mercoledì 19 marzo 2014

47 ronin


Ci sono delle volte in cui il nostro cervello sembra aver dato forfait. Ci sono delle volte in cui, purtroppo, non hai voglia di pensare, delle volte in cui vuoi vedere solo cose che ti scorrono davanti e che possano accontentare la tua parte più animale. Ci sono delle volte, semplicemente, che sei troppo stanco e che vuoi solo vedere della gente che si mena in maniera robusta, magari con una vagonata vergognosa di CGI che possa essere come la proverbiale ciliegina sulla torta. Insomma, la voglia di cazzate certe volte è necessaria per un sano andamento mentale, altrimenti si rischia di impazzire. E lo so, molte volte ho detto che il divertimento più salutare è quello che non ti fa spegnere il cervello, ma certe rarissime volte delle eccezioni sono plausibili. Un po' come quella che ti ha spinto a vedere più volte 300, per certi versi. Ma la stessa che ti ha portato a odiarne il seguito. Comunque, contando anche che dato il mio passato da mangofilo amo il Giappone ed ero ben a conoscenza della leggenda dei 47 samurai senza padrone, avevo deciso di avventurarmi in questa impresa.

Kai è un guerriero mezzosangue, odiato dal mondo intero tranne che da Asano, un signore locale. Quest'ultimo però si macchierò del reato di tentato omicidio dello shogun, venendo obbligato così a fare seppuku. In realtà però l'uomo era posseduto da un demone che si è servito di lui per i suoi loschi piani, così Kai, insieme ai quarantasette samurai ormai senza padrone (dei ronin, appunto), si vendicheranno contro lo shogun e la sua corte demoniaca. Ah, Kai è anche innamorato della figlia di Asano...

Ci sono delle volte in cui hai voglia di cazzate, dicevo nel primo paragrafo, ma certe vole la cazzata non è abbastanza cazzata per te. E questo la fa diventare una cazzata ancora peggiore, perché è avulsa da quella genuina coerenza che l'avrebbe fatta diventare un qualcosa di divertente e passabile. Senza contare inoltre che qui si prende in mano una leggenda come quella dei quarantasette ronin, che conoscevo già, ed amavo per via della sua semplicità, una semplicità che ti faceva comprendere il profondo senso dell'onore posseduto dal popolo nipponico. Che poi lo so, in realtà erano (e per certi versi sono tuttora) una delle culture più retrograde, fasciste e maschiliste di sempre, ma quell'alone romantico che si muove intorno a queste storie mi fa perdere la mia solita obiettività. Obiettività che però si è riaccesa nel vedere questo film, perché qui di romantico o epico c'è poco o nulla. Così come c'è anche poco di tamarro, segnando un definitivo tracollo perché non sa essere nemmeno tanto brutto o di cattivo gusto da ritenersi memorabile per i propri difetti. Sta sempre lì nel mezzo, tra il pessimo e il guardabile, formando una pericolosa neutralità che toglie qualsiasi interesse non appena iniziata la visione. Il regista Carl Rinsch opta per una regia che inizia in maniera lenta, cercando di far assaporare un'ambientazione davvero ben ricostruita (questo devo ammetterlo) ma che viene avulsa da quello che è il contesto generale del cinema avventuroso-fantastico, pur avendo un paio di idee visive degne di nota, ma che si perdono nell'intero insieme, non amalgamandosi e funzionando solo se estrapolate dall'insieme. Si trasmette epicità dove non dovrebbe essere necessario e si cerca di analizzare una cultura complessa come quella nipponica, semplificandola per un pubblico che ne è totalmente a digiuno. E no, leggera manga non rende una persona automaticamente cosciente di quali erano i veri principi base - ma può introdurre. Così come non lo sapevano gli sceneggiatori Chris Morgan (che ha scritto gli ultimi Fast and furious e la terribile trasposizione di Wanted) e Hossein Amini (che dopo essere partito bene con L.A. Confidential e Drive, si è perso con Biancaneve e il cacciatore), che imbastiscono una sceneggiatura davvero insulsa che non riesce a tirar fuori manco un'idea degna di nota. Tutto quindi viaggia sui binari del già visto, non c'è nessun elemento degno di interesse - se non il mito da cui prende spunto il tutto - ed è sacrificato ad un americanismo davvero irritante e facilone. Sul serio, se faccio una raccolta firme che impedisce agli americani di parlare dell'oriente, ci state? Perché tutto questo pressapochismo comincia a irritarmi, specie se viene da gente che viene pagata fantastilioni di dollari e che dovrebbe avere almeno la decenza di informarsi un attimo per poter realizzare un lavoro sufficiente. Sugli attori invece... beh, Keanu Reeves, quello che dopo Matrix sembra non saperne più imbroccare una, è un protagonista che non ha carisma, mentre invece se la cavano bene gli altri attori nipponici, dei quali conosco solo la graziosa Rinko Kikuchi. Ma ciò che mi lascia davvero di stucco è l presenza di Rick Genest, lo Zombie Boy, uno diventato famoso solo per essere coperto di tatuaggi. Che qui prende parte a un film, in barba magari a tutti quegli autori che si sono fatti il mazzo per magari avere una parte solo come comparse, facendoti capire che il mondo effettivamente ha qualcosa che non va...

Insomma, s'è capito che il film non mi è piaciuto. Che poi, ripeto, brutto non è... semplicemente, è dimenticabile. E cova il triste destino delle terribili due stellette.


Voto: 

2 commenti:

  1. Bene bene, tra tutti mi avete convinta ad evitarlo! :)

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    1. Dalla noia ce l'ho fatta a malapena a finirlo. Ma l'ho fatto a più riprese...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U