lunedì 22 settembre 2014

30 giorni di buio


Per quanto se ne dica, la stazionarietà, il non mutare delle cose, fino a un certo punto è rassicurante. Sai benissimo che su Retequattro faranno sempre i film di Steven Seagal, e la cosa in qualche modo ti da conforto. Il sapere che la band che tanto adori ha fatto un cd uguale al precedente ti da la sicurezza di ritrovare le vecchie sonorità - altrimenti ditemi come fanno gli ACDC ad avere così successo. Insomma, si spinge sempre verso il nuovo, ma il nuovo, in qualche maniera, fa correre una sorta di rischio non indifferente. Abbiamo voluto intraprendere qualcosa di nuovo i e quelli della compagnia del film trash della domenica, che ci siamo sforzati di voler vedere un film horror serio. Io volevo proporre qualcosa del Cronenberg internazionale, ma avevo lasciato dvd a casa, quindi ci siamo accontentati di quello che passava la provincia. E pastrugna e pastrugna il calderone, sul fondo abbiamo trovato questo 30 days of night, che sembrava tosto abbastanza, su internet era quotato abbastanza bene e sulla copertina portava la beneamata presenza di Sam Raimi. Quindi vai così, verso il nuovo, verso qualcosa che prima non avevamo mai fatto e quindi verso il rischio. Bravi, cretini...

In Alaska, nella roccaforte americana più a nord, sta cominciando il mensile periodo di buio -  da qui il titolo. Così dei vampiri, portati per nave da un misterioso e grottesco individuo, ne approfittano per far man bassa di carne umana...

David Slade è un regista dalla carriera piuttosto anomala. Ha iniziato con quel gioiellino assoluto che è stato Hard candy, semi.capolavoro di cattiveria e perfidia che a chiunque altro, data la sua estremità e particolarità, avrebbe aperto le porte per una carriera personale di tutto rispetto. Non si sa come però il nostro ha dirottato i propri intenti verso lidi molto più soft, firmando la trasposizione di Eclipse, terzo capitolo della saga vampiresca nata dalla penna di Stephanie Meyer. Che fra l'altro era pure il capitolo peggiore della saga [oddio, se la batteva bene con Breaking dawn parte 1], poi però ha firmato quello spettacolo mirabolante che è stata la serie Hannibal e quindi in qualche modo ce lo siamo recuperato. Nel mezzo - o almeno, come secondo lavoro - c'è stato questo film, che sembrava l'apripista verso la totale deriva vampiresca. Qui almeno si tratta di un vampirismo un po' più sano, i vampiri sono i cattivi, bruciano alla luce del sole e, soprattutto, ammazzano la gente. E ne ammazzano tante, soprattutto. Ci si stanzia su un classicismo evergreen, o everred, visto che di sangue ne scorre abbastanza, mantenendosi su una base sicura e quindi semi-immune da rischi. Ma basta questo per far funzionare un film? Non solo, purtroppo. Io non ho letto il fumetto da cui è tratto, anzi, manco sapevo che esistesse, ma sinceramente non me ne importa molto. Anzi, è molto più utile per riuscire a valutare un film nella sua integrità, senza fare inutili paragoni che sarebbero solo dannosi. E il film qui presente, beh, funziona e non funziona. Ha delle cose molto belle ma un ammontare di cacchiate abbastanza paritario, che lo lascia in una situazione di stallo che mette in difficoltà in primis lo spettatore, che non sa se si sta divertendo o meno, e poi il recensore, che rimane abbastanza combattuto nel giudizio di quelle maledette stellette - e il mio rapporto di amore/odio con le stellette rimane comunque una storia d'amore migliore di Twilight. Qui l'idea dei giorni di buio usati dai vampiri è davvero figa, originale e invoglia alla visione. Peccato però che tutto il resto, la cornice, faccia abbastanza schifo. E se non hai una buona cornice, la tela puoi solo appoggiarla da un angolo, nella speranza che qualcuno la veda, senza appenderla al muro. I particolari servono, sono quelli che fregano gli autori e che danno vero valore all'opera. Qui i particolari consistono nel protagonista e dei comprimari. Ci è permesso di sapere molto poco di loro, non ci si può affezionare a nessuno perché nessuno ha una personalità particolarmente rilevante che te lo faccia percepire come individuo e non come pedina. Semplicemente sono tizi con problemi vari, ma approfonditi e mai quindi veramente sentiti, che scappano da dei vampiri. Vampiri che non si capisce perché indossino un vestito gessato [anche se come look è molto figo] e riempiti di particolari [la ripresa in dettaglio sulla mano del leader, che fa vedere come indossi un particolare anello, o il tatuaggio sulla testa di uno] che non danno né tolgono nulla. Se ne stanno lì, immobili, belli e stilosi, ma perfettamente inutili. Un po' come i personaggi, alla fine. E non migliora il tutto la regia di Slade, che riconferma il suo talento visivo con delle immagini dalla composizione magnifica, ma che mancano della vera essenza del cinema: il tempo. Perché la settima arte non vive solo di belle immagini, queste devono essere integrate in giuste tempistiche, insieme alle musiche e al sonoro. Qui invece nulla. Come tutto il resto, un bel particolare che però non riesce ad alzare l'interesse verso una storia originale ma che, da sola, non sa tenersi in piedi. E poi, sempre a proposito di tempo... ma chi ha capito che in tutto quel tempo sono passati trenta giorni?!

Alla fine un filmetto senza infamia né lode. E come succede spesso, è proprio questo il guaio maggiore. Resterà solo da aspettare l'alba e vedere cos'altro combinerà il buon Slade.


Voto: 

12 commenti:

  1. Ricordo che mi ero tremendamente annoiata e che ero riuscita a malapena a finirlo. Peccato perché un paio di buone idee c'erano, a dispetto di 'sti vampiri talmente brutti da rasentare l'inguardabile!!

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    1. Per me i vampiri invece avevano stile :-P a parte quelle sparangole di nasi

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    1. Ma mica è brutto. Solo che sembra non sappia da che parte andare.

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  3. Visto tempo fa e non posso che concordare con quanto hai scritto. Un filmetto guardabile.

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    1. Peccato, Slade è un regista con delle potenzialità, ma non vene mai sfruttato a dovere

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  4. Io lo vidi al cinema e mi piacque subito. Sulla scia di Twilight (libri), un film che ridava ai Vampiri una qualche dignità (seppur sempre da vedere). In ogni caso fui colpita dall'atmosfera, da questo bianco e nero perenne, seppur il film sia a colori ma di colori ce ne sono pochi. Il rosso del sangue incastrato a questi denti (vampireschi) terribili e al suono di quelle unghie assassine. Tutto sommato, sì, mi piaceva e mi piace anche ora. Concordo sull'inesistenza della caratterizzazione e su certi elementi inutili, ma alla fine resta un film, che almeno a me, ha lasciato qualcosa.

    Ottima recensione! ^^

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    1. Alla fine si lascia guardare, però... boh. E' come una bistecca senza condimento. Poi può pure piacere, non è nulla di vergognoso - e lo dice uno che si diverte con "Sucker Punch".

      Grazie <3

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  5. a me non era dispiaciuto, certo poco di nuovo ma assolutamente coerente e dignitoso...

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    1. A suo modo, forse, ma l'amaro in bocca resta lo stesso

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  6. Pienamente d'accordo: non è brutto, anzi, ci sono un paio di idee niente male, eppure non è bello, anzi, ha dei momenti di noia che lasciano il segno. Effettivamente il guaio maggiore.

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    1. Più che altro è una lentezza fuori luogo e che non aggiunge nulla alla narrazione...

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Ragazzi, mi raccomando, ricordiamoci le buone maniere. E se offendete, fatelo con educazione U.U