mercoledì 11 giugno 2014

Brisby e il segreto di NIMH


Da piccolo ero un cagacazzi - questa è una prerogativa della mia esistenza - ma lo ero molto meno di adesso. Semplicemente, perché non avevo le facoltà mentali per esserlo, quindi di dovevo accontentare di una saccenza media. Basti pensare che mi bastava vedere un cartone animato per essere felice, anche se era registrato dalla televisione con abbastanza tagli da rendere la visione quasi incomprensibile, come avvenne quando i miei mi registrarono questo strano film. Una pellicola che col tempo sono andato a dimenticare, fino a che internet per pura casualità non è venuto in mio soccorso facendomi capitare proprio su una pagina a tema, e facendomi così venire voglia di rivederlo intero per la prima volta in tutta la mia esistenza. Ed ho così scoperto che questo lavoro porta la firma di Don Bluth, l'animatore sfuggito dall'ala protettrice della Disney e che aveva firmato uno dei miei cartoni preferiti di quando ero piccolo: Alla ricerca della valle incantata, qui alla sua prima opera come autore indipendente e completo, nel (vano) tentativo di lanciare un nuovo modello di intendere l'animazione. Purtroppo, dopo più di trent'anni da questo esperimento, le odierne produzioni ci fanno intuire che la gittata è stata davvero corta, purtroppo.

La signora Brisby è una topina di campagna, rimasta vedova da poco, che deve apprestarsi a traslocare poiché il fattore, come ogni anno deve arare il campo. Purtroppo uno dei suoi cuccioli è ammalato e non può spostarsi, cosa che rende la sua vita abbastanza difficile. Tanto da dover chiedere consiglio al Vecchio Gufo, cosa che la farà finire in mezzo agli affari dei retti e venire a conoscenza dei misteri del NIMH, un...

Una cosa va detta: la protagonista è davvero topa!... Bene, ora che ho detto la mia cazzata, posso far iniziare la valutazione 'seria' dell'opera. E inizio dicendo che questo esordio di Don Bluth è una pellicola davvero strana per diversi motivi. L'animatore era sfuggito dalla sede del colosso dell'animazione per eccellenza poiché aveva ribadito più volte di come i film della Disney avessero perso la loro magia originaria, divenendo col tempo sempre più vuoti e fini a se stessi. Per ribadire quindi la sua personale concezione di cartoon quindi si appropria dei diritti del libro di Robert C. O'Brien - che scrisse la serie di questa atipica ironia quando sviluppò un glaucoma che lo costrinse ad abbandonare l'attività giornalistica - imbastendo una storia a tratti cupa ed a tratti grottesca, pur rimanendo ancorato nelle logiche dell'animazione per bambini. Infatti la cosa che mi è maggiormente salita all'occhio dinanzi a questa (tardiva) prima visione completa non sono stati i disegni antropomorfizzati al minimo e nemmeno le stupende animazioni che muovono i personaggi, bensì il suo non essere né carne né pesce. Il film dentro di sé racchiude una serie di tematiche davvero impressionante, a cominciare da quella della maternità, fino a sfociare nello spiritismo new-age e nell'ambientalismo, toccando anche i temi dell'avidità e della politica. Forse qualcosa di troppo per un film di un'ora e venti, contando inoltre il fatto che la cupezza di certe scene è davvero impressionante per una pellicola rivolta a un target così infantile. Si parla di morti e di uccisioni senza problemi, quando i personaggi si feriscono il sangue è ben visibile e, quando non ci si mettono i protagonisti direttamente, ci pensa un'ambientazione davvero claustrofobica. Basti pensare alla svena nella tana del vecchio gufo, davvero evocativa e pregna di una propria simbologia, ma che se sommata al resto che spetta da vedere in seguito comincia ad essere un qualcosa di davvero eccessivo - sempre visto il pubblico a cui è riferito, ricordo. Abbiamo quindi un film che è troppo infantile per essere rivolto esclusivamente agli adulti, ma al contempo troppo cupo per essere apprezzato solo dai bambini, con tutte le conseguenze del caso. Manco la sceneggiatura, davvero lineare e non offrente un intreccio particolarmente incomprensibile, è esente da difetti. Infatti quando viene tirata in ballo la magia non c'è una spiegazione specifica riguardo a da dove provenga o cosa possa farla scaturire in un mondo come quello (e non si capisce se sia una conseguenza del NIMH o altro), mentre il siparietto che vede la signora Brisby col topo guardiano non appena entra nel cespuglio di rovi è totalmente gratuito e ininfluente allo sviluppo della trama. Tutte cose però che non rovinano uno spettacolo altresì gradevole e davvero ben confezionato, specie per quanto concerne la parte grafica, che nonostante le numerose pecche riesce ad arrivare fino ai titoli di coda con un discreto successo. Non lo boccio infatti perché l'ho visto come un tentativo di andare oltre, anche se non si tratta di un successo assoluto, e la dimenticanza che purtroppo ha avuto nel corse degli anni ne è una prova evidente. Ma forse è vero, certi genitori hanno ragione, i bambini non devono impressionarsi e a loro vanno concesse solo visioni coadiuvate e rassicuranti. Poi ci si chiede come mai le generazioni sono cresciute male...

Consiglio di reperirlo, dato che internet offre questa possibilità, per rinfrescarsi la memoria e riscoprire uno degli animatori più sottovalutati della storia recente.


Voto: 

8 commenti:

  1. Uhm, questo non lo conoscevo! Grazie per il consiglio. Cercherò di recuperarlo al più presto! :)

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  2. JEAN JACQUES MA IO TI AMO!!!
    Cercavo il titolo di questo film da anni e anni.
    Quanto mi piacque da piccino :)
    Il design del gufo mi ricorda tanto quello di "Eddy e la banda del sole luminoso" che è uno dei miei cult dell'infanzia.

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    1. Beh, il regista è proprio quello del gallo canterino :)

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  3. totalmente rimosso, mi è venuta voglia di rivederlo

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    1. Ora sì che so di far bene il mio lavoro :D

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U