sabato 15 febbraio 2014

Belle e Sebastien


Cosa ci vuole per portare al cinema frotte di persone ed assicurarsi dei lauti incassi? Innanzitutto si possono sfruttare le mode, quindi se va di moda un determinato tema (vedi i vampiri) allora vai con una bella serie di film/opere analoghe e tutte uguali fra loro. Oppure si può andare a carta sicura col fanboysmo, specie se fumettaro, perché anche se il film farà cacare basta che tutti i nerd di questo mondo vedano che il loro supereroe preferito è trasposto su grande schermo che, come giumente in calore, andranno a fare man bassa di tutti i biglietti disponibili. Oppure la carta peggiore di tutte... l'animo nostalgico. Perché veramente, non c'è scusa peggiore del 'mi piaceva da piccolo' per far entrare in un fermento ormonale chiunque, sia esso maschio o femmina. Ed è quello che sembrano aver voluto fare con questo film, anche se fra il dire e il fare c'è di mezzo un fantomatico mare (di neve, in questo caso, e parlo di quella dei monti) da non sottovalutare. Manco se si tratta della classica scusa sicura.

Francia, seconda guerra mondiale. L'orfanello Sebastien vive con un vecchio burbero sui monti, fino a che la tranquilla vita in tempo di guerra non è scossa dall'arrivo di un cane, soprannominato 'la bestia', che sembra divorare tutte le pecore. Il bambino lo incontrerà, lo chiamerà Belle e farà amicizia con lui. Ma le cose non possono essere così' semplici come l'amicizia bambina...

Come molti io ricordo il vecchio anime che trasmettevano in tv. Non era il mio cartone preferito, ma comunque il suo ricordo non è una cosa che mi disgusta e, anzi, ammetto che se lo ritrasmettessero in tv un'occhiata gliela darei volentieri un'altra volta. La cosa che mi fa pensare che la mia generazione è stata fortunata perché, oltre a essere cresciuta in un periodo dove la crisi economica aveva ancora da formarsi (ma l'ha presa sonoramente nel culo perché è esplosa proprio quando ci siamo affacciati sul mondo del lavoro) ha potuto godere nell'infanzia di alcune delle migliori opere d'intrattenimento, quindi un po' mi meraviglia la scarsa immaginazione di molti miei coetanei. Ma sì sa, chi ha avuto le migliori cose spesso rende a non beneficiarmi. Ci sono rimasto però un pochetto di merda nello scoprire che questo film era francese e che sempre d'oltralpe era la provenienza originaria di questo duo, ovvero dai racconti di tal Cécile Aubrey. Il film comunque mi incuriosiva alquanto, e complice la compliciosa complicità della signora Jean Jaques ho deciso di andare a vederlo. E che dire, i paesaggi montani sono bellissimi, e la canzone Belle della cantante Zaz (non me ne vogliano le femministe, ma: quanto è gnocca?!) da sola è bastata a uccidermi. Purtroppo però sono due cose che da sole non bastano a salvare un film, perché quella del narratore è un'arte sottile, e per praticarla bisogna tener conto di un'infinità di passaggi e meccanismi, quindi non è una cosa che il primo stronzo di turno può fare. E Nicolas Vanier fa un percorso ambiguo, perché in quanto avventuriero e cineasta delle proprie medesime imprese - narcisismo sfrenato per se stesso, per certi versi - imprime sulla pellicola un film che sembra lo specchio in chiave fiction della propria vita - o presunta tale. La pellicola è semplice, ha uno svolgimento lineare e tutti i nodi vengono al pettine, cosa che in certi casi sarebbe particolarmente encomiabile, ma si dimentica un fattore molto importante... non è narrata col necessario carisma. Perché tu fra le mani puoi avere la barzelletta più divertente del mondo, ma se non hai l'attitudine giusta non farai ridere nessuno. Ed è un po' quello che succede qui. Si stravolge la trama originaria, si sposta la vicenda durante la seconda guerra mondiale e si crea la classica 'amicizia fra diversi' che presenta le classiche metafore che vogliono storie simili. Purtroppo tutto è sempre attutito, tutto non ha mai una luce particolarmente accesa sopra di sé e sembra destinato unicamente alla mera fruizione infantile che poco può dare la mondo. Ci sono parecchie perle (tipo quella dell'America oltre le montagne) che però si perdono in un bicchiere d'acqua, fino a punti di estrema scontatezza e poca credibilità - tipo la dichiarazione finale del capo nazista. Non che poi mi aspettassi molto da un film simile, sia chiaro, però nutrivo la speranza che avrebbe saputo farmi sognare come facevano le vecchie avventure animate. Invece nulla. La regia di Vanier è stanca e monotona, non si accenna mai nulla in un'ottica interessante e non si gioca sulle luci che la storia può offrire - il sole dell'infanzia e il buio del nazismo, per dirne una. Il risultato quindi non è manco quello di una pellicola particolarmente brutta, però... semplicemente se ne sta lì., ferma, a prendere il sole come i rettili in attesa che un qualcosa che non accade mai avvenga. E questo, a parer mio, è ancora più sconfortante di un film brutto, perché so che andrò a dimenticarmelo in pochi giorni. Ed è una tristezza, dato che le avventure del cagnolone bianco mi hanno accompagnato nella mia infanzia.

Se anche voi siete spinti dal nostalgicismo guardatelo pure. Però suona sconfortante vedere come molti confondano la 'semplicità' col il vuoto e la pochezza di contenuti e forma.


Voto: 

2 commenti:

  1. Dovevo andare a vederlo con un'amica particolarmente cinofila e animaletto annesso ma alla fine non se n'è fatto nulla. Ammetto di non avere mai amato molto il cartone, quindi non credo che mi dannerò per recuperare questo filmetto...

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    1. Ma infatti. Però dai, la lista di film visti si allunga sempre di più.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U