lunedì 14 ottobre 2013

Shadow


Ciò che mi infastidisce del cinema italiano è quello di aver perso le pellicole di genere. Lo ha detto pure Tarantino qualche anno fa (vabbeh, ogni tanto/spesso qualche cazzata la spara pure lui, ma gli do ragione), così come se ne lamentano molti critici col temuto occhio estero. Purtroppo da noi oramai si fanno quasi esclusivamente commedie o film drammatici, specie se di formazione, e si dimenticano dei signori generi come l'horror, il noir, il thriller, la fantascienza e il fantasy. E se per gli ultimi due serve un quantitativo di soldi che non possediamo, per fare un film relegato agli altri esempi dubito che ci voglia moltissimo. Non molto di più della classica muccinata di turno, almeno. Per portare in auge un genere dimenticato dagli italioti quindi non è dovuto intervenire un imbolsito Dario Bronzo Argento, bensì Federico Zampaglione, frontman della band Tiromancino. Sì esatto, quelli che hanno fatto La descrizione di un attimo e Quasi 40. Se ci siete rimasti state tranquilli, è stata la mia prima impressione.

Un reduce dalla guerra in Iraq si ode il suo ritiro sulle montagne, dove si dedica alla sua amata mountain bike. Dopo aver incontrato una bella ragazza, con la stessa impedisce a due bracconieri di uccider eun capriolo, scatenando l'ira dei cacciatori che iniziano a seguirli con cattive intenzioni. Peccato che nel bosco ci sia qualcuno più malintenzionato di loro...

Cosa dire di un film che ormai ha fatto i suoi annetti e ha fatto smettere di discutere da un po' di tempo? Molte cose, perché se lo si vuole tutto è possibile. Pessima citazione dei Finley a parte [sic!] l'opera seconda di Zampaglione mostra che il ragazzotto ha un buon occhio e del talento puro e un'inaspettata passione per il genere orrorifico. La lezione dei vecchi maestri come Fulzi, Bava e Argento è palese, e non solo per le musiche di stampo gobliniano, ma anche per la cura che ci mette nella fotografia e nella costruzione delle immagini. Infatti le atmosfere sono impagabili e il comparto tecnico di tutto rispetto fa quasi pensare a una produzione estera che a una italiana. Le scene splatter poi sono il fiore all'occhiello di una pellicola che vuole inquietare e schifare, riuscendo nel tentativo. Ai tempi questa formula un po' furbetta aveva fatti venire nelle mutande molta gente, sia in termini di stimoli fisiologici digestivi che per quanto concerne la sfera sessuale, tanto che quei simpaticoni della rivista Nocturno avevano parlato di una non be specificata rinascita dell'horror italico. Tale rinascita purtroppo non è avvenuta perché siamo ancora dietro alla solita commedia o il solito film di formazione giovanile, però rimane ancora un ricordo vagamente felice di questo film. Che non è un brutto film, sia chiaro, ma manco l'anello di congiunzione mancante che tutti dicevano. E' un film che gioca in maniera furba le sue carte, che sa come adescare i suoi polli e che offre un comparto tecnico di tutto rispetto. La trama a conti fatti non è davvero nulla di che, offre uno sviluppo standard e un finale molto meh, che se da una parte ti fa sfanculare il cantatore romano dall'altra ti fa capire che in certi casi se ben sfruttato un finale trito e ritrito può salvare il dardo lanciato da un arco mangiato dai tarli. Si evince una non ben specificata denuncia al sistema militare e alla guerra, che però in quello spazio così ridotto perde tutta quella che poteva essere la sua valenza iniziale - se mai c'è stata. La regia del Zampa è sicura, ben calibrata e sa dove mettere la macchina da presa, perciò non aspettatevi inquadrature particolarmente brutte o scene con palesi errori di montaggio. Questa è la cosa che mi ha convinto maggiormente e che, anche senza rasentare il miracolo, mantiene a galla un film che altrimenti sarebbe potuto essere una delle peggiori schifezze di sempre. Purtroppo però tutto questo citare i vecchi maestri non fa bene all'economia narrativa del film che, per chi ha un occhio particolarmente esperto verso il genere, denoterà che la pellicola vive solo e unicamente di luce riflessa, anche se è quasi sempre buio. E così fra un indovinare a che film si è ispirato per tal scena e quale pellicola ricorda quest'altro passaggio, alla fine si finisce per dimenticarsi di cosa si sta guardando. Per chi ha una concentrazione salda invece questa opera seconda di Zampaglione potrà riservare poche sorprese, ma che se prese per quello che valgono realmente possono intrattenere in maniera onesta. Se non altro, l'inquietante personaggio di Mortiis farà fare gli incubi a molti, specie per la grottesca fisicità dell'attore che lo personifica, forse il punto più alto di questo progetto. Infatti navigando in rete ho scoperto che sulla vera natura di questo character ci sono mille e passa ipotesi e... sì, forse è tempo perso per una cosa simile... però è innegabile che sono scervellamenti divertenti.

Il cinema di genere in Italia forse è ben lungi dal rinascere, ma fa piacere il denotare che delle persone 'in vista' vogliono fare un piccolo sforzo per far sì che ciò avvenga.


Voto: 

7 commenti:

  1. di Zampa ho preferito Tulpa, anche quello ha un finale un po del cazzo, sembra che il regista gli dia gusto scazzare nei finali XD, complessivamente in questo shadow si vede del mestiere, si vede che Zampaglione ama l'horror il che non può che rendermelo simpatico, ma il film è davvero poca cosa, la sufficienza la becca, ma Tulpa mi è piaciuto assai di più

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Tulpa" lo vedrò a breve. Così potrò fare la recensione, oltre che avere una buona scusa per trollare sul tuo blog XD

      Elimina
  2. A me questo Shadow non era sembrato per nulla degno di nota, totalmente derivativo e scopiazzato da altri titoli di genere.
    Non so, infatti, se affronterò anche Tulpa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Più che altro cita gli esponenti storici del genere cercando di fare qualcosa di nuovo. Non che ce la faccia, però ai tempi mi ero fatto conquistare dalla componente tecnica e dall'evidente passione che ci aveva messo il regista.

      Elimina
  3. Visto la prima volta è stato un bel pugno nello stomaco, la seconda già mostra un po' più il fianco. Per quanto però, come dice Ford, Shadow sia derivativo, è stato comunque un tentativo coraggioso di un regista che già con Nero Bifamiliare aveva mostrato di saperci fare dietro la macchina da presa e anche di saper scegliere gli attori.
    Tulpa l'ho trovato più personale e valido, finale a parte.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Nero bifamiliare" ancora mi manca, quindi non posso dire nulla.
      Per il resto concordo.
      "Tulpa" cerci di vederlo il prima possibile :)

      Elimina

Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U