lunedì 14 luglio 2014

The house of the Devil


Per quanto una persona sia appassionata, non è mai informata su tutto. Come ben saprete cinema, fumetti e letteratura mi piacciono moltissimo, sono il mio pane quotidiano e uno dei pochi sollievi che mi rimangono in questa vita tutta krapfen alla crema e salatini al tonno. Eppure, nonostante mi interessi a questi ambienti da una quindicina d'anni, ancora non posso dirmi un esperto. Certo, gli esperti non esistono e chi si definisce tale forse non ha capito un cazzo della vita ma, ragionando per semplicismi, pur avendo visto moltissimi film ci sono sempre delle cose che ignoravo o degli autori cult dei quali non ho visionato manco un'opera che sia una. Come questo Ti West, che conoscevo solo per la sua simpatica comparsata in You're next, da anni eletto dalla blogsfera come nuova icona del cinema horror moderno, quindi una visione la meritava. A forza di cose ho deciso di iniziare proprio dal suo folgorante esordio, in modo da avere una visione del suo operato cronologica, pronto a farmi una mia idea ed a tuffarmi in un universo tutto emoglobina e tinture dark. Quindi si chiudano le porte, si spengano le luci e si accendano i proiettori. Lo spettacolo sta iniziando!

La giovane Samantha, stufa della compagna di stanza decisamente libertina, decide di andare a vivere da sola in affitto. Peccato però che sia molto squattrinata, così quando le viene offerto un lavoro da baby-sitter coglie l'occasione al volo. Peccato però che non tutto sembra andare come dovrebbe e infatti...

Può non sembrare, ma a me l'horror piace parecchio. E lo so che nella colonna dei generi qui a sinistra il genere indicato ha la metà dei punteggi dei film drammatici, però le cose stanno così. Non a caso adoro un regista come Cronenberg [anche se lui è così totale che è andato ad estraniarsi da quella categoria e da tutte le altre] e sto per pubblicare un libro horror, senza contare che all'Accademia di Comics di Torino i miei compagni di corso mi avevano soprannominato Master of Horror - poi seguivano degli insulti, non ho mai capito perché. Quindi forse quello dell'orrore non sarà il genere della mia vita, ma se fatto bene può davvero piacermi parecchio. Quindi non era da escludersi il dare una chance a un film come questo e al suo regista, almeno per avere un'idea mia su un oggetto di culto. E che dire... inizia bene, capisco perché a molti sia piaciuto così tanto. A West registi come Carpenter e compagni di merenda vari sono piaciuti molto e ne ha assimilato appieno la lezione, così si mette a ricreare un piccolo ma gigantesco affresco e omaggio a un genere e al periodo, gli Eighties, che gli ha dato il massimo splendore grazie a dei registi capaci, provocatori e creativi che hanno saputo riflettere su celluloide le riflessioni e le angosce di un periodo particolare e pienamente contraddittorio. Ma quale periodo non lo è? Quindi pure le primissime immagini sono un esplicito omaggio all'ottava decade bel nono secolo, rivendicando un'autenticità dei fatti narrati che in realtà non esiste, facendo proseguire il tutto con i classici stilemi ed escamotage della baby-sitter in pericolo, con tanto di setta-movie finale che male non fa. Eppure tutto questo del popò di roba, a mio modesto parere di ragazzo cresciuto negli anni Novanta e quindi con un bagaglio culturale più ristretto di quello di certi critici sicuramente più esperti e affidabili di me, non basta. per me, che quegli anni li ho mancati per un soffio e vissuti solo di riflesso da un reperimento tardivo di certe primizie, questo film è stato bello solo a metà. Perché non posso negare che Ti West abbia occhio per la messa in scena e sappia fare una ricostruzione del periodo che farebbe invidia a molti altri film più autoriali, eppure un bel film come questo risente di tutti gli acciacchi derivanti dal suo essere tale: perché un omaggio deve sforzarsi il doppio per rimanere impresso nella memoria, altrimenti rischia di rimanere solo... un omaggio - vedi alla voce Shadow. La regia è buona, ricalca le tecniche dell'epoca con zoomate e stacchi minimi, quasi il film fosse stato fatto veramente in quel periodo, ma non ha mai il guizzo che tutti forse possono attendere da una vicenda simile, che appare fin troppo statica e lineare e con un'esplosione finale dell'orrore un po' limitata e limitante. La brava Joceline Donahue (credo di essermi innamorato, davvero!) si sposta nel set con naturale credibilità, eppure dopo un'ora passata a creare un'atmosfera di perenne tensione, qualcuno con poca pazienza potrebbe iniziare a domandarsi quand'è che, effettivamente, succede qualcosa. Poi le cose succedono e, sì, violentissime, raccapriccianti, disagevoli e create da quella che deve essere una mente decisamente perversa, ma lasciano ancora un appetito. Come quando finite di fare colazione, avete ancora fame ma scoprite all'improvviso che è finito il latte. Ecco, per me questo The house of the Devil è stato questo: un succulento banchetto che però si è concluso troppo presto, senza lasciarmi la possibilità di fare il bis. E il ricevimento è andato avanti anche per le lunghe...

Ti West ha dimostrato che con la macchina da presa ci sa davvero fare. Ora devo vedere se, col tempo e l'esperienza, ha saputo creare quello che era veramente il capolavoro horror che attendevo.


Voto: 

2 commenti:

  1. Eh, con Ti West c'è da aspettare parecchio, è vero, ma di solito non delude. Questo non l'ho mai visto ma prima o poi lo recupero!

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    1. Non vedo l'ora do vedermi gli altri suoi film :)

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U