giovedì 6 marzo 2014

Californication - stagione 1


Continua la nostra immersione nel dorato mondo delle serie-tv, un mondo che purtroppo ho scoperto troppo tardi e al quale sto cercando di porre rimedio con estrema celerità. Ma ovviamente, lo faccio sempre a modo mio, perché non sia mai che scelga il modo più semplice per fare una cosa, qualunque esso sia. Ed ecco quindi che oggi voglio parlare di una serie che mi sta particolarmente a cuore, forse magari non così imperdibile, ma che a mio parere ha diverse carte da giocare. E con questo inizio lo fa pure bene, anche per un insieme di fattori che sicuramente non può che far presa su un tizio come me. Senza contare poi che il protagonista assoluto è David Duchowny, vecchio avventuriero del paranormale di X-files, che nonostante alcune incursioni sul grande schermo deve proprio alla televisione la propria notorietà. E diciamo che con questo nuovo personaggio può dire di star vivendo una seconda vita.

Per Hank Moody la vita non va a gonfie vele. L'ex moglie della quale è ancora innamorato sta per risposarsi, la sua carriera di scrittore è in un blocco creativo e il suo ultimi libro, God hates us all, verrà trasposto in una versione cinematografica con l'aberrante titolo di Quella piccola cosa chiamata amore. Le cose potrebbero andargli peggio? Certo che sì. Specie se ci si mette la pestifera figlia del nuovo compagno della ex moglie.

Un personaggio come Hank Moody ha tutte le qualità per piacermi. E' uno strafottente, ha quell'atteggiamento da canaglia che un po' mi appartiene (peccato che io però non sia così donnaiolo, o almeno, non ho tutto il suo successo); ha la passione per la scrittura, e questo ci accomuna non poco; ha un'amore tormentato, e questo basta per farmi parteggiare con lui alla grande; ma innanzi tutto, è un buono. Perché ne farà di cotte e di crude, ma alla fine su certe cose non transige. Si incazzerà quando vedrà un uomo usare la sua posizione contro una ragazza giovane, non transige su certe questioni di onore e alla fine, anche se alla sua maniera, farà sempre ciò che è giusto. E' un personaggio strano, ma verso il quale provo una strana attrazione, Così come strana è l'attrazione verso questa serie ideata da Tom Kapinos, che si annunciava come la classica bomba disattivata pronta però ad esplodere a tradimento. Perché è una commedia, tratta tutto con una sana e robusta leggerezza, ma c'è sempre il rischio che arrivi a prendersi troppo sul serio, sfanculando dove non dovrebbe. Si parla tanto di sesso, ma bisogna vedere se lo si fa in maniera analitica (e non anal-itica) o per pure fanservice per i pippaioli di turno. Ebbene, posso dire che tutti questi timori possono benissimo essere accantonati, perché la prima stagione di Californication parte davvero alla grande. Ma non senza degli immancabili difetti, ovvio. Diciamo che il primo episodio è portentoso, con quella gag della suora pompinara e della Signora Bernarda, che da sole mi hanno letteralmente fatto piegare dal ridere, e prosegue mostrando dei personaggi credibili (nella loro assurdità), belle battute fulminanti e dei colpi di scena davvero efficaci. Ho amato ogni personaggio di questa prima stagione, anche se ognuno alla sua maniera, perché li ho trovati estremamente credibili e ben descritti. In una kind of way davvero irrisoria e irriverente sanno davvero comunicare tutte le fasi che possono accompagnare una relazione, mostrando varie tipologie di carattere che per certi versi posso dire di aver visto anche nei miei soci di merenda ventenni. Si ride ma si arriva anche a riflettere, senza esagerare, ovviamente, ma qualche piccola riflessione sull'amore e su certe scelte della vita le lascia fare comunque, e questo per quella che dovrebbe essere una commedia scanzonata è davvero un bel traguardo. Non posso però non elencare i difetti, che si possono riscontrare in una volgarità a tratti davvero eccessiva, senza contare che in certi tratti il 'voler dire qualcosa di profondo' a tutti i costi faccia elencare alla penna di Kapinos e soci sono un ammasso di banalità. E non prendetemi per bacchettone, perché non mi da fastidio che si parli di sesso, però a volte, nel vedere questa gente che caga soldi e lamentarsi continuamente di quanto non scopa mi da davvero fastidio, specie perché c'è chi se la passa decisamente peggio al mondo. Ma fortunatamente ci pensa Hank a portare tutti coi piedi per terra, anche se alle volte sembra strano che lui dica di amare così tanto l'ex moglie ma nel frattempo si scopi tutte quelle che gli capitano a tiro - e non che condanni un comportamento simile, ma non è nella mia indole. Ma alla fine, come diceva Woody Allen, io credo solo in due cose: nel sesso e nel decesso. Perché volente o nolente è sempre lì che si va a parare, noi siamo fatti di carne e desiderio, e Moody lo sa bene.

Personalmente, questa serie è diventata il mio piacere da rilassamento, che mi tranquillizza la mente senza però spegnermela del tutto.

Voto: ★½

12 commenti:

  1. Riccardo Prezzi6 marzo 2014 04:59

    Non hai citato il grande B (che non è Berlusconi ma Bukowski) figura a cui questa serie si è ispirata, anche se alla maniera hollywoodiana, ovvero facendo interpretare un mezzo palestrato il personaggio di Henry Chinaski, ossia l'alter ego di Bukowski. Comunque in linea generale concordo con la tua ribelliosa recensione :)

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    1. Ehi Ricky :)
      mi sfuggiva la storia di Bukowski, anche perché di quel mattacchione ho letto solo un paio di racconti, purtroppo. Grazie dell'accorgimento, comunque :D

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  2. A dire il vero, Bukowski a parte, pare che Californication sia molto ispirata anche al grandissimo Warren Zevon, i cui pezzi sono citati in una marea di titoli di episodi.
    Comunque, serie cult per il sottoscritto. Che ovviamente è moodyano convinto.

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    1. Non conosco Zevon, purtroppo... mamma mia, come mi sento ignorante :-P
      Beh, lo immaginavo XD

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  3. Concordo in pieno...ma fá un favore a te stesso: fermati alla prima stagione, fai come se le altre non esistessero...

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    1. ... sono arrivato alla terza. Leggero diludendo nella seconda, ma con la tre si recupera abbastanza bene.
      Comunque mi diverte troppo, nonostante tutto, potrebbero riprendere i personaggi mentre dormono per tutto il tempo e la guarderei lo stesso.

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    2. A me la seconda ha fatto effetto diludendo esagerato e l'ho abbandonata...ma se dici che con la terza recupera vedo di procurarmela...comunque io pur non conoscendo Zavon e non trovando Bukowski ho apprezzato molto la serie, magari conoscendoli e/o avendoli studiati avrei apprezzato di più e meglio, però

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    3. Ti dirò, mi sono così affezionato ai personaggi che a un certo punto, pur notando il calo qualitativo, mi basta vederli. Poi Kapinos ha il genere di umorismo che piace a me, quindi...

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  4. Finalmente anche in italia è uscito il libro "God hates us all".
    L'ho comprato e divorato. Il nosto Hank ha colpito nel segno!

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    1. Ecco, 'sta storia del libro non l'ho capita... sarà senza dubbio una delle mie prossime letture ma... chi l'ha scritto?

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    2. Ho fatto un po' di ricerche.
      Ufficialmente l'autore è Hank Moody e su tutti i siti si trova solo lui.
      In alcuni forum c'è chi mormora che sia stato scritto da un certo Jonathan Grotenstein, altri dicono da Kapinos, sceneggiatore di Californication e Dawson's Creek. Non so risponderti, ma il libro merita assolutamente di essere letto, e non solo dai fan della serie: è un romanzo a sè veramente coinvolgente, ben scritto, ironico e drammatico allo stesso tempo.

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    3. Ti dirò, mi hai convinto! Appena finisco alcune letture lo leggerò subito!

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