giovedì 7 novembre 2013

I sette samurai


Se c'è una cosa per la quale ringrazierò sempre il mi' babbo [tanto per citare Collodi] è quella di avermi fatto vedere da piccirillo questo film. Dovevo avere circa sei anni e il vecchio Jean Jacques senior aveva acquistato la vhs allegata al giornale dell'Unità. Quando io ero piccolo poi ero un vero e proprio patito di spade e spadaccini, questo per via della mia passione per il telefilm di Zorro, quindi nel vedere sulla cassetta l'immagine di questo tizio in toga che brandiva una spada mi aveva fomentato altamente. Poco importa che all'epoca manco sapessi cosa era una katana, un samurai o un daimyo, quello che mi importava era che si combattesse con le spade. E stranamente lo scoprire che si trattava di un film in bianco e nero non mi aveva spaventato più di tanto, anzi, pure all'epoca questo particolare per me era una sorta di valore aggiunto. Quella fu anche la prima volta che in vita mia sentii parlare di Akira Kurosawa, nome che qualche anno dopo sarebbe entrato a pieno diritto nel mio piccolo Olimpo personale...

I contadini di un piccolo villaggio devono prepararsi per l'annunciato attacco di una banda di predoni affamati, peccato che pochi rispondano al loro appello. Dopo molti tentativi riescono a convincere Kambei Shimada, il quale ritiene che per la difesa del villaggio sia necessario trovare altri sei guerrieri. Alla fine saranno sei samurai più l'intrepido Kikuchiyo, contadino coraggioso che ambisce a diventare samurai.

Se c'è un film che può vantarsi di aver fatto 'scuola' è proprio questo, o almeno, una parte del filone dei film storici diretti dal Tenno. Non tutti sanno che il maestro del cinema giapponese ispirò Sergio Leone, uno dei maestri del cinema italiano, per dirigere i suoi famosissimi film western, e proprio La sfida del samurai fu la grande pellicola ispiratrice. Di questo film invece venne fatto il remake western a opera di John Sturges, ovvero I magnifici sette. Tornando al film però non potrò che parlarne con parole di pura meraviglia, perché nonostante l'abbia visto nella mia vita un numero limitato di vole (la VHS mi andò in pappa e non sono mai riuscito a trovarlo in divvuddì) il ricordo è ancora indelebile. Infatti è un film che dentro di sé ha tutto: una trama funzionale che scorre liscia come l'olio, dei personaggi canonici ma efficaci, azione, senso di onore e amicizia, un finale struggente e addirittura una piccola storia amorosa all'interno. Tutti questi elementi, quando vengono trattati bene, servono a mandarmi in un brodo di giuggiole epico, e questo film riesce a farlo da che sono piccolo. Solo i giapponesi infatti possono creare delle storie epiche come questa rimanendo confinati addirittura nei meandri della sensibilità dei vari personaggi, è una cosa che in parte è invischiata nella loro stessa cultura, e la severità di certi passaggi fa ben comprendere il senso di dovere e onore di questo popolo. Manco a dirlo il mio preferiti è il personaggio interpretato dall'attore cult Toshiro Mifune, il Kikuchiyo che svetta in alto nella bandiera che i samurai andranno a ricreare come stemma per la loro battaglia. Mi piace perché è un personaggio ironico, in grado di donare quel tocco di leggerezza che non guasta mai al film, ma è anche un uomo che vuole sopraelevarsi a quella che è la propria condizione, che da contadino sogna di diventare un samurai, e sfiderà addirittura la morte per farlo. Oltre a questa ci sono tantissimi passaggi da citare, come ad esempio le monumentali scene di battaglia che non sfigurano affatto con quelle dei giorni nostri. Il bianco e nero e le ridotte tecnologie non tolgono nulla, anzi, aggiungono, e quando sulla fine verrà anche la pioggia il contrasto cromatico sarà allucinante, dando così alle immagini quel senso di pura meraviglia che non mi stanca mai. Con poco il maestri Kurosawa è riuscito a ricreare un affresco epico ma al contempo anche intimista in una maniera che nessuno è riuscito ad eguagliargli, scolpendo così il suo ennesimo capolavoro. Altra influenza derivata da questa pellicola l'ho trovata nei romanzi de La Torre Nera di King, in special modo ne La sfera del buio, dove Roland e i suoi amici ci mettono quasi trecento pagine per prepararsi alla battaglia finale. E lo stesso infatti accade anche in questo film, poiché gran parte delle sue due ore e mezza di durata inizialmente sono dedicate ai poveri contadini disperati e alla loro ricerca, e alla preparazione psicofisica di Kambei e dei suoi sei compagni. Insomma, io vi dico di vederlo, ma se decidete di non seguire il mio consiglio sappiate che sarete voi a rimetterci - io quindi ho la coscienza a posto...

Ne esiste anche una trasposizione anime ad opera dello Studio Gonzo, che però non ho ancora visto, quindi non so se merita o no.


Voto: 

4 commenti:

  1. " Consiglio di vederlo"???
    No perche' esistono anche esseri nominati 'senzienti' e bipedi che ambiscono approcciarsi al mezzo cinematografico che ancora non l'hanno visto,amato e venerato???
    Non e' possibile.

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  2. Uno dei film fondamentali della Storia del Cinema.
    Capolavorissimo.

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