domenica 31 agosto 2014

Vikings - stagione 2


Parrebbe che alla fine la prima stagione mi abbia preso abbastanza, cosa non scontata in prodotti di questo tipo. Va detto infatti che le serie-tv sono un format nel quale mi sono addentrato relativamente da poco e, essendo quella della mitologia norrena una passione che mi ha accompagnato per gran parte dell'adolescenza, potevo essere particolarmente snob nei confronti di questa creatura di Michael Hirst. Invece ha passato tutti i posti di blocco e, nonostante le sue immancabili pecche, è riuscita a fare breccia nel mio cuore. Non la mia serie preferita, ma comunque un qualcosa di estremamente valido che mi ha convinto nel proseguire la visione delle avventure del temerario Ragnar 'Brache Virili', personaggio (si pensa) realmente esistito. E si prosegue sempre con il terribile dubbio circa qualcosa che ti ha saputo impressionare così tanto a una prima occhiata: saprà mantenere le aspettative oppure declinerà in maniera irreparabile verso un baratro di nonsense assoluto? Come cantava Battisti, lo scopriremo vivendo. O guardando, per stare in tema.

Ragnar sta raccogliendo i frutti delle sue ultime trovate. Suo fratello Rollo si è alleato col barone che ha escluso dal precedente grande saccheggio, e le sue imprese sono di fronte a un bivio. Ce la farà a mantenere il proprio controllo sul clan ed a realizzare le proprie ambizioni?

Quando inizio a seguire qualcosa diviso in più punti, devo sempre far passare un po' di tempo fra uno step e l'altro. Mi succedeva, ad esempio, quando leggevo saghe fantasy, perché fra un capitolo e l'altro dovevo far passare almeno tre mesi dal tomo precedente, poiché il seguire una cosa in maniera così consecutiva mi dava una sensazione di troppo nella testa che riusciva, per davvero, a farmi star male. Con le serie-tv faccio lo stesso, faccio passare un po' di tempo fra una stagione e l'altra, magari seguendo qualcosa di genere totalmente opposto, perché proprio come cosa mi da davvero fastidio. Qui però è successo in maniera lievemente attutita, perché la pausa dalla fine della prima stagione c'è ben stata, però è durata solo poche settimane. Il tempo che gli episodi di questa seconda fossero tutti disponibili e di spararmi in un'unica tirata le avventure di questi vichinghi barbuti e nerboruti. Perché questa ambientazione ha un suo fascino del tutto particolare, mi porta alla memoria un infantile entusiasmo che mi animava quando iniziavo a informarmi sulle leggende di Odino e del suo regno asgardiano, quindi c'è un fattore nostalgico che da una parte gioca a favore e dall'altra offusca la vista, facendomi togliere per principio qualche punto dalla valutazione finale. Non offusca però la vista circa quella che è la bellissima fotografia, le accurate ricostruzioni degli esterni e i costumi di ottima fattura, perché tecnicamente questa produzione di History Channel [non so voi, ma io non riesco ancora a credere che un canale simile si sia aperto alla produzione di serie televisive raggiungendo un così elevato livello] è un qualcosa di davvero superlativo. Ma alla fine, senza girarci troppo intorno, come prosegue questa storia? Bene. Però, purtroppo, solo bene. Il che non è un male, ma fa mancare uno dei meccanismi principali della narrazione: ovvero il crescere. Perché le situazioni mettono sempre in difficoltà i protagonisti ma, vuoi per il grado di difficoltà o per come gli eventi sono narrati, non sembrano mai superiori a quanto hanno già affrontato. E' una sensazione che ho avuto mano a mano che proseguivo nella visione, mi veniva da comparare tutto con quanto già visto nella season one e di fare il dovuto confronto. Alla fine erano ambedue sui medesimi livelli, come un qualcosa che mantiene sempre lo stesso ritmo. Certo, si tratta di un ritmo ben calibrato, ballabile e che non stufa immediatamente, ma lascia sempre un senso di continuità che a un certo punto diventa dannoso. Resta ai personaggi compensare tutto, dato che le situazioni non si spingono mai oltre un certo limite, e devo dire che la loro evoluzione psicologica avviene con una certa logica e sensatezza. Mi ha fatto storcere un po' il naso il comportamento di Rollo già nel primissimo episodio - e già qui non si parte benino, eh - ma durante la serie dimostra di essere il personaggio più interessante e variabile di tutti, in grado di mettersi in discussione più di una volta e rubando la scena al fratello Ragnar, che dovrebbe essere il vero protagonista assoluto. Dà buona priva di se anche la ex moglie di Ragnar, interpretata da un'attrice sempre più bella, mai troppo esplicita ma neanche troppo refrattaria in quella che è una crescita interiore posata e al contempo esplosiva. L'unico anello debole quindi sembra proprio essere Lothbrok stesso, dotato di un certo carisma ma anche fin troppo immutabile in quelli che sono i suoi intenti principali, dato che si gioca fin troppo poco sul suo lato più cinico. Mi hanno lasciato un po' perplesso le visioni del Prete, i cui dubbi sembrano messi un po' alla cazzo e in maniera fon troppo esagerata in alcuni punti, insieme ad altre trovate 'mistiche' che non sanno colpire come dovrebbero. Per il retso, comunque, spacca!

Visione che nonostante tutto procede in maniera coerente e accattivante, facendo rimanere incollati allo schermo i fan di vecchia data - termine un po' esagerato, forse. Sicuramente da vedere.


Voto: ★ ½

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