domenica 15 giugno 2014

Californication - stagione 4


E chi l'avrebbe mai detto che mi sarei appassionato a una serie simile? Per dire, la commedia non è proprio il genere che preferisco - la cosa la spiega lunga circa il mio terribile umorismo - eppure le disavventure pseudo-erotiche dello scrittore in crisi Hank Moody hanno fatto breccia nel mio cuoricini più piccino picciò di quello del Grinch. Sarà che forse tendo a riconoscermi in lui - almeno per quanto concerne la passione per la scrittura e le battute da stronzo, perché la parola trombo l'ho usata unicamente quando mi dovevo fare le punture dopo che mi ero rotto un piede per evitare una trombosi - o perché le canaglie mi sono sempre state simpatiche. O forse perché, dietro all'irriverenza spesso gratuita e senza un fine preciso, ci ho trovato una certa profondità inaspettata in alcuni passaggi. Profondità che però in altrettanti momenti è decisamente venuta a mancare a favore della battuta più facilona o volgare, smorzando lentamente il mio entusiasmo, che però veniva ripreso da altrettante ascese di qualità. E ascesa dopo ascesa, alla fine sono arrivato addirittura fino alla quarta stagione, divenendo così un moodiano doc. Anche se, per pura coerenza ed onestà intellettuale, mi tocca ammettere che le tette [e in questa serie se ne vedono parecchie] hanno sempre un forte ascendente anche sul critico più serio. E dato che io serio non lo sono per nulla...

Hank stavolta l'ha fatta grossa. Non solo è stato dentro un paio di giorni per la sua scazzottata con l'agente di Mia, ma la notizia della sua passata notte di passioni con la ragazza è stata resa nota, e viene indagato per pedofilia. Senza contare che l'ombra minacciosa di Hollywood incombe ancora su di lui, perché si vuole fare la trasposizione cinematografica di Scopate e cazzotti, e...

Prima di iniziare, lasciatemi dire una cosa: questa è la stagione migliore di tutte. Stop. Non solo recupera tutto il terreno perso raggiungendo la qualità della prima, indimenticabile stagione, ma riesce ad andare anche un ciccinino oltre, confermandosi come il tassello migliore di tutti. E sinceramente, visti quali sono i tristi risultati raggiunti dalle stagioni che sono seguite, credo che questa rimarrà la punta di diamante dell'intera composizione. Che rimane comunque una stagione di Californication in tutto e per tutto, coi suoi pregi e i suoi immancabili difetti. E ribadisco che, per me, sarebbe potuta essere anche una conclusione decisamente memorabile e all'altezza - poi purtroppo si è deciso di andare oltre fino a una settima. Hank stava cominciando ad essere un personaggio forse un po' troppo eccessivo, lo si amava sempre perché era lui, ma alla lunga rischiava di diventare la caricatura di se stesso, senza contare che vedere un ultra-quarantenne che si comportava come un bimbominkia aveva reso alcuni siparietti davvero penosi. Finalmente quindi gli si da pan per focaccia, facendogli capire che effettivamente a ogni cazzata c'è un prezzo preciso da pagare, e qui gli viene reso tutto con gli interessi. La terza stagione infatti aveva fatto da preambolo a quelle che sono le conseguenze delle sue cazzate [in tutti i sensi] e qui deve affrontare un processo mica da ridere. La sua integrità morale, quella che fino a questo momento era intaccata, rischia di essere rovinata per sempre, a tal maniera che neppure la paziente Karen è disposta a sopportare, perché quando di mezzo ci sono le minorenni allora la faccenda è ben diversa. La serie è così divisa un due filoni principali, il primo vede il processo andare avanti, mentre il secondo è ambientato nel dorato mondo di Hollywood. Sono entrambi ben bilanciati e non sopperiscono l'uno sull'altro, trovano ambedue le giuste tempistiche e non si ha l'impressione di un qualcosa di confuso, ma confluiscono sempre nel medesimo tema toccando anche dei momenti vagamente drammatici ma ugualmente efficaci. Nel processo vediamo tutti i fantasmi di Hank, tutte le cazzate fatte che non ci erano state ancora mostrate e l'effetto che il raccontarle ha su di lui e sui suoi conoscenti. Fondamentalmente questa stagione racconta la storia di un uomo che tira le somme del proprio vissuto, che scampa al peggio per un soffio comprendendo che forse è finalmente arrivato il momento di crescere. Perché il momento della crescita arriva per tutti, scrittori o non scrittori, e la consapevolezza di essere in qualche modo geniali non esime da questo compito ingrato. Bisogna smettere di fare i cazzoni, o almeno, esserlo solo nei momenti giusti, perché crescendo si diventa la figura di riferimento per qualcuno, com'è naturale che sia. Ed è quello che toccherà capire a Hank, mediante le cazzate fatte nella propria vita e sempre aiutato in tutto questo dalle persone che ama e che ha amato. Perché alla fine un uomo non è solo ciò che ha fatto, ma anche ciò che ha lasciato negli altri, e se ha saputo infondere anche una sola goccia d'amore, allora forse la sua vita ha avuto senso. Moralismo? Perbenismo? Forse. Anche perché Californication è stata fin da sempre una serie che voleva essere dissacrante finendo però per fare all'ultimo la classica moraletta della domenica mattina, ma questa è una cosa ben diversa. E' una verità. E spesso le verità, nel bene e nel male, si trovano proprio nell'ovvio.

Godetevi questa stagione perché poi inizierà un declino secondo solo a quello di Lost. E non sto scherzando, pur non potendo fare a meno di questa scopereccia creatura di Kapinos.


Voto: ★★★ ½

2 commenti:

  1. bellissimo telefilm, soprattutto l'inizio. Io però l'ho abbandonato a inizio quinta stagione perchè l'ho trovato un po' ripetitivo

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    1. In effetti a lungo andare capisci dove si va a parare, ma quando vuole sa essere davvero bello. Per me questa quarta stagione è la migliore, ti consiglio di riprenderla in mano :) poi stoppa tranquillamente...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U