venerdì 27 dicembre 2013

La nona porta


Recensire - dai, ci illudiamo di fare questo e di farlo in maniera vagamente accettabile, da tali parti - porta alle volte di fronte a ingrati compiti. Per rigore di completezza ti tocca spendere delle parole su cose che non sono necessarie, magari per il mero gusto di fare visualizzazioni, o per un insensato rigore di completezza. Poi invece vengono casi come questo. Ovvero quando Roman Polanski, uno dei tuoi registi preferiti di sempre, porta sul grande schermo uno dei tuoi libri preferiti, ovvero Il club Dumas dello spagnolo Arturo Perez-Reverte. Che per carità, non è uno di quei libri che smuove chissà quali fisime esistenziali/teologiche/ecumenica/erasmodarotterdam, però è così avvincente che non lascia indifferenti. Per dirvi, l'ho letto in solo due giorni, ed io sono uno che quando legge vuole farlo con tutta la calma e la comodità possibile. Non potevo che essere lieto nello scoprire che proprio uno dei registi che io stimo di più in assoluto ne aveva fatto un film, e quindi mi approcciai alla visione con tutta l'esaltazione di questo mondo. Anche perché lo stile grottesco e disagevole di Polasnki si confà decisamente a un libro che scava così a fondo negli ambienti più astrusi possibile.

Dean Corso è uno studioso di libri antichi. Alle volte però si lascia andare a delle analisi abbastanza truffaldine, giusto per arrotondare. Questo fino a quando Boris Balkan, editore e bibliofilo americano, non gli commissiona una ricerca su Le nove porte del regno delle ombre, libro che sembrerebbe essere stato scritto proprio da Satana. Inizierà così una folle ricerca su un qualcosa al quale tutti sembrano particolarmente interessati...

Innanzitutto, se siete fra quelli che da una trasposizione si aspettano la fedeltà più assoluta, interrompete subito. Se nel libro di Reverte si seguivano due tracce, ovvero quella circa il capitolo inedito de I tre moschettieri e, appunto, quello sulla Nona porta luciferina, qui si opta unicamente [come d'altronde suggerisce il titolo] sulla seconda. A molti questa scelta ha fatto storcere il naso, io sinceramente la vedo come un'opzione intelligente. Innanzitutto il libro è abbastanza lunghetto, quindi si prendeva tutto il tempo necessario per poter raccontare molti fatti e presentare un sacco di personaggi, cosa che in un film è impossibile da fare senza creare qualche strano effetto di vuoto. Senza contare poi che io sono convinto che l'arte parli dell'arte, quindi un media artistico il più delle volte deve far indirizzare la propria trama verso la celebrazione di sé stesso. Questo è anche il motivo che mi spinge a odiare i classici film che parlano della rockband di turno che vuole sfondare, perché se la musica ti piace così tanto, perché fai film? Senza contare poi che Polanski con le atmosfere horror ci va a nozze, quindi il nome del regista imponeva una scelta simile a priori. Tornando la film, quindi... com'è? Beh, rimane una parvenza di delusione non parto per l'essere fan, quando per l'essere amanti delle cose ben fatte. L'inizio è gagliardo, si respira fin da subito un'atmosfera piuttosto malata che fa presagire lo svolgersi degli eventi. Che però non sono malati come ci si aspetterebbe, anche se un minimo di tensione è onnipresente. Le indagini quindi proseguono con una regia pulita ma ugualmente stilosa, che da un buon ritmo a una pellicola che sembra perderne più avanza col minutaggio. Effettivamente certe scelte narrative sono abbastanza ridicole e il comprimario femminile, interpretato dalla bella Emmanuelle Seigner, un'aficionada di Polanski, sembra essere utile unicamente per la scena in topless finale (e che scena, direi). Per il resto non è che ci sia moltissimo da dire, a essere sincero, perché le location europee alla lunga sembrano essere tutte uguali e la trama non raggiunge mai un proprio apice. Ci sono intrighi a non finire, ma che lasciano davvero il tempo che trovano, mentre ai villain sono riservate le morti più ridicole in assoluto. Poco da dire pure sugli attori, perché Frank Langella usa solo la monoliticità che gli ha già dato madre natura, mentre Johnny Depp... beh, nelle parti che 'non sono da Johnny Depp' dimostra di essere particolarmente spaesato, come in questo caso. E scusatemi tanto se non sono un suo fan accanto, ma alla lunga finisce proprio per stufarmi - e la stessa cosa sta preoccupantemente succedendo con Robert Downey JR. Non mi stufa mai però un regista come Polasnki che qui, pur cercando di ritornare a dei fasti di genere che sembrano decisamente lontani, fa ugualmente un lavoro pulito e senza sbavature, immergendolo con suo stile mellifluo e viscerale, finendo per far crollare tutto sul finale, dimostrando che pure i big invecchiano. Perché anche se il finale è lo stesso del bellissimo libro, è fatto in maniera così frettolosa che finisce per non dire nulla, suggerendo quello che potrebbe avvenire in una maniera pure abbastanza ruffiana.

Ho forse detto fin troppo di un film che a conti fatti non ha nulla da dire, ma che comunque può riservare una visione vagamente piacevole. Certo però, che se per fare una roba simile c'è voluto Polasnki...


Voto: ★½

2 commenti:

  1. Pur apprezzando molto Polanski devo dire che sei stato fin troppo buono, per me sto film è una schifezza

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    1. Dovrò pur essere fanboy, ogni tanto...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U