giovedì 3 ottobre 2013

Il giardino delle vergini suicide


Il sentir parlare così tanto di Sofia Coppola in questo periodo [tutti a discutere se The bling ring sia una vaccata o no] mi ha fatto venir voglia di rispolverare questa sorta di classicume moderno. Uno di quei film che devi vedere per forza se vuoi farti una tua idea, perché ne hai sentito parlare in tutte le maniere. C'è chi lo descrive come uno di quei film che rivaluti crescendo, chi invece rimane con la mente ferma a diciotto anni e continua a bollarlo come un capolavoro. Io per una volta nella mia vita sono rimasto con le idee ben chiare e, già quando lo vidi per la prima volta a diciotto anni, dissi che è un film un po' furbetto, godibile, ma nulla di ascensionale. Forse sarò io che all'epoca ero molto più maturo do certi adulti di adesso, o forse perché sapevo valutare la realtà per come stavano le cose, ma questa prima fatica della paraculata per eccellenza di Hollywood mi aveva saputo affascinare il giusto, ma lasciato molto indifferente per certi altri aspetti.

Le figlie della famiglia Lisbon, fra i quindici e i diciannove anni, sono molto belle ma anche molto infelici. La madre è un'acida bigotta, mentre il padre non ha polso ed è continuamente assente. Quando la più piccola di loro si toglie la vita gettandosi sulla ringhiera acuminata del loro giardino, i ragazzi del quartiere cercano di avvicinarsi alle sorelle superstiti, che da quel fatto si dimostrano decisamente più spensierate...

Non ci vuole un cervello da fisica quantistica per vedere questo film, ma c'è da dire che nonostante tutto, questa non è una pellicola facile. E non perché parli del dolore, anche perché a mio parere questo è uno dei metodi più furbi per accaparrarsi i favori del pubblico. Infatti tutti soffrono, e tutti tendono a riconoscersi verso quei soggetti che provano i loro medesimi tormenti, tendendo così a dare giudizi spropositati verso certi prodotti. Qui si gioca con quest speciale algoritmo, descrivendo una vita di paese decisamente asettica, con questa malattia degli alberi che metaforizza un morbo che si sta covando in mezzo a tutte quelle belle persone. Si parla di queste ragazze e del loro mal di vivere, della loro famiglia decisamente sbagliata e della loro bellezza, che si dimostra un'arma a doppio taglio. La madre crede in maniera maniacale nella superficie della fede, costringe tutti a pregare prima di mangiare e impone a una delle figlie di bruciare i suoi dischi perché ritenuti immorali [ehi, ma una di quelle ascolta heavy metal!], il padre invece è preso solo dalla matematica e dai suoi modellini, non sa imporre disciplina e si comporta quasi come se le sue figlie non esistessero. Un ambiente famigliare decisamente non innovativo ma che può spiegare per bene cosa può portare alla deriva delle giovani menti ancora in cerca della loro direzione, i tormenti di un'età, quella adolescenziale, dove ancora non sai cosa devi fare della tua vita e quale è il tuo ruolo nel mondo. Alla faccia che l'adolescenza è il periodo più bello di sempre. Il tutto però non è raccontato dalle ragazze biondocrinute, bensì da quei ciofani che le guardano da lontano e che sono da sempre innamorati di loro. Questo è il grande punto di forza ma anche l'estrema debolezza di questa pellicola. Un punto di forza perché spinge a interrogarsi su certe cose, a pensare a come si sarà da adulti e come ricorderemo gli anni della nostra giovinezza. Un punto di forza perché permea tutta la pellicola in una strana atmosfera, come se fosse fuori dal mondo e dal tempo, immerso in questa dimensione malinconica e che, pur essendo narrata nel presente, volge sempre lo sguardo verso un passato (quello di tutti) che sembra più irraggiungibile che mai. Ma questo punto di vista è anche una gran debolezza, perché proprio il non addentrarsi mai nei dettagli nella vita di queste ragazze rende abbastanza confusionario e facilone il trattare del loro caso, finendo alla fine per parlare di tutto e di nulla. Non so ancora dire se il film si incentra più sulla vita delle cinque ragazze o dei giovanotti che ne raccontano le vicende, e quindi non comprendo bene dove voglia andare a parare il tutto. Certo, si parla di dolore, ma quale dolore è stato scaturito? Si mostra quello più palese e spettacolare, o quello più subdolo che meriterebbe maggiori spiegazioni? La Coppola non ce lo spiegherai mai chiaramente, ma in compenso ci offre delle inquadrature ben studiate che si sposano bene con una fotografie che favorisce l'essere catturati da quella strana dimensione della quale ho parlato. Magra consolazione, ma se non altro c'è. Ottimo il cast, sia quello dei maschietti capitanati da un giovanissimo Josh Hartnett, che quello delle bionde guidate dalla bellissima Kirsten "ho-mostrato-le-tette-in-Melancholia" Dunst.

Tutti citano il suicidio finale spoilerato dal titolo, ma io invece conservo un'altra scena nel cuore: quella del suicidio della più piccola, quando c'è il ragazzo down che guarda nel vuoto come se nulla fosse successo. Raramente una scena mi ha disturbato così tanto.


Voto: 

30 commenti:

  1. io non sono riuscito a vedere niente di così meraviglioso o spettacolare in questa pellicola...mi ha turbato profondamente il suicidio della più piccola, ma a parte questo niente altro; sarà la mia insensibilità o la mia insofferenza verso qualsiasi cosa "esalti il passato" e condanni il presente...la regia e la fotografia non sono male, gli attori nemmeno, ma è uno di quei film che dopo tanto tempo non ti incitano a vederli di nuovo, a scoprire qualcosa che magari ti era sfuggito, a rigoderne (gioie e dolori) dimenticati...

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    1. Ma l'ho ben specificato che non è nulla di sensazionale, e le tre stelle alla fine indicano un buon prodotto, ma nella comune media. A me ha affascinato l'atmosfera melanconica, il resto chi se lo ricorda...

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  2. eh jean ormai è assodato, il mondo è vicino alla sua fine, anche sto giro concordo con te, un buon film questo della Coppola, forse l'unico valido che ha fatto??? non saprei dato che ho visto solo questo e stronzwhere

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    1. E che cacchio, non posso crederci XD per me il migliore rimane "Lost in translation", prima o poi ne parlerò...

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    2. eh quello non l'ho visto

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  3. Per me è un capolavoro e non ho capito la tua affermazione "c'è chi resta fermo con la mente a 18 anni" io lo vidi a 15 anni, perché per te non è un capolavoro chi lo pensa è rimasto fermo a 18 anni?! Va bene hai la tua opinione, ma quindi se qualcuno la pensa in modo diverso è ancora un adolescente?
    Dimmi che mi sono sbagliata, che intendevi male, che c'è stato un malinteso.

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    1. Il malinteso c'è di sicuro, poiché tutte le accuse che faccio in queste recensioni sono a sfondo ironico. E quando le faccio seriamente, credo lo si noti - in questo caso, si fa per ridere.
      Ciò non toglie che a mio parere questo è un film che, per i motivi che ho elencato, è destinato a farsi apprezzare solo dai giovanissimi. E per carità, ognuno è liberissimo di farselo piacere a oltranza, sia per gusto personale che per affezione (io adoro "Jumanji" perché lo guardavo sempre da piccolo, fai tu), così come ognuno è libero di esprimere pareri in merito anche a questo.
      Sempre scherzando e senza voler offendere nessuno ;)

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    2. Ahh meno male :)
      sono contenta della tua risposta, comunque anch'io adoro Jumanji, però le vergini sono state una grande ispirazione per me anche per far partire la vera e proprio passione per il cinema e volevo solo capire la tua affermazione. Meno male che lo dicevi ironicamente, solo che sai l'ironia scritta a volte (molte volte) si fraintende rispetto a quella detta di faccia o in un video (per dire), vabbè fa nulla rimane comunque un film molto importante, direi della mia vita visto che ha cambiato le carte in tavola tutto d'un colpo e mi ha fatto scoprire un mondo di cui non sospettavo minimamente l'esistenza :)

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  4. Per me è un cumulo di tragedie crescenti ed immotivate. Film furbetto e basta, concordo!
    PS. Attendo la recensione di "Lost in translation", anche secondo me è l'unico che merita dei film della Coppola! ;)

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    1. Beh dai, se hai un po' di pazienza verrai accontentata ;)

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  5. Concordo col fatto che sia un film furbetto.
    Questo male di vivere per me non emerge affatto, è superficiale. È tutto molto freddo, ma non quel freddo drammatico, freddo e basta. I personaggi sono piatti, senza luce. La Dunst è quella con più espressioni (il ché per me è tutto dire). L'attenzione dei ragazzi poi sembra semplice morbosità, quella morbosità adolescenziale e ingenua nei confronti della morte, guardata in modo misterioso e mistico. Fargli fare delle riflessioni sulla vita e sulla morte mi sembra un pò forzato, non perché non sia realistico ma perché tutto il cast è talmente piatto che il cercare coi monologhi interiori di dargli spessore è una forzatura.

    Non so se il libro sia meglio, dato che il tema è comunque importante e ancora attuale. Io sono dell'idea che al di là del titolo accattivante, ci siano però pellicole molto migliori sull'argomento. È un film che si sforza di essere profondo ma non va oltre il bagnasciuga dei sentimenti.
    Dire le cose senza dirle è un'arte sottile e difficilissima, il silenzio messo così, è solo silenzio.

    A me la cosa che più ha turbato ricordo fu quella sfilza di assorbenti nell'armadietto del bagno. Non chiedermi perché, in quella casa tutta crocifissi sembravano simboleggiare qualcosa di diverso, il peccato.... poi è passato un pò da quando l'ho visto.

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    1. Quella degli assorbenti non la ricordo molto, devo ammettere... rimango ancora molto più disturbato dalla sequenza del down.
      Minchia, se possibile sei stata più cattiva di me XD

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  6. Mi piace come hai strutturato la recensione. A me il film è piaciuto, ho scoperto a posteriori che c'era la Coppola dietro la macchina da presa. Forse non l'avrei apprezzato così tanto se lo avessi saputo. Quindi meglio così, sono riuscita a godermelo in pace, che non fa mai male!

    PS chi si sente più maturo della gente che lo circonda - e lo dice pure - di solito non lo è per niente....

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    1. Ragazzi, come ho scritto qualche commento più sopra... famoce 'na risata!

      Tornando al film, alle volte ho scoperto che ignorare chi c'è dietro la macchina da presa fa solamente bene. Pure io all'epoca in cui lo vidi pensavo che fosse solo omonimia, ma a dire il vero la Coppola fino alle ultime cose l'ho abbastanza digerita.

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  7. Pure su questo coso sai già come la penso, quindi non mi esprimo, e ti faccio i miei più sinceri auguri per le prossime recensioni dei film della Sofia.
    "Lost in Translation" è digeribile.

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    1. Che strano, non hai fatto commenti malvagi su Kirsten Dunst XD

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  8. non è il mio preferito della Coppola (lo è Lost in Translation), ma le atmosfere malinconiche di questo film, secondo me, hanno fatto storia nella storia del cinema più malinconico e depresso, sono pazzesche, disturbanti, indimenticabili come poche!

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    1. Infatti ricordo quasi di più le atmosfere che a storia o alcuni passaggi

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  9. Per ora l'unico film che mi è piaciuto veramente della Coppola e che non mi ha fatto dormire.

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    1. Io ultimamente con lei sto perdendo le speranze, nonostante ritenessi che fosse partita bene

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  10. Ho visto il film ieri sera e mi è piaciuto molto. Certo, non è uno di quei film che ti cambiano la vita ma l'ho trovato molto vero. Non tanto per la storia delle ragazze, anche se fa riflettere la loro situazione in quella prigione dorata alla quale le confina soprattutto la madre, ma più quella dei ragazzi. Quello di cui parla questo film, secondo me, non sono tanto i drammi che coinvolgono le ragazze quanto piuttosto di come tutto questo lascia un profondo segno nei ragazzi. Credo che la Coppola non sia volutamente entrare dentro le vite e le menti delle ragazze perché come dice la voce fuori campo: "Scoprimmo che le ragazze sapevano tutto di noi e che noi non potevamo capirle affatto". Quello che si sa delle ragazze è quel poco che riescono a capire i ragazzi durante le visite a casa loro, la lettura del diario rubato e poco altro. Quei ragazzi siamo anche noi che tentiamo in tutti i modi di comprenderle e aiutarle. E quello che è più importante forse non è tanto il suicidio delle ragazze ma i dubbi e le domande che restano ai giovani, alle quali anche da adulti non riescono a dare risposta perché mancano loro dei pezzi del puzzle. Quelle ragazze e le loro brevi vite rimarranno per sempre nei ricordi e nelle menti dei ragazzi perché essi continueranno sempre a chiedersi: Chi erano? Quali erano i loro sogni? Come sarebbe stato quel viaggio in macchina in fuga dalla loro asfissiante esistenza e soprattutto che donne sarebbero diventate se fossero state libere di scegliere?
    Volevo farti i complimenti perché scrivi davvero bene a differenza di meXD. Un saluto!!:)

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    1. Dopo un'analisi simile dici che scrivo meglio di te?
      Va bene con la modestia, ma non esageriamo! XD

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    2. Complimenti x la recensione. Hai centrato esattamente la corretta chiave di lettura del film.

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  11. Grazie mille!!:) Continua così, sei un grande!!

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  12. Più che questo film nello specifico, io credo che la Coppola in generale sia da sempre un po' paraculo a favor di applausi. Nonostante io sia consapevole di questo, apprezzo ugualmente i suoi film (alcuni più di altri), in questo caso devo dire che Il giardino delle vergini suicide mi era piaciuto, il motivo principale è la mia passione/ossessione lugubre per i film malinconici, tristi e soprattutto che prevedono la morte dei protagonisti. Non ne ho un ricordo nitido perchè recentemente non ho avuto modo di rivederlo, quindi mi baso sulla memoria dell'unica visione di parecchi anni fa, però ricordo chiaramente che ero rimasta ammaliata dall'atmosfera da "bolla di pesce" e che le ragazzine con quelle belle chiome bionde e il bramoso interesse dei ragazzi nei loro confronti me le facevano inquadrare un po' come incarnazione del concetto di Veela di Harry Potter. (mi hai riacceso la miccia di HP in testa ora finchè non arriverò alla nausea qualsiasi cosa la paragonerò alla saga del maghetto).
    Mi è venuta voglia di rivederlo perchè sono curiosa di scoprire come cambierà la mia opinione in merito grazie agli anni che ho in più sulle spalle. Ti saprò dire!

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    1. Dovrò rivederlo anch'io, mi sa, perché ne ho un ricordo parecchio nebuloso. Ma ricordo ancora la sensazione di 'bolla di pesce' (come la chiami tu) che era la cosa che mi aveva colpito maggiormente, tanto che anche ora, a anni di distanza dalla prima visione, la ricordo come se fosse ieri.

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  13. Ho visto questo film a diciassette o diciotto anni e mi ricordo che ovviamente mi prese subito, ma l'ho rivisto anche altre volte e mi è piaciuto ugualmente, forse perché nella mia testa viveva di rendita dalla prima volta che lo vidi, del resto alcuni film vanno visti ad una certa età per farseli piacere al meglio, questo film è un film adolescenziale per eccellenza, perché va a toccare le corde degli adolescenti molto bene, descrivendo le prime cotte per le ragazze carine o vicine di casa, che magari neanche si conoscono e con cui non si ha mai parlato, le prime esperienze di vita e i primi sentimenti e sensazioni con cui ci confronta per la prima volta; quindi non lo chiamo film "furbetto" ma al limite film per adolescenti, tra l'altro la Coppola di cui non ho visto nessun altro film, se la cava molto bene e crea un'atmosfera estraniante e glamur, ma anche malinconica che può essere appropriata quando da adulti si ricordano certi momenti e sensazioni adolescenziali, del resto il film è narrato al passato, se è furba in qualche cosa lo è nel far sembrare le ragazze protagoniste del film, mentre invece lo sono i ragazzi, ma questa si chiama bravura e scelta registica-sceneggiaturale, infatti mentre da un parte ci fa entrare nella testa dei ragazzi che sopravvivono alle ragazze e ci danno tutto il quadro di insieme della storia, delle ragazze ci limitiamo a guardale da fuori e restano imperscutrabili per tutto il film, la Coppola infatti le fotografa e filma in maniera glamur e sexy quasi angeliche, ma del resto anche qui non è altro che la rappresentazione di uno sguardo adolescenziale verso una ragazza carina di cui ci si è innamorati, infatti nel film spesso ci sono spezzoni onirici o simpatici di sogni adolescenziali, di come i ragazzi s'immaginano di passare il tempo con le ragazze amate, come quando immaginano di fuggire in macchina con loro prima della tragica scoperta, l'unica pecca del film sono i genitori e soprattuto la madre, che poteva essere tratteggiata meglio nella sua ostinata bigotteria e la figura del padre che rimane troppo oscurata, ma del resto visti tutti i protagonisti sullo schermo non si poteva fare di più.

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    1. L'atmosfera la fa da padrona, infatti a distanza di anni è quella che ho ricordato maggiormente e che mi aveva affascinato di più. Ti lascia dentro una tristezza che difficilmente se ne va e di cui non rimani troppo infastidito, qui sta il talento più grande.
      Il resto non è brutto, altrimenti non gli avrei dato tre stelle, ma mi rimane troppo ancorato a dei gusti adolescenziali che, una volta cresciuti, non fanno più breccia. Qesto mi sembra il limite massimo.

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  14. Ho visto oggi per la prima volta questo film, dopo aver letto il romanzo di Jeffrey Eugenides "Le vergini suicide". Ho sentito il bisogno di cercare al più presto una recensione per vedere se il mio pensiero fosse isolato.
    L'ho trovato un film vuoto, senza sapore e che sta in piedi solo perchè c'è un buon romanzo alle spalle. La Coppola non opta mai per tecniche registiche diverse, non un movimento di macchina originale, non una tema trattato con enfasi, niente di tutto questo.
    Sceneggiatura povera e dialoghi e monologhi dell'istanza narrante scopiazzati dal romanzo il più possibile, quasi a non volersi sforzare più di tanto nel creare qualcosa che esuli dalla letteratura (premetto che il romanzo è davvero un bel prodotto).
    Una delusione immensa. Nonostante il tema forte e complesso, questo film non mi ha lasciato niente.

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    1. Noto che è un film che offre pareri sempre molto contrastanti. Io mi trovo nel comodo mezzo, ne ho apprezzato lo stato di perenne malinconia ma ho avvertito pure io una vaghezza di base.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U