sabato 5 aprile 2014

Fullmetal Alchemist


Quando iniziai, intorno ai quindici anni, a seguire gli anime proposti dal canale MTV - se in quel periodo stavo imparando a odiarlo dal punto di vista musicale, per quanto concerneva l'animazione nipponica era il mio punto di riferimento - non potei fare a meno di imbattermi in Fullmetal Alchemist, la serie che parlava delle avventure del 'piccolo' alchimista d'acciaio. Dopo degli episodi iniziali che mi convinsero solo in parte e un proseguendo decisamente non all'altezza, finalmente arrivò lo svolgimento principale delle vicende e... beh... la musica cambiò decisamente. Nel corso degli anni questa serie infatti è diventata un punto di riferimento per molti, un vero e proprio cult moderno, ed una delle mie gioie è il fatto di aver vissuto in primissima persona lo svolgersi del fenomeno culturale sul mondo. Tanto da fiondarmi in fumetteria a prendermi il primo numero del manga di Hiromu Harakawa, iniziando così una delle mie serie a fumetti preferite della mia infanzia. E se ci ripenso, questi personaggi sono quelli che mi hanno accompagnato più a lungo durante le loro travagliate imprese, forti anche dei cinquanta episodi trasmessi settimanalmente, con tutte le dovute pause fra un ciclo e l'altro. Un pratica, poco più di un anno.

I fratelli Edward ed Alphonse Elrich si dilettano con l'alchimia. Un giorno, per cercare di riportare in vita l'amata madre, sperimentano un nuovo cerchio alchemico, con tragiche conseguenze. Edward perde una gamba, mentre Alphonse tutto il corpo. Per far trasmigrare la sua anima in un'armatura vuota allora Edward sacrifica anche un braccio, mentre la madre si reincarna in una grottesca creatura. Da quel giorno partono alla ricerca della Pietra Filosofale in modo da riottenere i loro corpi, ma non sono i soli ad essere interessati a quel magico artefatto...

"Senza sacrificio l'uomo non può ottenere nulla. Per ottenere qualcosa è necessario dare in cambio qualcos'altro che abbia il medesimo valore. In alchimia è chiamato il principio dello scambio equivalente. A quel tempo, noi eravamo sicuri che fosse anche la realtà della vita." Era con questa massima che si apriva ogni episodio, perché era proprio questa massima il tema cardine di questa serie. Che alla fine altro non era che una classica serie shonen, con un mondo fantastico e dei personaggi rivolti a un pubblico prettamente maschile che si muovevano in esso. Non ci sono particolari seghe mentali e quando sono presenti sono sempre all'acqua di rose, attutite dal contesto fantastico in cui si trovano. Ma non per questo mi sembra giusto dare un voto inferiore a una serie che, come poche altre, nel corse degli episodi ha sempre saputo migliorare in crescendo, fino a creare un mondo grossomodo credibile e scosso da una serie di vicende davvero intricate e coinvolgenti. Dal punto di vista dell'intrattenimento quindi si merita il punteggio massimo, proprio perché è riuscita a costruire una trama complessa ma assolutamente coinvolgente che non fa disperdere. Trama che si distacca totalmente, verso la metà dal manga della Harakawa, perché all'epoca era stata raggiunta la pubblicazione e si era dovuto proseguire per altri versanti, con una finale che a molti ha fatto storcere il naso ma che a me, personalmente, nonostante alcune illogicità è davvero piaciuto. Quindi abbiamo azione, combattimenti, intrighi e gli immancabili siparietti comici. Ma si parla anche di guerra, di perdita e di sofferenza, conferendo allo status di questo anime un livello qualitativo decisamente alto. Tutto è incentrato sulle vicende dei fratelli Elrich e si analizza con maniacale complicità il rapporto di affetto che li lega, dimenticandosi talvolta di essere una shonen e offrendo dei passaggi particolarmente intimistici che di certo male non fanno. Tutto questo senza strafare, senza abbondare di melassa o di eventuali perbenismi, ma sapendo dare il giusto tocco ad ogni cosa. Alla fine questo rimane un anime per ragazzi, è giusto ricordarlo, e le sue qualità non sono dovute particolarmente a un talento artistico - nel senso stretto della parola. Questa per alcuni versi può essere una serie che certi snobboni potrebbero definire 'commerciale', ma è comunque una serie che sa raccontare bene quello che la riguarda. E la passione immessa nelle cose per me vale più di un qualsiasi volere artistico, perché raccontare qualcosa con entusiasmo e grinta in certi casi basta a fare un ottimo lavoro, come in questo caso. Anche perché le varie tematiche affrontate sono presenti quanto basta, senza offuscare lo svolgimento del canovaccio principale, che qui è possibile godere con chiarezza cristallina - mica l'ha fatta Anno, per dire. Pure a livello tecnico ci sono solo lodi da fare. le musiche non sono eccelse, ma fanno il loro lavoro. Le animazioni invece, anche se in alcuni episodi [quelli filler, per dirla tutta] cadono un poco, quando serve si mostrano come meritano, regalandoci delle sequenze davvero ben dirette e dei combattimenti fluidi e chiari, insieme a un chara che si sposa bene con quello de fumetto, mantenendo le dovute standardizzazioni che una trasposizione animata richiede. Insomma, se è stato uno degli anime cardine della mia adolescenza, ci sa pure un motivo, no? E senza sacrificio, per di più!

Scrivere questa recensione mi ha messo un po' di malinconia. Mi ha fatto pensare a quando era adolescente e passavo i pomeriggi del doposcuola a drogarmi di cartoni animati. E mi inquieta un attimo pensare che a venti e passa anni è ancora uno dei miei hobby principali...


Voto: 

2 commenti:

  1. Ecco, questo mi ha sempre ispirato, però poi per chissà quale motivo non l'ho mai iniziato. Che sia la volta buona?

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    1. Ovvio! Io ho dalla mia la controparte affettiva, ma te lo consiglio :) Però prima inizia la serie "Fullmetal Alchemist". Ce n'è una seconda, "Fullmetal Alchemist: brotherhood" che riprende il manga, ma inizia da che questa parte per i fatti propri.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U