domenica 7 settembre 2014

La samaritana


Uno dei miei personali motti è: giudicare è come galleggiare, cioè tipico degli stronzi. E lo so che la cacca non galleggia, in realtà, però lasciatemi questa libertà poetica per me molto significativa. E' anche un motto che tiro sempre fuori quando si inizia a parlare di prostituzione perché, a differenza di molti miei coetanei che denigrano una persona, sia essa uomo o donna, chiaramente, che [permettetemi la 'gergata'] va a mignotte, io non riesco a trovarci nulla di così vergognoso. Certo, non è che incito tutti ad andare con le prostitute o che erigerei un monumento a chi sceglie questa via, però non me la sento di dire che un individuo che opta per questa opzione sia una brutta persona a prescindere. Questo per il fatto che non si può sapere cosa sta dietro questa sua scelta. Magari è un morto di figa qualsiasi, o magari è una persona con dei gravi problemi di solitudine o di socializzazione che non può accedere al più primordiale dei bisogni. Ci sono tanti risvolti dietro una facciata e giudicare quello più superficiale mi sembra unicamente la via più facile, ipocrita e borghese. Discorso diverso invece per quanto riguarda la prostituzione minorile, quella ingiustificabile sotto tutte le sue forme. Non auguro a chi si avvale di questi servigi la morte, perché sono contrario alla pena capitale in tutte le sue forme, ma come minimo un cagotto imperituro da qui all'eternità.

Jae-young e Yeo-jin sono due amiche per la pelle col sogno di fare un viaggio in Europa, per il quale però mancano i soldi. Jae allora lavora come prostituta, mentre Yeo tiene i contatti coi vari clienti, facendo da palo durante l'esercizio dell'amica. Quando però Jae, per sfuggire al blitz della polizia, si butta da una finestra, Yeo deciderà di ridare i soldi ai clienti passati. Peccato che suo padre, poliziotto, scopre la cosa, e...

Kim Ki-duk non è mai stato il mio regista preferito, né credo lo sarà mai. Rimane comunque un cineasta che ci ha donato almeno due capolavori - Primavera, estate, autunno, inverno... e ancora primavera e Ferro 3 - o quelli che per me sono da reputare tali, per iniziare poi una lenta discesa che mio ha lasciato perplesso tutte le volte che ho visto i suoi lavori successivi. E la discesa per me è iniziata proprio da questo film, artisticamente precedente alle avventure del solitario Taek-su ma fatto arrivare da noi dopo, quindi mi permetto di dire che è iniziata da questo punto. E non è un film brutto, sia chiaro, anche se la prima volta che lo vidi mi lasciò abbastanza neutro, ma crescendo e rivedendolo un'ennesima volta ho avuto modo di cogliere degli aspetti molto particolari che, pur non mettendolo ai livelli di eccellenza degli altri due titoli [ma lì si va a parlare di quelli che molto probabilmente sono la punta di diamante della sua carriera, ed è una cosa che hanno detto persone molto più competenti di me sull'argomento] hanno comunque dato dignità ai miei occhi ignoranti a una pellicola comunque valida e competente. Dire poi che questo è un film che parla della prostituzione minorile poi non è propriamente esatto, perché questo è solo il suo aspetto più superficiale, quello che viene messo lì come tramite per raccontare qualcosa di più ampio e complesso. Se lo si guarda con quell'ottica, quindi, il film apparirà brutto, senza senso e totalmente ingiustificato in alcune parti. Molto semplicemente, questo è un film che vuole ribadire un concetto ormai conosciuto e assodato. Noi umani, nonostante il nome e la distinzione che questi ci da dalle bestie, siamo animali, e come gli animali rispondiamo solo a due cose: il sesso e la violenza. Ma quello praticato da Jae-young è un sesso astratto, fatto per meri motivi economici e senza una regolare passione. Siamo in una Seul occidentalizzata come non mai, dove le persone sembrano aver perso la tangente non facendo cose grandi e quindi riprovevoli, ma nelle piccole azioni quotidiane. Non c'è rabbia nei loro cuori, né frustrazione, solo un lento lasciarsi andare avanti nella vita. Su questa superficie quindi si muovono due figure giovani, ingenue ma che stanno scoprendo lo sporco del mondo, un mondo in cui si immettono volontariamente fino a rimanerne macchiate in maniera indelebile. Segue poi la reazione del padre di Yao, una rabbia che seguirà una reazione più meditativa e filosofica di quella della figlia, lasciandosi andare ai livelli di violenza estrema tipici di un certo film di Kim Ki-duk. Ma sono comunque ambedue due estremità opposte, due reazioni sbagliate e alienanti che non fanno che aprire una ferita già sanguinante, allontanando gli effettuanti sempre più. Perché sesso e violenza sono i nostri istinti primari, questo è vero, e noi, per quanto ci sforziamo di ribadire il contrario, siamo solo degli animali evoluti. Forse meno evoluti di quanto pensiamo, ecco perché ricadiamo in questa trappola della natura, bloccandoci però dove serve. l'amore. E non si parla solo dell'amore fra un uomo e la donna, ma di quello che può esserci anche fra un padre e la figlia, rapporti spesso dimenticati e che mancano di comunicazione, la vera cosa che ci differenzia dalle bestie. Ma alle volte, ringhiare è più facile di abbaiare.

Per me una ciambella riuscita solo con mezzo buco, anche se, come al solito, da il via a un numero non indifferente di riflessioni. E anche il pensare è una cosa che ci differenzia dagli animali, va detto.


Voto: 

4 commenti:

  1. Per me, invece, uno dei migliori film di Kim Ki-Duk.
    Dovresti recuperare i suoi primi lavori, se non li hai già visti.

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    1. praticamente Ford mi ha rubato il commento...

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    2. ah, comunque Ferro 3 è anche uno dei miei preferiti...

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    3. @Ford: i primi lavori mi mancano, ma dopo questa retrospettiva di quelli che ho già visto dovrò prendere in considerazione pure quelli, insieme all'ultimo.

      @Dantes: ah beh, ci mancherebbe altro!

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