo di raccontare storie, e questa è una pellicola che in qualche modo cerca di omaggiare quella passata 'moda' cinematografica, prendendone archetipi e topoi e gestendoli in quella che è una storia classica e piena di stereotipi evergreen che finiscono per non annoiare mai. Tutto è funzionale allo scopo, forse persino troppo in alcuni punti, ma c'è sempre una sottile linea di demarcazione che non si oltrepassa mai. Questo secondo capitolo della trilogia potrebbe quindi passare come un filmetto da poco agli occhi di coloro che si aspettavano un capolavoro, chi invece ne comprende appieno lo spirito ne rimarrà incantato. Perché se la storia non offre cose particolarmente innovative, gestisce tutti i propri elementi con un perfetto equilibrio, dei dialoghi teatrali e delle battaglie che seguono il percorso degli eventi, senza interporsi a essi creando quindi uno stacco nel ritmo o nella gestione delle riprese. La regia si mantiene sempre su altissimi livelli e sancisce un definitivo uso dei colori, con delle scenografie bellissime e una fotografia che fa comprendere quanto il cinema e il modo di raccontare una storia sul grande schermo non debba distaccarsi con lo stile visivo, ma anzi, deve farne parte e usarlo per segnare la drammaticità dei vari passaggi. Vere protagoniste del film però sono le battaglie dei personaggi che, pur rimanendo su lidi abbastanza 'umani' rispetto alla precedente pellicola con Jet Li, rimangono sempre perfettamente coreografate e inventive, senza mai strafare con l'abuso degli effetti speciali, e segnando dei metodi di combattimento davvero ingegnosi che colpiranno sia l'occhio che il testosterone. Perché sì, quest'ultimo elemento se gestito bene sa essere anche raffinato ed elegante - come in questo caso. Ma resta prima di tutto una storia d'amore vecchio stile, struggente e malinconica, piena di gesti eclatanti (ma non ridicoli) che si sposano benissimo nel contesto. Tutto questo basta nel rendere un mezzo capolavoro quello che in altre mani sarebbe potuto diventare un filmetto senz'arte né parte. La magia del cinema è anche questa, e la magia del raccontare non conosce barriere culturali o geografiche.

Ma gli italioti ne conoscono molte, di barriere, e infatti quasi tutti da noi lo hanno bocciato. Io rimango della mia idea e spinto tutti a recuperarlo.


Voto: ★½

3 commenti:

  1. Questo mi manca, ma dello stesso regista ho visto quel capolavoro che è "Lanterne Rosse", se non l'hai visto, mi sento vivamente di consigliartelo!!

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    1. Sono anni che cerco di vederlo, ma succede sempre qualcosa che me lo impedisce!

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  2. Una gioia per gli occhi,da vedere e rivedere!!

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U