venerdì 8 agosto 2014

All cheerleaders die


Mentre sto scrivendo ho da poco finito di lavorare. Lavoro in una libreria ma, a conti fatti, faccio lo scaricatore di libri scolastici, cosa che inaspettatamente sa davvero provare fisicamente. Inoltre ad agosto il caldo estivo ha avuto la buona idea di farsi sentire, cosa che rende la spossatezza di fine giornata ancora più insopportabile. Si finisce la settimana quindi abbastanza stanchini e con poca voglia di guardare film impegnati. Sono quelle giornate in cui ci vogliono cose come 300, cazzate da vedere a cervello spento, anche se ho ripetuto più volte come il guardare le cose a cervello spento' sia il male assoluto, ma una volta ogni tanto ce vò. Purtroppo però un blockbusteroneoneone come Transformers 4 mi ha recentemente sfinito i neuroni, quindi era meglio optare per un qualcosa che fosse decisamente meno al cardiopalma. La scelta è andata su questo film, del quale la collega Babolla era molto entusiasta, e dato che di solito lei consiglia bene mi sono fiondato sulle avventure di queste atipiche ragazzotte americane. Se non altro, almeno casomai il film non mi fosse piaciuto, le tette erano assicurate.

L'outsider Maddy, dopo la morte dell'amica d'infanzia Alexis, cerca di entrare nel suo gruppo di cheerleader per effettuare una sorta di 'studio interno'. Ma le cose degenereranno, fino a che non ci si metterà di mezzo la sua ex Leena, strega dai poteri paranormali, che dopo un imprevisto svolgersi degli eventi darà il via a delle atipiche resurrezioni dalle conseguenze disastrose...

Che nelle scuole americane ci sia molta suddivisione fra i giovani è vero. A diciannove anni ho avuto modo di passare due settimane a San Francisco e la prima cosa che mi ha colpito della mensa scolastica è stato il vedere, proprio come succedeva nei film, tutti i gruppi che si creavano. C'erano davvero i giocatori di football in un angolo, i nerd da una parte, quelli di teatro dall'altra e così via. Questo mi sembra sia un qualcosa di insito nella società stellestrisce, dove tutto deve essere ridotto per essere meglio compreso, ed è normale che si rispecchi in molti dei prodotti che fanno. E' un po' quello che vorrebbe fare questo film, remake dell'omonima pellicola del 2001 firmata proprio dai due stessi registi subito dopo che avevano finito la scuola di cinema. Ne esce quindi una pellicola sempre a basso budget ma comunque giovata da un'innegabile maggiore esperienza e dispendio di mezzi, che cerca di mischiare l'horror, la commedia e il teen-drama in qualche maniera. Va detto però che a me Lucky McKee non è mai piaciuto molto come regista, l'ho sempre trovato uno che ha delle belle idee ma che però non sa bene come sfruttarle, sia a livello narrativo che visivo. Il film qui recensito conferma questo mio parere perché, pur essendo originale e geniale da una parte, è estremamente fiacco e demotivante da un'altra, facendo arrivare comunque alla sufficienza un lavoro che però si sarebbe potuto guadagnare come minimo mezza stelletta in più di default. Perché il soggetto è buono, parte da una base assurda quanto basta e la evolve in maniera tale che tutti i personaggi possano avere la loro evoluzione, beneficiando maggiormente (com'è ovvio che sia) la protagonista assoluta ma lasciando lo spazio necessario anche alle altre, creando un'evoluzione caratteriale complessiva che sa come sfruttare bene gli stereotipi, facendoti dimenticare che lo siano. Così tutti avranno la loro parte, tutti potranno vedere il lato oscuro del proprio carattere e ogni frase non è detta a caso ma, come solo la buona sceneggiatura richiede, ci sarà una circolarità nelle situazioni in grado di non far cadere a vuoto nessun momento. Da quel punto di vista quindi si ha un'ottima capacità di scrittura, ma ciò che lo infiacchisce di tanto è proprio la regia. Perché se lo script è buono e diverte, non c'è un tono che mi è sembrato giusto nel raccontare il tutto. Non si sa mai se si sta vedendo un horror o una commedia, perché nessuno dei due tratti è mai predominante e nessuno fa una vera e propria incursione. Guardiamo un film come Shawn of the dead, ad esempio. Ci sono gli zombi con tanti di sangue e frattaglie, ma rimane dall'inizio alla fine una commedia. L'horror è solo una contaminazione e, per quanto sia ottimamente gestito (meglio dei veri horror), è un genere secondario. Qui invece non c'è mai nessuna cosa certa, le gag sembrano inserite un po' a forza e quando si punta sulla comedy tutto risulta abbastanza artefatto - che poi magari per alcuni sarà il suo punto di forza e tutto questo semi-astio è derivativo da un mio limite, ma è un particolare sul quale non riesco a chiudere manco mezza palpebra. Nulla che faccia tracollare la pellicola, ovviamente, però è un particolare che mi ha leggermente infastidito e spinto a pensare a qualcos'altro in uno paio di momenti. Tutto il resto del minutaggio invece rimane gradevole e fa restare attaccati allo schermo, cosa abbastanza rara con molti degli horror - o presunti tali - degli ultimi anni. E posso dire che attendo con tiepida trepidazione la seconda parte [prima dei titoli di coda infatti si può notare che questa è una part one] sperando che questa saga sappia avere un crescendo col suo proseguire.

Ah, alla fine pure poche tette, cosa che dovrebbe far calare il voto di almeno un'altra stella. Però rimane ugualmente un film piacevole e meno stupido di quello che potrebbe sembrare a prima vista.


Voto: ★ ½

2 commenti:

  1. Non ne sto leggendo bene, ma essendoci McKee di mezzo non ci rinuncerò.

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    1. Io invece dovrò vedermi "The woman", magari è la volta che cambio idea su di lui.

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U