martedì 4 febbraio 2014

Lei


Si dice che il cinema americano, coi suoi blockbusteroni e i suoi kolossal fracassoni, abbia rovinato l'attuale panorama della settima arte. Forse sì e forse no, perché è vero che c0'è tutto quell'appiattimento culturale di cui molti snob parlano, ma personalmente a me certi blockbusteroni fracassoni piacciono parecchio. Però non posso negare che se da una parte ci stanno i film fatti con millemila dollaroni, pensati appositamente per i bambini cresciuti a McDonald e Coca-cola, dall'altra esiste anche una fetta di mercato indipendente (esistente proprio grazie ai blockbusteorni fracassoni, vorrei ricordare) che offre alcune delle pellicole più interessanti del momento. Pellicole fatte con pochi soldi e che possono prendersi il lusso di rischiare e sperimentare, alle volte ottenendo il medesimo successo di qualche blockbusterone fracassone - ma vabbeh che ultimamente si sta pensando che pure i blockbuster possano essere autoriali - o la dicotomia di cult movie, come è successo a Donnie Darko. E pensare che c'è chi in questo ambiente è riuscito a fare una decennale carriera, come il qui preso in considerazione Spike Jonze.

Theo è un uomo che lavora per una ditta che scrive lettere personalizzate. E' un uomo gentile e sensibile, e sta soffrendo terribilmente per il divorzio dalla moglie Catherine. Un giorno compra una nuova versione di un sistema operativo, tanto reale e ben strutturata da sembrare quasi umana (si da addirittura un nome, Samantha) finendo addirittura per innamorarsene, ricambiato. Ma una relazione come questa non può essere di certo una passeggiata.

Spike Jonze, ora che ha abbandonato la creazione di Jackass, è un nome di rilievo in quello che è un certo panorama cinematografica americano, ed è legato a doppio filo con quello del geniale Charlie Kaufman, un tizio che non deve avere tutte le rotelle a posto, che per lui ha scritto le sceneggiature di Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee. Dopo quelle due notevoli prove, quindi, era arrivato il momento di dimostrare se era in grado di farcela anche da solo, cosa che aveva appurato con il delizioso Nel paese delle creature selvagge - anche se la base lì era quella di un libro per bambini. Adesso però, dopo essersi scopato le persone giuste ed aver acquisito la maturità degli 'anta', prende fuori la penna e realizza una storia personale ed intima, come vuole la tradizione del suo cinema e del cinema indipendente americano. Il risultato è qualcosa di curioso e ambiguo - ma quale dei suoi film non lo è? - e che ha l'ambizione di analizzare l'animo umano nei vari momenti che lo vedono coinvolto in una relazione, cosa rischiosa perché credo sia uno dei temi più abusati e tergiversati della narrativa tutta. Per fare questo ambienta il tutto in un mondo futuro ma non troppo (solita, necessaria tiritera) dove la gente sembra aver dimenticato cosa voglia dire comunicare, forse non soffermandosi troppo su quest'ultimo particolare, e mettendo il personaggio in un ambiente lavorativo che invece vede la comunicazione come il punto focale dell'esistenza. Segue poi un'immersione nell'amore tecnologico, cosa non strana se pensiamo ai livelli che al giorno d'oggi ha raggiunto la tecnologia e lo spazio che fra blog, youtube, social-network e affini hanno assunto nella nostra esistenza. Ma la cosa migliore è che qui non si demonizza nulla, anzi, si cerca di esplorare e sondare la vita e la personalità di un uomo solo e che soffre per questa sua condizione, mentre cerca di aprirsi una nuova vita in un mondo che sembra capire lui e il suo nuovo amore solo in parte, senza però dimenticarsi del suo passato e analizzando le cause che hanno portato alla precedente rottura. Il tutto funziona molto bene, strano a dirsi, e la pellicola offre più spunti di riflessione nel suo essere-non-essere fantascientifica, e facendo alla fine quello che dovrebbe compiere veramente un'opera di fantascienza: offrire delle riflessioni vive e reali attraverso la fiction. La pellicola è quindi promossa, ma non posso darle il pieno voto del capolavoro che vorrebbe essere (ma ricordo, è un ottimo film e vale la pena di essere visto) proprio perché entra in contrasto col suo essere in minimissima parte fantascientifico. Purtroppo l'ambientazione non è molto particolareggiata e, specie per quelle che saranno le scelte finali di Samantha, il mio lato più cagacazzista avrebbe preferito un maggiore sviluppo e svisceramento di certe tematiche e ambientazioni, o l'effetto che i succitati fatti hanno su una fetta di popolazione piuttosto vasta. Resta però, come già detto, una pellicola molto delicata e che illustra come anche il dolore faccia parte dell'amore, e che sia lo stesso a farci andare avanti come persone, con maggiore consapevolezza e autocoscienza. Ma soprattutto, che per iniziare una nuova storia bisogna fare pace col proprio passato, questo non solo per l'amore ma per la vita in generale. Porta sulle sua spalle (e suoi suoi inguardabili baffi) un Joaquin Phoenix in stato di grazia, in quella che è la sua migliore interpretazione. Lo affiancano delle bellezze da urlo come Rooney Mara nei panni della sua ex moglie (e ti credo che si è depresso, se ha lasciato lei), insieme alla fulgida Amy Adams e una Olivia Wilde che non sembra manco così insopportabile. Vero fiore all'occhiello però è la voce di Scarlett Johansson nella del sistema operativo Samantha (da noi è Micaela Ramazzotti) che ha soffiato all'ultimo la parte a Samatha Morton - nome omen!

Imperfetto, ma bello anche per questo motivo. Non raggiunge i fasti di Se mi lasci ti cancello ma mantiene comunque una sua identità e un suo personalissimo messaggio. Da vedere!


Voto: ★½

8 commenti:

  1. Non vedo l'ora di recuperarlo, anche perchè ormai credo sia l'unico titolo candidato a miglior film che mi manca da vedere!

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    1. Forse fai meglio a non partire con troppe aspettative, mi sa. Però do certo non può dirsi una visione deludente.

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  2. Un piccolo capolavoro di sentimento. Ha delle chicche qua e là che solo un occhio attento e sensibile riesce a catturare.
    Kaufman ha avuto un ottimo ascendente su Jonze.
    La migliore interpretazione di Scarlett Johansson nonché un Phoenix sobrio e malinconico che non ha ancora sbagliato un copione.
    Quest'annata cinematografica è talmente buona che ti ubriaca.

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    1. In effetti è vero. E' iniziata così bene che ho quasi paura di arrivare alla fine.

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  3. Io amo letteralmente questo film. Visto la prima volta al cinema e non mi ha convinto. La seconda in dvd mi ha convinto molto di più. Alla terza ero tipo diventato il più grande fan di Jonze.

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    1. Ammetto che io finora l'ho visto solo una volta - in lingua originale, quindi punti doppio XD Vedremo se a un'eventuale replica cambio parere.

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    2. Ha uno dei doppiaggi peggiori mai visti.

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    3. Mi hanno detto. Il problema però è che la Ramazzotti come attrice non è pessima, ma... non è una doppiatrice. Un po' come Filippo Timi col terzo Batman di Nolan o Favino con "Lincoln"

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U