lunedì 17 febbraio 2014

Breaking bad - stagione 1


Chiunque che abbia una vita sociale, reale o virtuale che sia, avrà sentito parlare di Breaking bad, la serie culto di questa seconda decade degli anni Zero. E lo so che la creature di Vince Gilligan è stata creata prima del 2010, ma la mania per i telefilm è esplosa solo in tempi recenti, quindi solo da poco ho potuto assistere al divulgarsi di questo strano germe. E quindi, per dovere di cronaca, mi sono andato a informare, perché se tutti parlano di una cosa non sia mai che io non sappia di che si tratta. E strano a dirsi, a questo giro mi sono lasciato catturare con estremo piacere dalle avventure del professore più sfigato di sempre, contando poi che a me quello della droga è un tema che ha sempre interessato relativamente, non essendo mai stato un consumatore manco di quelle leggere . davvero, credo di essere uno dei pochi ventenni al mondo a non essersi mai fatto una canna, pur approvando la legalizzazione della cannabis. Ma in questa serie si guarda oltre quello che può sembrare a una primissima occhiata.

Walther White è un professore di chimica in un liceo americano al quale viene diagnosticato un tumore ai polmoni. Uomo mite e dedito alla propria famiglia, per non lasciare quest'ultima nelle grane dopo la sua morte, decide di iniziare a produrre metanfetamina insieme a un suo ex studente, sfruttando proprio le sue conoscenze nel campo chimico. Ma si sa com'è, se guardi nell'abisso...

Alcuni sono venuti a dirmi che questa è una serie di stampo tarantiniano, ma mi tocca davvero dissentire. Non perché uno sia meglio dell'altro (per quanto non sia mai impazzito per il buon Quentin) ma perché sono cose così' diverse da non poter manco essere paragonate. Tarantino è citazionista, ha un suo stile ben definito e punta in maniera particolare sui dialoghi, spesso interminabili, e dotati di una dialettica davvero impressionante e perfettamente orchestrato. Questa serie invece ha uno stile visivo davvero asettico, ogni inquadratura da un senso di decadimento o di plastica (cercate di capirmi, non so esprimermi meglio), e più che alle assurdità della vicenda sembra più interessata a sviluppare quelli che sono i drammi del povero Walther. Ed anche Walther è un personaggio che è all'antitesi degli antieroi tarantiniani, perché rappresenta il common man per eccellenza. Un uomo qualunque, come tanti, che pensa al proprio lavoro e al gustarsi il sabato sera in santa pace, ma che però finisce in un qualcosa di decisamente più grande di lui. E inizialmente lo fa con estrema goffaggine, non sa come muoversi e compie parecchie cazzate, ma alla fine trova sempre il coraggio di reagire e di non darsi mai per vinto. Perché nonostante sia ancora vivo, sa di essere un uomo finito, che la malattia lo sta devastando e che presto non gli rimarrà più nulla. La Morte è con lui costantemente, quindi perché temerla? Tanto vale continuare a fare quello che si sa far meglio: la chimica. Anche se in una maniera del tutto nuova e illegale. Ed è questo che rende Breaking bad una serie così bella, un protagonista così atipico e un contesto realistico. Qui non si vuole solo realizzare una bella storia da seguire, si vuole creare un contesto realistico e degradante che possa addirittura arrivare a schifare lo spettatore, come in più punti succede. E le avventure del signor White finiscono per incutere così tanto timore perché sono plausibili, insieme a lui potremo esserci benissimo noi con le nostre vite disastrate o una comunità che magari non ci ha mai realmente rispettato. Walther White è un personaggio vivo e reale, a conti fatti, una persona come molte altre e che non si distingue particolarmente, ma è proprio questo che lo rende così credibile e, a suo modo, carismatico. Tutto questo senza nulla togliere all'abilità del creatore Vince Gilligan o degli altri sceneggiatori - perché si sa, in una serie-tv il vero potere ce l'hanno gli scrittori - che scrivono delle puntate molto belle e ben strutturate per questa prima stagione, presentandoci i personaggi in tutte le loro sfaccettature e delle situazioni grottesche ma perfettamente plausibili. Per una volta tanto quindi mi tocca concordare con l'entusiasmo comune, rendendomi conto come la televisione estera per quanto concerne il piccolo schermo sappia davvero osare con tematiche e situazioni scomode, senza vergognarsi di mostrare troppo a differenza di quanto avviene col cinema - il che per me è un leggero controsenso.

Ne consiglio caldamente la visione a quei (pochi) poveri umani che ancora non l'hanno vista. Io intanto mi appresto ad andare avanti con la seconda stagione, pregustandomi i fuochi d'artificio.


Voto: 

4 commenti:

  1. La prima è davvero soltanto l'inizio.
    Insieme a Lost e Twin Peaks, la serie DEFINITIVA.

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    1. Peccato però che "Lost" già alla terza stagione suonava come una sòla clamorosa.
      "Twin peaks" invece è il mio amoregrande!

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  2. Più che una serie tv è un film a cinque atti (va beh, sei per la divisione in due parti della 5) ed è semplicemente un capolavoro.

    Una delle poche serie tv che è sempre un crescendo, neanche una volta ti annoierai o addirittura ti stuferai. È perfetta.

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    1. Me ne sto accorgendo. Sono a metà della terza e ne voglio sempre di più.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U