venerdì 11 ottobre 2013

La grande bellezza


Col mio solito ritardo ecco che vengo a reperire film dei quali si è parlato per mesi. Ma che ve lo dico a fare, mi lamento sempre della distribuzione, ma non avrei immaginato che si sarebbero lasciati cannare anche su uno dei film più attesi e discussi di quest'anno. Puntualmente, giusto perché la tradizione non s'ha mai da tradire, la mia visione viene quando il cianciare in merito si è del tutto estinto, ma in questo caso va diversamente. Perché infatti quest'ultima fatica del napoletano Paolo Sorrentino è stata nominata agli Oscar come miglior film straniero, e quindi tutto il cianciare in merito sta allegramente riprendendo. Perché questo è un film nostrano che ha saputo dividere come pochi altri avevano saputo fare in tempi recenti, cosa che aveva adescato molto furbamente la mia assidua curiosità. Che poi in quest casi il più delle volte è scontato, io sto sempre furbescamente nel mezzo, acquietando le acque e rigando dritto in maniera indolore per la mia strada. Ma quando un autore mi piace molto come Sorrentino, che anche quando non dice nulla ha quel suo modo tutto suo di dire le cose, non sempre riesco a essere obiettivo, e in certi casi questo dualismo mi manda la testa in pappa. In questo caso posso dire che è stato così.

Gep Gambardella è un giornalista di costume. Da giovane scrisse il libro L'apparato umano e, nonostante gli ampi riconoscimenti, non ha mai fatto un altro tentativo. Quotidianamente inganna la sua noia di vivere in feste e festini, ma ora che ha superato i sessant'anni sente un certo timore di vivere. Sarà l'apprendere della morte del suo primo (e probabilmente unico) amore che gli darà la scintilla che gli mancava.

Questo film sicuramente passerà alla storia per quanto se ne è parlato. E non tanto per il citazionista chiacchiericcio che gli è gravitato intorno per quasi un anno, ma per il fatto che sia italiano. Noi del Bel Paese infatti, all'infuori della cucina e della sartoria, non siamo abituati a far parlare in maniera così eclatante della nostra arte, eppure questo film ce l'ha fatta. Tutti che volevano vederlo e tutti che voleva, in maniera ancora maggiore, dire un'opinione in merito. E' quindi difficile dare un giudizio specifico su un film come questo. Molto difficile. Perché è un film che si prende oscenamente sul serio [a confronto Nolan è un esempio di modestia] e che proprio per questo motivo fa risaltare i moltissimi errori dentro di sé. Moltissimi errori, che però vengono offuscati da una miriade di pregi che ne appannano la visuale. Un gran risultato, certo, ma alla fine se ragionato a mente fredda gli errori rimangono. Rimangono e se ne stanno lì, ti guardano da lontano, perché tu sei impegnato a guardare altro. Guardi i meravigliosi scorci di Roma, splendidamente fotografata e inquadrata nei suoi monumenti più tipici e da cartolina senza però che si abbia questo effetto. Una Roma che mostra una moltitudine di persone, dal ciccionazzo che si rinfresca in una fontana, all'uomo che manda il proprio compre a pijarselo in ter culo. Roma, così bella che un turista giapponese muore di infarto nel vederla in tutta la sua interezza. Una città bellissima, ma molta della gente che vi abita è intenta a guardare altro. Ed è così che siamo catapultati nel mondo di Gep Gambardella, un uomo che vive nelle feste mondane e che alla bellezza dei monumenti ha sostituito quella di personaggi assurdi fino alla sfinimento, vip che cercano una seconda via di gloria per ignorare lo sfacelo a cui vanno incontro e spogliarelliste quarantenni che si ostinano a fare un lavoro per il quale ormai sono troppo vecchie. Gep è un uomo sagace, forse fin troppo, che ha scritto un libro meritevole ma che poi per più di trent'anni è stato afflitto dalla sindrome da pagina bianca. Non ce l'ha fatta a scrivere perché cercava la grande bellezza, senza rendersi conto che ce l'ha sempre avuta sotto gli occhi. E' la vita la grande bellezza che si va a cercare, sommersa dal blablabla e dai rumori della gente (come dice verso la fine). La stessa vita che riserve certe batoste non indifferenti, come il mancato primo amore che lo tormenta ancora, ma che per quello che ci fa diventare finisce con l'essere quanto di più bello ci sia. Sorrentino dice tutto questo nella sua pomposa maniera, con dolly e carrelli spropositati e una voglia di prendersi sul serio eccessiva, che però si bilancia con quanto mostra. Situazioni surreali e quasi felliniane (e non citerò La dolce vita perché sennò cadrei nell'ovvio) che si sposano al classico personaggio malinconico interpretato dal suo attore feticcio Toni Servillo. Un film che brama ad essere perfetto ma che finisce per ingarbugliarsi da solo, con scene forse fin troppo esagerate e momenti abbastanza ripetitivi. Tutte cose che potrebbero definire il collasso di un qualsiasi film, ma che grazie allo stupendo linguaggio qui diventano una parte integrante dello stesso. Quello che abbiamo alla fine è un film ad un passo dall'essere un capolavoro, che forse andrebbe visto proprio per rendersi conto che talento e capacità in Italia ci sono in abbondanza. Ma è un film straordinariamente recitato, a partire da un Carlo Verdone che interpreta forse il personaggio meno facile di tutti, quello più tragico, quello che era più semplice far scadere nella macchietta ma che grazie anche alle sue doti acquista una dignità non indifferente. Poi c'è anche la bella Isabella Ferrari, sempre brava ma relegata forse in una parte troppo breve e non essenziale, fino alla finta oca Sabrina Ferilli, che ha modo di sfoggiare il proprio talento, sepolto come non mai da anni di cinepanettoni e pubblicità di materassi. E poi c'è Roma, con tutta la sua bellezza che però, come tristemente accade nella realtà, viene ignorata a favore di un bello più frivolo ma più tangibile e comprensibile, uno di quelli che non rischia di far morire dalla gioia di uno sguardo.

Questo è cinema, signori. Un cinema italiano, coi suoi pregi e i suoi difetti, ma che dimostra che di cartucce da sparare ne ha ancora molte.


Voto: 

12 commenti:

  1. sinceramente mi aspettavo di più, imho è tra i più deboli di Sorrentino, non è un brutto film intendiamoci, girato da dio attori immensi ecc però a differenza degli altri l'ho trovato più pesanti, senza una trama vera e propria e un po difficile da seguire.

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    1. Per certi versi concordo con te ma, forse per la mia 'credulonaggine', esercita su di me un fascino quasi ipnotico. Non mi riesce essere totalmente imparziale.

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  2. Pensa che se tu sei in ritardo io devo ancora recuperarlo!
    Sorrentino non mi dispiace e visto che ne parlate quasi tutti bene non potrò esimermi dal guardarlo ancora per molto!

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    1. Sono davvero curioso di avere una tua opinione :)

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  3. Totalmente d'accordo. Sorrentino è uno che 'se la tira parecchio' ma, in questo caso, ne ha tutte le ragioni: film diabolicamente affascinante, incomprensibile dopo una sola visione ma di un'eleganza 'clamorosa'. Lo sostengo da anni, Sorrentino è l'unico regista italiano di respiro 'internazionale', e le reazioni (ottime) che il film sta ottenendo all'estero, in Inghilterra in primis, lo dimostrano.

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    1. Infatti! Il cinema, nel bene e nel male, deve aprirsi alle influenze estere. Il cinema italiano degli ultimi anni purtroppo non ha una vera e propria distinzione di generi, tutti gli stili si assomigliano, il che di certo non è un bene.

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  4. ce l'ho lì ma ho un po' paura a cominciare a vederlo...

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    1. Io ne ero rimasto impossibilitato, da me non l'hanno proiettato manco a pagarli...

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  5. film immenso

    e recensione perfetta Giacomo

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    1. Se poi viene da un maestro come Lei, doppiamente felice :D

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    2. smetti di prendere per il culo

      e vai a vedere Gravity in 3d, ora o mai più cazzo, te ne pentirai tutta la vita

      e te lo dice uno che odia il 3d

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    3. Me lo stanno dicendo tutti quelli che odiano il 3D. Mi sa che a questo giro mi hanno convinto...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U