giovedì 10 aprile 2014

Boardwalk empire - stagione 1


Se su alcune cose i miei gusti possono dirsi davvero prevedibili - basta un semplice darkettonismo nello stile di regia o delle tematiche particolarmente macabre o violente - molti rimangono invece sorpresi nello scoprire che ho una strana, morbosa passione per i gangster. Ebbene sì, vedermi questi tizi eleganti, capaci di far andare le parole così come le mani o le pallottole, mi ha sempre fatto crescere delle ovaie e le ha inumidite in maniera piuttosto grassa. Devo ringraziare di non essere mai nato donna in quei periodi, altrimenti sarei stato una di quelle puttanelle che la smollava al primi tizio imbellettato in grado di regalarle una collana o il contenuto di una revolver. Ovvio quindi che una serie come Boardwalk empire non potevo perdermela, perché qui gangster e cose da gangster abbondano in piena regola, senza contare il contributo di scrittori e registi di prim'ordine che di sicuro avrebbero contribuito alla buona riuscita di uno show come questo, in netto contrasto con le serie tv di oggi più quotate. E infatti mi pare strano che, in un'epoca dove il piccolo schermo sembra farla da padrone, un periodo dove più che al cinema si guarda alle serie televisive, vero lascito di un certo tipo di narrativa americana, pochi nominino un piccolo gioiello come questo.

Il proibizionismo è appena stato emanato ed Enock "Nucky" Thompson, carismatico e ricco politico della città di Atlantic city, da il via a un'agguerrita campagna contro gli alcolici. Questa però è una bufala per far partire un traffico illegale d'alcol in grado di far fruttare molti soldi. Ma dove ci sono soldi c'è anche (ancora più) corruzione, e infatti scoppierà una guerra intestina nella città per il potere. Ma non ci sono solo uomini ricchi e potenti, infatti...

Tempo fa avevo letto nella blogsfera che oramai le serie-tv sono il mezzo di narrazione del futuro, e che hanno quasi del tutto preso il posto di quello che una volta era il grande romanzo americano. Non ricordo chi avesse detto questa cosa e quando, quindi l'autore originale di questa frase può pretendere la propria paternità nei commenti qui sotto, però non si può proprio dargli torto. E' innegabile che negli ultimi anni le serie-tv si sono evolute, che hanno raggiunto un livello qualitativo talmente alto da poter entrare in diretta competizione coi film veri e propri, sfornando fior fiore di prodotti di generi diversissimi fra loro ma dalla fattura decisamente sopra la medie. Per dire, i tempi di Hercules e Xena sono ben lontani. E così pure uno come me, che non ha mai guardato tanto la televisione da quando a tredici anni ho smesso di vedere i Digimon, ha deciso di esplorare un settore come questo che ha sempre ignorato. Ecco, pochi giorni fa ho iniziato a vedere questa serie (ideata da Terence Winter, lo sceneggiatore di The wolf of Wall Street, e che vanta un episodio pilota diretto proprio da sua maestà Martin Scorsese) targata HBO, e devo dire che quel piccolo vuoto che sentivo esserci nel mio piccolo cuoricino di maniaco è stato riempito con tanto amore. Sì, perché questa prima stagione è davvero una cicciofigata coi fiocchi. Un banchetto per le gonadi. Un surplus per l'endovena e un capolavoro di perfetta realizzazione. E se poi come me amate i gangster allora ne farete una droga. Le vicende di questi uomini di potere e non vissuti durante gli anni del proibizionismo intrattengono, ma sanno offrire anche un chiaro ritratto di quei tempi e dell'animo umano. Tutti sono corrotti. Dal primo all'ultimo, e non c'è via di salvezza. Ci sono pochi personaggi positivi, e tutti loro devono lottare per non venire inghiottiti da quel fiume di pece che sembra essere la vita di Atlantic city, una città in perenne movimento economico e commerciale che racchiude dentro di sé l'inferno. Perché sono proprio i soldi ed il commercio a incupire il cuore degli uomini. Ma soprattutto, i protagonisti di questa serie sono tutti spinti da un desiderio si sopraelevarsi. Tutti vogliono essere più di quello che sono, tutti lottano per avanzare in una catena alimentare che sembra nutrirsi di tradimenti e pallottole. Ma questa serie non è solo un guazzabuglio di sparatorie e delitti aggratis, come potrebbe sembrare. Si cerca di psicoanalizzare una nazione, di leggere nella sua anima anche prendendo in esame quelle persone i cui nomi non comparirebbero sui libri di storia. Abbiamo un autista che si chiama Al Capone, qui all'inizio della propria carriera, insieme alle amanti dei potenti del periodo ed ai poliziotti (o IL poliziotto). Tutti cercano un posto che sia loro, spesso arrivando a infrangere i propri ideali... ma cos'è la vita se non un continuo e assoluto cambio di posizione? Perché nulla è mai uguale a se stesso, tutti si trasforma, e spesso è l'angolazione dalla decidiamo di guardare questa cosa che determina questo cambiamento. Ed è quello che fanno questi uomini. Vivono, cercando di fare non quello che è più giusto, ma più necessario per la loro esistenza. Tutto questo sorretto da delle grandi prove attoriali, fra le quali spiccano quella di un immenso Steve Buscemi e di un Michale Pitt estremamente credibile. Ci sono tantissimi personaggi, quindi elencarli tutti sarebbe impossibile, ma non posso soffermarmi narrando della sorpresa quando ho scoperto che Michael Shannon - il generale Zodd de L'uomo d'acciaio - sia in realtà un grande attore, e su quanto sia bella la malinconica Kelly Macdonald.

A causa della mole di fatti e personaggi si conclude la visione con una sensazione di 'troppo' nella testa, ma quello scorcio finale sulla città ci fa capire una cosa: un'epoca è appena iniziata!


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