giovedì 12 giugno 2014

Un giorno come tanti - Labor day


Ed eccoci quindi qui con la nuova opera del mio figlio d'arte preferito. Perché sì, Jason Reitman credo si porterà sempre dietro il 'fardello' di essere figlio del celebre Ivan, regista delle due pellicole dei Ghostbusters e di alcune commediacce con Schwarzy, nonché produttore di uno dei primi film del conterraneo David Cronenberg. Eppure il buon Jason ce l'ha messa davvero tutta per scrollarsi di dosso questa brutta fama, facendo dei film altamente personali e ben riusciti, forti non solo di una componente tecnica davvero eccelsa ma anche da un punto di vista della scrittura e dei contenuti. Questo non è bastato a farlo diventare uno dei miei registi preferiti, ma se non altro lo considero un autore interessante del quale cerco di non perdermi nessun lavoro, perché so che non mi farà rimpiangere se non i soldi del biglietto almeno il tempo speso a guardare i suoi film. Sembrava però che questo film fossi destinato a non vederlo, dato l'imperante ritardo che la distribuzione ci sta mettendo nel farlo uscire nelle sale, e alcuni vociferano che continuerà a rimanere inedito da noi. Nel dubbio io me lo sono sparato in lingua originale, cosa che visti i due attoroni protagonisti è forse la cosa migliore di tutte.

Adele è una madre divorziata in piena crisi depressiva che vive col figlioletto, Henry, il quale un giorno la convince a uscire di casa a fare la spesa per combattere la sua agorafobia imperante. Lì incontrano Frank, un uomo ferito che li costringe a portarlo a casa per poter essere curato. Solo che col tempo...

Mi rendo conto che solo in rari casi mi soffermo a parlare degli attori. Purtroppo quella della recitazione è un'arte che mi interessa solo in minima parte, perché tendo a prestare maggior attenzione ad aspetti tecnici quali la regia o la sceneggiatura (che mi vedono anche maggiormente coinvolto), però lungi da me lo sminuirla. Ho pure io i miei attori di culto e, quando necessario, so riconoscere i valori di una buona performance. E il riconoscere tutto ciò è di fondamentale importanza in un film come questo, che è sorretto quasi interamente da una coppia di attori formidabili, Josh Brolin e Kate Winslet, che si riscattano entrambi per quelle prove non proprio memorabilissime di Oldboy e Divergent - per quanto bravi, devono pagarsi entrambi le bollette. E lo fanno con un film che è decisamente agli antipodi con quelli che sono i canoni di quelle due pellicole. Non ci sono particolari intrecci o budget onerosi. La storia, tratta dal libro di Joyce Maynard e sceneggiata dallo stesso regista, è decisamente molto lineare e realizzata con dei costi molto trattenuti, tanto che le riprese si sono svolte unicamente in un solo mese estivo. Quello che conta, come negli altri film di Reitman, infatti, è più che altro il rapporto venutosi a creare fra i due personaggi protagonisti, ambedue dei reietti della società anche se per motivi diversi. Certo, le storie di quelli che non sanno integrarsi nel mondo civile hanno leggermente scassato la minchia, perché forse al giorno d'oggi siamo così proliferati di etichette e sottocategorie che manco a volerlo una persona non riesce a non andare in confusione ed a trovare un (illusorio) posto in cui essere accettato, ma qui tutto è realizzato con una delicatezza tale da far sembrare un tema particolarmente abusato come questo fresco come un gelato a ferragosto. Tutto è improntato su un'atmosfera decisamente malinconica che è il riflesso non solo della donna semi-protagonista, ma anche dell'incertezza che si propina davanti agli occhi del figlio, un ragazzino degli Eighties che sta attraversando quel duro passaggio per diventare uomo. Ma che uomo può diventare un ragazzo quando dinanzi a lui ci sono solo esempi negativi? Il padre ha lasciato la madre proprio quando questa era nel suo periodo più difficile, creando in parte il perenne senso di abbandono che ella sente, mentre intorno a lui sembra esserci solo un mondo indifferente e qualunquista. Poi all'improvviso viene Frank, questo omone dall'aspetto inquietante ma che però, a conti fatti, si dimostra molto più umano di quelli che lo circondano. Forse le persone non vanno giudicate unicamente per il loro passato, questo sembra dire il film nel mostrare quello che è il vero carattere del fuggiasco, e forse a tutti è concessa una seconda possibilità. Questo Labor Day si crogiola di temi e tematiche, indeciso su quali sviluppare più di altri, e imbastendo delle situazioni davvero toccanti che a lunga andare però creano un senso di tristezza davvero opprimente che non tutti possono sopportare. Resta però un messaggio principale che sembra incollare tutto questo: il dolore fa parte dell'essere umano, e tutti soffrono, anche se non in egual maniera. Forse un po' poco per costruirci un film di quasi due ore, ma non è questo il punto, perché dice esattamente quello che io ho sempre pensato sulle persone. Non conta tanto quello che hanno fatto, quanto il motivo che li ha spinti a compiere certe azioni. A fine film, pure il padre di Henry otterrà una sua dignità e, come nel precedente Young adult, sarà quasi impossibile odiare fino in fondo tutti i personaggi, perché ognuno di loro nasconde una storia che solo fino all'ultimo momento ci sarà rivelata. Purtroppo però non posso dire che questo film eguagli il semi-capolavoro con la Theron, anche se ha comunque i suoi momenti, sorretti da una regia delicata che ha abbandonato i ghirigori iniziali per concentrarsi su un classicismo forse troppo didascalico ma comunque di gran presa. E ci lascia con un finale davvero molto bello che può riscattare qualsiasi mancanza.

Spero che abbiate anche voi modo di vederlo al più presto, perché nonostante non sia il lavoro migliore del regista possiede quella dose di sensibilità che a molti autori più quotati sembra mancare.


Voto: 

5 commenti:

  1. Concordo con te, anche sul voto complessivo. Come ti avevo scritto qualche tempo fa, non è il miglior Reitman, ma lui è bravo sempre, anche con una storia come questa. Semplicissima, ma molto nostalgica. Fantastici entrambi i protagonisti. La Winslet, be', che ne parliamo a fare? Brolin lo conosco poco - e l'ho visto in quell'Old Boy che a me non è dispiaciuto affatto: non ho visto l'originale, ecco svelato l'arcato - e, anche con le sue pochissime espressioni, sa essere un gran comunicatore. Visto che è uscito in italiano, qualche giorno lo rivedo. :)

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    1. Ah, è pure uscito in italiano? Finalmente, son sei mesi che è stato presentato in America!
      Oddio, io l'Oldboy di Spike Lee proprio non sono riuscito a sopportarlo. Ma anche senza compararlo al film coreano è una brutta pellicola...

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  2. Io ho visto il film solo oggi e sono rimasta davvero colpita... a parte la bravura degli attori, ho ammirato la suspance che il regista ha saputo creare e la tristezza non forzata ma anzi accompagnata da una progressiva presa di consapevolezza. Un film che rivedrei altre volte, dalle belle riprese, dalla musica interessante e dalla grande capacità di introspezione!

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    1. Giusto. Jason Reitman, nonostante sia un figlio d'arte, possiede una sensibilità molto particolare. Magari il suo cinema non inventa nulla di nuovo, ma perlomeno fa riflettere e senza forzature, come dici te.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U