sabato 31 maggio 2014

Young adult


Gran parte delle volte il mio giudizio non concorda con quello abituale della critica. E questo significa che o penso attraverso canali non indifferenti (mah...) oppure che di cinema non capisco un cazzo (e non solo di quello, aggiungerei). Perché quando lavoravo - chi fa un lavoro serio quale il muratore o il meccanico può venire a darmi un cazzotto - per il sito di UpperPad avevo recensito con toni entusiastici questo film, finendo per accorgermi solo in seguito che la critica in generale non era stata particolarmente entusiasta di questa pellicola. Anzi, alcuni l'hanno davvero massacrata, tanto che per un microsecondo ho pensato di aver scritto in quella recensione una grande coacervo di cazzate. Che è quello che continuo a fare con questo blog, ma su questo film proprio non me la sento di cambiare idea. Perché ci sono delle vere motivazioni che mi spingono ad amare questa piccola pellicola, delle vere motivazioni sul perché per me questo film è un vero, piccolo, prezioso gioiello.

Mavis Gray è una scrittrice (ghostr writer, in realtà) di trentasette anni di una serie di romanzi young adult prossima alla chiusura, incapace di iniziare delle relazioni stabili e ancora ancorata alla sua figura di reginetta del liceo. Ora è alcolizzata e in perenne sconforto, pur illudendosi di essere una vincente. Quando però riceve l'invito per il battesimo del suo ex ragazzo del liceo, decide di partire per la città natale, convinta di portarlo via da lì, rubandolo a una vita da incubo...

L'accoppiata vince te che ha portato sullo schermo uno dei film più sopravvalutati della storia recente (a me Juno proprio non ha detto nulla, ma forse dovrei rivederlo) sì rifà con questo film strano, straniante e destabilizzante, con pochi calibrati elementi sfruttati però alla perfezione, che finiscono per rendere meglio di tante altre sceneggiature arzigogolate che non portano a nulla. L'elemento fondamentale è anche la prima cosa che potrà risultarvi guardando questo film: tutti i personaggi sono insopportabilmente fastidiosi. Tutti. Dalla protagonista volutamente sopra le righe fino anche al più marginale dei comprimari. Prima dei titoli di coda, avrete trovato un modo per odiare ogni singolo personaggio. L'unico a salvarsi forse è il neonato, ma a fine visione sarete sicuri che crescendo pure lui avrà modo di starvi egregiamente sul cazzo. Non sopporterete Mavis, così sfrontata, viziata e vogliosa di rovinare quella che sembra una vita idilliaca, così concentrata sulla sua passata vita di successo da aver perso il senso della misura e non riuscire ad ammettere che ha dei seri problemi; non salverete il di lei ex boyfriend, che sembra il perfetto padre di famiglia ma alla fine è un ipocrita della peggior specie quanto la moglie; non sopporterete i genitori di Mavis, così concentrati su quanto era figa loro figlia da non accorgersi del suo vero stato; e non sopporterete manco Matt, fino a un certo punto l'unico personaggio positivo, che approfitterà della povera Mavis nel momento in cui si sentirà più debole e fragile. Una galleria di personaggi orribili, tali perché realistici e che si possono facilmente rispecchiare in quelli che vediamo nella nostra quotidianità. Ma la vera abilità di quella scrittrice che è Diablo Cody (nome d'arte di Brook Busey, ex spogliarellista e donna di mondo) sta nel farteli odiare tutti, senza però riuscire a condannarli. Alla fine, come cantava De Andrè: Se non sono giglio son pur sempre figli vittime di questo mondo. Non li odi perché come tutti sono schiavi di uno schema ancestrale presente da sempre nella nostra società. Non li odi perché, come tutti, hanno semplicemente paura di vivere. E la paura di vivere è la cosa che accomuna tutti gli esseri umani, perché è impossibile sfuggirgli. Ha paura l'adolescente perché non sa dove andrà mai a parare la sua vita, ha paura l'adulto perché ha tutte le preoccupazioni di quell'età ed ha paura l'anziano perché non sa se fino a quel momento ha vissuto una vita degna di tale appellativo. Ed ha paura Mavis, lei che ha avuto tutto, e che si trova a fare adesso una vita che non soddisferebbe manco il peggior acefalo. Lei era la reginetta del ballo, quella che si volevano portare a letto tutti, la più invidiata della scuola. Ma la scuola a un certo punto finisce e bisogna fare i conti con la vita vera. Cosa resta di un vincente, a quel punto? Quella che Young adult vuole offrirci infatti è una decostruzione dell'immagine del vincente, senza svilirlo o sminuirlo, ma vedendo come alla fine non esista un vero vincitore nella vita. Tutti vengono schiacciati, tutti finiscono per avere paura di qualcosa che manco si sa definire a parole perché è inevitabile che accada così. Perché anche il peggiore dei bulletti e la sua compagna ochetta dalla testa vuota nasconde dentro di sé una serie di timori e problematiche irrisolte non da poco, come questo film vuole testimoniare. E aggiungo, una pellicola simile ci voleva proprio, specie in quest'epoca di nerd al potere. Così come ci vuole una donna come Charlize Theron, bellissima anche quando è deformata dalla rabbia e dalla disperazione, che qui riesce a tenere sulle sue spalle un personaggio difficile e complesso come questo.

Un film che ha saputo commuovermi come solo pochi altri hanno saputo fare negli ultimi anni. Una manna regalata da uno dei figli di papà più interessanti della decade.


Voto: ★★★★

14 commenti:

  1. Matt non se ne approfitta. Tutti avrebbero fatto come lui. In quel momento Mavis aveva bisogno di conforto, di dolcezza, di braccia che sapessero contenerla, di amore e di una persona che sapesse guardare oltre la pancera e il push-up (secund mi).

    Visto che ci sono ti consiglio un film che ho guardato di recente con Ellen Page (riguarda Juno, quando hai tempo) e Patrick Wilson (l'ex di Mavis): Hard Candy.

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    1. "Hard candy" l'ho già visto e recensito, e ovviamente l'ho adorato :D peccato che poi quel regista sia andato a dirigere "Eclipse"...

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    2. Allora corro a leggerla.
      Sì, purtroppo è stato vampirizzato ;(

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    3. Dai, se non altro con la serie "Hannibal" si è ripreso!

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  2. Bellino questo film, sopratutto la colonna sonora merita.
    Sulla tua premessa mi sento di dire che per scrivere certe recensione ai critici di professione li pagano, altrimenti non mi spiego perché esaltino tanti pessimi film. Ma poi ovviamente e come ben sappiamo è tutta una questione di gusti personali, il che non vuol dire che tu non capisca niente di cinema anzi vai tranquillo ;)

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    1. Sulla colonna sonora non mi sono espresso. La recensione stava diventando davvero troppo lunga :-P
      Ti dirò, ai tempi, quando scrivevo per dei siti, mi avevano detto di cambiare certi giudizi perché al pubblico piacevano molto. Solo che io ero stato costretto a farlo gratis...

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  3. Era piaciuto molto anche a me.
    Forse il miglior lavoro di Reitman.

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    1. Per me se la combatte a dovere con "Tra le nuvole"

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  4. l'ho apprezzato pure io, ne parlai anche da me, tempo fa :)

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    1. Avevo letto, ricordo, e se rammento bene a me però è piaciuto un po' di più

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  5. L'ho visto quando è uscito e mi era piaciuto tanto, tanto. Devo rivederlo, assolutamente.
    La verità è che ho un debole per Reitman e di lui trovo interessante un po' tutto. Lascia sempre un'impronta nei suoi film. Anche Un giorno come tanti - Labor Day l'ho trovato notevole. Diverso dal suo genere, ma molto delicato. Lui ha un bello sguardo, e un'attrice come la Winslet fa il resto, anche in un melò così semplice, ma emozionante forse proprio per quello.

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    1. Non sarà il migliore sulla piazza ma, come dici tu, ha una sua voce e la si sente a ogni lavoro. Una cosa che ti fa dimenticare che è un figlio d'arte :)
      "Labor day" spero di vederlo al più presto! Anche perché la Winslet è una delle mie attrici preferite :D

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U