venerdì 25 aprile 2014

Miss Violence


Ci sarebbe un discorso lunghissimo ed infinito da fare sulla distribuzione. Della stramaledettissima distribuzione. Quella che in teoria dovrebbe far uscire i film nelle sale, anche se però sembra che alle volte faccia tutto il contrario. Perché posso capire che una pellicola di supereroi [genere che comune mi piace, e non poco] possa attirare più gente del classico film polacco sottotitolato in libanese, ma comunque non capisco come mai ci sono film di registi rinomati e che hanno vinto a festival molto importanti che però vengono rilasciati in due o tre salette di montagna. E spesso manco in quelle. Infatti è da quasi un annetto a questa parte che sento parlare di questa discussa e polemica opera greca, ma mai che ci sia stata una sala che l'abbia presa che non fosse a venti chilometri da casa mia. La stessa cosa che mi è successa con film quali Stoker o Only God forgives (e anche con La grande bellezza, per farvi capire quanto siamo indietro dalle mie parti), e questi dalla loro avevano anche un cast decisamente più noto che poteva spingere la curiosità di coloro che magari se ne fottono di registi e sceneggiatori. Il che diventa una bella merda perché mi tocca parlare di cose che hanno fatto discutere quando però tutte le chiacchiere in merito sono scemate. Il che, se si possiede un'incompetenza come la mia, diventa ancora più problematico.

Durante la festa del suo undicesimo compleanno la piccola Angeliki si suicida, buttandosi dal bancone di casa sua. La famiglia, sotto la guida del nonno, cerca di andare avanti, cercando di superare la perdita con metodi non ortodossi. Ma forse il gesto della piccola è dovuto a problematiche interne al nucleo familiare...

Ammetto che sulla Grecia - quella moderna, escludendo quindi quella dei miti e dei poemi omerici - so davvero poco. Nel senso che conosco solo i recenti e tristi fatti di cronaca economica, ma non conosco nulla circa la sua società, la mentalità delle persone e un certo ordinamento culturale della popolazione. So solo che c'è il ballo del Sirtaki, ma pure qui credo di sbagliare. Insomma, tutta una premessa per dire che forse è per questo che un film come questo controverso Miss Violence ha finito per dirmi molto poco. pur avendomi scosso nel profondo, lo ammetto, perché il tema che viene sviscerato fa venire la pelle d'oca al solo pensiero. Così come fa venire la pelle d'oca la scena iniziale, della quale quella presente sulla copertina è un'ideale prosecuzione, che vede il corpo della piccola Angeliki sfracellato a terra mentre i titoli di testa sfrecciano implacabili in silenzio. Ed è un film segnato dal silenzio, questo, e non solo per la total assenza di musica - eccezion fatta di quando sono proprio i protagonisti stessi a usufruirne, tipo quando accendono la radio. E' il silenzio della realtà, quello di chi vede le peggiori cose e che invece resta zitto, il silenzio dettato dall'indifferenza, Quello vero, che uccide più di ogni lama e proiettile. E gran parte dell'inquietudine che invade lo spettatore una volta che i titoli di coda hanno modo di comparire è dettato oltre da questo, oltre che dal tema portante - che vi spoilero subito, parla della pedofilia e degli abusi familiari. Miss Violence è un film quindi sulla morte, e parte della sua grandezza è dettata dal fatto che parla di essa attraverso la vita, una vita così soffocata e soffocante dove il suicidio sembra essere l'unico spiraglio di libertà in un'esistenza che sembra tale solo di nome. Peccato però che questo non sia bastanza, e confido che parte di questa delusione sia dettata unicamente dalla mia ignoranza che ho citato all'inizio di questo paragrafo. Perché la macchina da presa del regista e sceneggiatore Alexandros Avranas analizza con precisione chirurgica ogni singolo elemento, si sofferma con delle inquadrature statiche, concedendo delle carrellate solo nei momenti topici che vogliono enfatizzare il determinato sviluppo dell'opera. Mostra, ma non spiega. Non sapremo mai qual'è il passato del nonno despota, non sapremo mai cosa lo spingerà a fare le terribili cose per tutta la durata della sua vita. Vedremo solo lo sguardo spento e rassegnato di un superbo Themis Panou (premiato a Venezia con la Coppa Volpi, perlappunto) mentre tutto il resto della famiglia subisce. La ribellione in questo agghiacciante quadretto familiare si ottiene solo con la morte, e chi uccide in vita si troverà solo a venir ucciso a sua volta. Non c'è serenità, e pure la libertà viene conquistata a duro prezzo. Ma non sempre la libertà è una soluzione, vorrebbe dirci l'ultima inquietantissima scena. E infatti il film fa questo: inquieta, ma non analizza. Usa il tema che decide di mettere in mostra ma non riesce a sviscerarlo, e quel che resta è, a mio modesto parere, un film riuscito a metà. Ed il disagio, per come la penso io, serve unicamente a due cose: al darsi da fare per poter migliorare il mondo, oppure a mascherarsi di velata ipocrisia per nascondere, sotto un finto dispiacere, la propria indifferenza. A me questo film ha messo parecchio a disagio, ma una volta che la visione è finita mi è rimasto solo un grande e ancor più strano: e allora? E forse sarà perché non conosco la cultura greca e di cinema impegnato capisco poco o nulla, ma un film così non mi ha spinto a cercare le risposte su un tema così ostico. Mi ha lasciato numerosi interrogativi, ma non gli appigli necessari per cercare le risposte. E questo non basta.

Ripeto, molto probabilmente sono io a non averlo capito [probabile, a vedere da quanto bene è stato accolto] ma per un rigore di coerenza personale non posso evitare di sottolineare quanto mi abbia lasciato perplesso.


Voto: ★½

11 commenti:

  1. Due cose non capisco. La prima è molto banale. Ma tu reputi un cinema a 20 km lontano? un quarto d'ora di macchina? Io per 15 anni, finchè l'anno scorso non sono venuto ad abitare a Perugia mi sono fatto 45 km avanti e 45 indietro per andare a vedere film. E non mi sembrava nemmeno lontano sinceramente, anzi. Per andare a bere o a ballare (non dico te eh, parlo in generale) un locale a un quarto d'ora di macchina sarebbe considerato praticamente a un metro da casa, il cinema lontanissimo. Questo perchè c'è una cultura diversa, la cultura del film a casa e te che sei giovane sei cresciuto in questa cultura, mica hai colpe. Ma 20 anni fa saresti partito per il cinema anche a 60 km. Il locale a differenza del film invece non puoi "fartelo" a casa, e quindi si parte. Seconda cosa Giacomo. La tua recensione è bella ed equilibrata ma che un film debba dare risposte o darti chiavi di comprensione esplicite davvero lo preferisci? Se è così non vedere nemmeno Dogtooth, non leggere mai Saramago e così via. E' proprio questa la magia del cinema greco.

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    1. I venti chilometri erano da intendersi 'come minimo'. E farne anche 45 con la mia macchina... beh, la suspance la amo solo nelle opere di fiction :-P
      Più che altro non intendevo chiavi di lettura esplicite quanto analisi. E l'analisi, specie se parla di temi di scottate attualità, vuole un poco di concretezza. Posso capire la risposta non esplicita in un film metaforico, che punta maggiormente su un concetto filosofico anziché su un'oggettività reale, ma in questo caso io l'ho letta come mera provocazione. Avrei preferito vedere sviluppata maggiormente la personalità del padre/nonno, capire cosa lo ha spinto ad agire così. Ma forse è un mio limite, posso riconoscerlo, eppure questi motivi mi hanno spinto a non amare questo film - che comunque ha coraggio, glielo riconosco e quindi lo rispetto.
      Comunque mi spiace deluderti. Di Saramago ho letto "Cecità" (mainstream!) e mi è piaciuto molto :)

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    2. Sì, ma 20 km per un film d'essai sono davvero ridicoli. Non è che i cinema puoi pretenderli ogni 5 km. Poi stai in Trentino, mica a Roma. Però, con la scusa della macchina ti sei simpaticamente salvato :)

      Riguardo Miss Violence ti capisco, a me piacciono invece le costruzioni così.
      Ma io del resto sono uno dei pochi in Italia che hanno goduto come un riccio che Lost non abbia dato risposte.
      Io non le voglio, mai.
      Di Cecità ti ho già risposto su fb.
      Ciao!

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    3. Oddio, "Lost" per me è una ferita ancora aperta. E dire che le prime 4 stagioni sono fra le cose più belle che io abbia mai visto...

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  2. a me è sembrato invece un film che poco a poco spiega tutto, persino troppo. questo mi è sembrato anche il suo limite principale...

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    1. Già, tra l'altro Marco, già

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    2. Adoro quando i cinema offre pareri così diversi e discordanti XD

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  3. Il suicidio di un'undicenne mi scuote proprio come idea. Motivo per cui non vedo l'ora di vederlo. Ti farò sapere con che opinione mi schiero!

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    1. Dai, una in più che mi da contro ci vuole XD

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  4. Io sono con Mari. A me mette un'angoscia terribile e ho paura a vederlo. Ma so che devo farlo, prima o poi...*__*

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    1. Eh, te sei anche madre, posso ben capire...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U